La Tomba della Medusa rimane il simbolo delle occasioni perdute. Il «Cappellone» è stato inserito nel contratto di quartiere, ma per il restauro ci sono già 300 mila euro della Fondazione Bmf Dalla Chiesa delle Croci all'Epitaffio, l'elenco delle emergenze Con la ripresa dell'attività politico amministrativa a settembre si spera che possa cambiare anche il destino di alcune delle «pedine» fondamentali dei beni culturali del capoluogo dauno. Su tutti la «tomba della Medusa», una delle emergenze più significative dell'antica Arpi, che per un lungo contenzioso tra amministrazione comunale e impresa incaricata di effettuare i lavori, è rimasta praticamente abbandonata per anni con gravissimo pregiudizio per lo stato di uno dei più importanti monumenti archeologici di Foggia. La «tomba della Medusa», scoperta dall'archeologa Marina Mazzei, rappresenta l'incipit delle occasioni perdute da questa città e da questa provincia che, nei beni culturali in generale e nell'archeologia in particolare, potevano e non poco sperare in significative ricadute turistico economiche. Non solo. La tutela e la conservazione di questi beni è uno dei segnali che fanno di una città una comunità civile, che non distrugge il proprio passato, la memoria e la storia. Purtroppo questo non accade a Foggia, anche se c'è qualche segnale incoraggiante ed in tal senso la ripresa autunnale fa ben sperare. Da quel che si è capito, anche sulla spinta di una opinione pubblica più illuminata (ovviamente una minoranza) e di una serie di convegni, il Comune potrebbe quanto prima aprire una pagina nuova per il recupero ed il restauro della «tomba della Medusa» nella zona di Arpi, l'area archeologica più saccheggiata d'Europa. Ci sono infatti concrete possibilità di riaffidare i lavori di restauro e di ottenere altri finanziamenti per quel «sito». Non è tutto, però. Si attendono buone novità anche per il restauro della Chiesa di Monte Calvario o delle Croci, più conosciuto come «Cappellone», uno dei due monumenti «nazionali» di Foggia (l'altro è Palazzo Dogana). Da anni le «cappelle» che precedono la chiesa e che danno vita a quell'effetto «fuga» pubblicizzato anche da uno storico dell'arte come Vittorio Sgarbi (sua una visita al Cappellone qualche anno fa), sono «imbrigliate» per motivi di sicurezza. Tutta l'area del tempio, che ospita anche una suggestiva cripta ed il museo della Religiosità popolare di Foggia, avrebbe comunque bisogno di un robusto restauro. La Chiesa delle Croci, qualche mese fa, è stata inserita nel contratto di quartiere presentato dal Comune di Foggia al ministero delle Infrastrutture. Il progetto, oltre al restauro, prevede l'abbattimento di tutte le case ad un piano che sono intorno, anche per realizzare un parco. Il problema, però, non è il contratto d'area che potrebbe anche non essere finanziato. Per la Chiesa delle Croci infatti c'è la disponibilità della Fondazione Banca del Monte di Foggia che, per il restauro del «cappellone», ha stanziato 300 mila euro. Ora, quei finanziamenti potrebbero essere comunque utilizzati, indipendentemente dall'approvazione o meno del «contratto d'area». Si tratta di cominciare i lavori o se non altro di avere una base economica per avviare il restauro. E con la Chiesa delle Croci, meriterebbero un significativo intervento di restauro sia l'Epitaffio, altro «simbolo» dimenticato della città ( e che sarebbe a forte rischio) sia «porta grande», l'ingresso di Foggia sua via Arpi, davvero malridotto alla pari delle lapidi interne che sono ormai illeggibili, per non parlare della «Croce» del Piano delle Fosse, di fronte alla Basilica di San Giovanni Battista, che andrebbe meglio protetta e ovviamente valorizzata.