Com'è la situazione dei depositi di beni artistici e librari a Firenze, 40 anni dopo l'alluvione? C'è ancora tanto da fare. Tra l'altro, facendo il paragone con i dati emersi da un'inchiesta che il Giornale della Toscana svolse tre anni fa, si comprende quali sono gli enti che hanno visto assottigliarsi il patrimonio alluvionato, mentre altri hanno ancora magazzini e depositi. Le soprintendenze fiorentine - polo museale e beni artistici, che però nel 1966 erano unite - custodiscono opere da restaurare in vari depositi. Senza contare le tonnellate di arredi sacri alluvionati provenienti dalle chiese fiorentine e da decenni ammucchiate nel cucinone della Villa di Poggio a Caiano, tre anni fa erano 415 le opere d'arte da restaurare. Anche se i dati certi saranno resi noti solo all'inizio di settembre, oggi la situazione è leggermente migliorata e il numero dei beni artistici in attesa di un intervento oscilla tra i 350 e i 400. Evidentemente tra questi non ci sono opere di Michelangelo né di Botticelli, ma è comunque una fetta consistente del patrimonio fiorentino, invisibile da 40 anni e comprendente, tanto per citare l'opera-simbolo, anche l'Ultima cena del Vasari. Alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze rimangono da restaurare 33700 volumi, di cui 18700 interamente da lavorare (compresi i 13mila pezzi rarissimi della miscellanea magliabechiana) e 15mila a metà trattamento (cioè lavati e controllati); da segnalare che negli ultimi 3 anni sono stati restaurati circa 5mila volumi. Anche l'Archivio di Stato di Firenze ha visto diminuire in maniera consistente i chilometri di scaffali con documenti da restaurare. Nel novembre del 2003 erano più di 5, oggi si sono ridotti della metà. Il problema è che i flussi di risorse da destinare al restauro non sono regolari (per il 2006 non è previsto neanche un euro!) e così continuano a rimanere non consultabili fondi importanti (tra cui quelli degli Ordini religiosi soppressi del XVIII e XIX, dell'Auditore fiscale del XV e XVI secolo e perfino quello dei Capitani del popolo di epoca medievale). Non ha fatto passi avanti il Gabinetto Vieusseux i cui responsabili hanno spostato ben 130mila volumi nei locali del mercato ortofrutticolo di Novoli. Tra questi ce ne sono 90mila ancora da restaurare ma solo poche decine di migliaia effettivamente non consultabili perché ormai...trasformati in mattoni. Situazione ancor più «ingessata» al Museo Ebraico: la speranza di recuperare il centinaio di rotoli settecenteschi del Penteteuco sono ormai ridotte al minimo così come i 15mila volumi danneggiati (tra cui manoscritti, cinquecentine e e libri decorati) si trovano ancora imballati a Roma dove furono spediti circa 20 anni fa per essere restaurati. Purtroppo il loro recupero non è mai avvenuto. L'unico ente che può affermare di aver completato il recupero dei pezzi alluvionati è l'Opera di Santa Maria del Fiore. Tre anni fa i pezzi da restaurare erano ancora 300, mentre oggi non se ne contano più. Il restauro dell'ultima formella della Porta del Paradiso del Battistero sarà l'attrazione principale di una mostra che sarà organizzata per l'occasione, mentre per la cornice della porta occorrerà attendere il 2007. Infine i musei comunali: ufficialmente non esiste materiale alluvionato da restaurare, ma effettivamente il deposito delle Oblate (via Sant'Egidio) conserva materiale del vecchio Museo del Risorgimento, chiuso nel 1938, tra cui alcune uniformi piemontesi con ancora il fango dell'Arno.
400 beni in attesa di rinascere. Delicata la situazione di volumi e manoscritti delle biblioteche
40 anni dopo l'alluvione del 1966, la situazione dei depositi di beni artistici e librari a Firenze è ancora difficile. Le soprintendenze fiorentine hanno 350-400 opere d'arte da restaurare, tra cui opere di artisti famosi come Michelangelo e Botticelli. La Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze ha 33.700 volumi da restaurare, tra cui 13.000 pezzi rarissimi. L'Archivio di Stato di Firenze ha ridotto la metà dei documenti da restaurare. I fondi per il restauro non sono regolari e molti documenti sono ancora non consultabili. Alcuni enti, come il Museo Ebraico, hanno ancora materiali alluvionati da restaurare.
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