L'arabeggiante casina di caccia è sottoposta a un delicato restauro degli spazi interni Chi a Palermo non si è mai fermato incuriosito di fronte a quella bizarra costruzione dalle forme orientali sulla strada per Pallavicino? Stiamo parlando evidentemente della «Palazzina cinese», così battezzata per via della fusione di note neoclassiche con richiami del Sol Levante. Se l'esterno attrae il visitatore quanto il cittadino palermitano, l'interno è un vero scrigno di preziose decorazioni che nella prossima primavera dovrebbero tornare a risplendere. Dopo diversi lotti di restauro (testimoni i ponteggi a prospetto), da marzo 2005 sono iniziati i lavori definitivi di ritocco ad opera della Sead di Roma, finanziati con i fondi di Agenda 2000. «È un intervento con cui si porta complessivamente a restauro tutto l'apparato decorativo interno», fa sapere Lina Bellanca, della Soprintendenza ai beni culturali, «anche se prosegue si è lavorato al completamento della ristrutturazione di alcune parti del prospetto». Se dunque guardando dall'esterno in certi momenti potrebbe sembrare tutto fermo, in realtà all'interno il cantiere è al lavoro ed «è già in fase avanzata. L'opera verrà riconsegnata entro i termini previsti», aggiunge Bellanca, annunciando quella che «sarà una vera sorpresa: la straordinaria bellezza del pavimento della sala da pranzo, da cui sta emergendo tutto il decoro originale». Tutto procede, quindi, secondo i ritmi, e finalmente anche questo piccolo gioiello tornerà a risplendere su Palermo dopo oltre vent'anni di chiusura, esclusa l'apertura nel 1999 per la giornata del Fai. Dopo l'ultimazione dei lavori, prevista per il 20 marzo 2007, la Palazzina sarà visitabile al pubblico come museo di se stesso, con i mobili, già restaurati da precedenti interventi, al loro posto originale. I lavori sono in mano a squadre di restauratori specializzati nelle varie tecniche, dato che non sono soltanto gli arredi e i tessuti da rimettere a posto, ma anche pitture, lampadari, metalli e altri materiali. Per i più giovani, che non hanno avuto modo di visitare l'interno dell'edificio, sarà una vera attrazione il caratteristico «tavolo matematico», già restaurato qualche anno fa, che consentiva con un macchinoso congegno il trasferimento delle vivande direttamente dalla cucina, rispettando così la privacy dei commensali. Ma il visitatore rimarrà affascinato anche dalla grande vasca ovale del re incassata nel pavimento o dal salotto alla turca della regina, decorato con elementi arabeggianti o, ancora, dalla «Stanza dei venti», costruzione ottagonale coperta a pagoda che sovrasta tutta la struttura. L'edificio fu progettato dall'architetto Venanzio Marvuglia su richiesta di Ferdinando III di Borbone. Il re, in fuga da Napoli nel 1798 con la moglie Maria Carolina d'Austria a seguito dei moti rivoluzionari, si era rifugiato a Palermo e aveva acquistato dai nobili locali, per non rinunciare all'hobby della caccia, una tenuta di 400 ettari alle falde di Monte Pellegrino, la sua «Favorita». Al suo interno venne attratto da una casina in legno in stile cinese e chiese così all'architetto palermitano di trasformarla in un'ampia reggia rispettandone però lo stile. Così fece Marvuglia, senza celare, però, la sua formazione neoclassica. All'interno si ha, infatti, una commistione di stile pompeiano e cinese, opera di artisti come Velasco, Silvestri, Cotardi e Riolo. All'esterno colpiscono i piccoli campanelli sopra le cancellate in ferro, che il vento fa oscillare e quindi suonare. Il giardino antistante è, invece, una sorta di labirinto di basse siepi, tagliate da un grande viale d'accesso, il tutto secondo il gusto del tempo. L'edificio mostra una forte tensione verso l'alto, innalzandosi su tre piani a cui si aggiunge un vano seminterrato, adibito a sala da ballo, che si apre con un loggiato di archi di richiamo gotico. Le due parti ai lati sono più basse. Oltre, si stagliano simmetriche, due scale a chiocciola collocate in due torri sporgenti dall'edificio che conducono al balcone del primo piano. Il prospetto frontale è costituito, invece, da una doppia scalinata che porta al portico centrale, caratterizzato da sei colonne disposte a semicerchio e che reggono una terrazza. Bizzarro è anche l'accostamento dei colori: dall'ocra al verde fino al rosso. Sarà emozionante per la città intera riscoprire ben presto questo affascinante intreccio di stili diversi che ne fanno, però, un monumento unico al mondo.
PALERMO: Palazzina cinese, scrigno di tesori
La Palazzina cinese, un edificio unico al mondo, sta subendo un delicato restauro degli spazi interni. Il progetto, finanziato con i fondi di Agenda 2000, mira a restaurare l'apparato decorativo interno, compresi pitture, lampadari, metalli e altri materiali. I lavori, iniziati nel 2005, dovrebbero essere completati entro il 20 marzo 2007. L'edificio, progettato dall'architetto Venanzio Marvuglia per Ferdinando III di Borbone, combina stili neoclassici e cinesi. La Palazzina sarà visitabile al pubblico come museo di se stesso, con i mobili e gli arredi originali.
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