Veltroni-Rutelli, la guerra delle mostre ROMA Da 90 giorni, da quando è diventato ministro dei Beni culturali, del turismo e dello spettacolo Francesco Rutelli è tornato ad occuparsi della sua città, quella Roma che è guidata da un sindaco che per anni è stato il ministro-ombra della Cultura. E una cura speciale il ministro Rutelli la sta dedicando ad un mondo che irradia glamour e potere: il cinema. Il 29 luglio il ministro ha nominatc alla guida di «Cinecittà holding ben due uomini a lui vicini: presidente è diventato l'ex senatore della Margherita Alessandro Battisti, mentre amministratore delegato è ora Francesco Carducci, già assessore di una delle giunte Rutelli. Un en plein insolito che lascia capire quanto Rutelli voglia contendere a Walter Veltroni il ruolo di gran mecenate del cinema: l'attuale sindaco infatti è l'inventore e anche il patron della "Festa del cinema", la rassegna cinematografica attesa alla prima edizione e che è nata in plateale concorrenza con la Mostra del cinema di Venezia. Certo, due target diversi ma in prima pagina titola maliziosetta «Europa», il quotidiano della Margherita: «A Venezia gli autori, a Roma gli affari». Rutelli e Veltronilo sanno. I due si spalleggiano da anni, si scambiano i ruoli, un p0' si copiano: Veltroni ha preso il posto di Rutelli al Campidoglio e Rutelli ha preso il posto di Veltroni ai Boni Culturali. Sia l'uno sia l'altro sanno di poter pescare un consenso che va ben oltre i propri partiti e dunque oramai ogni occasione è buona per misurarsi in vista della battaglia finale: quella per raccogliere l'eredità di Romano Prodi. Ma la rivalità tra il sindaco di Roma e il suo predecessore è una delle tante rivalità che attraversano questa curiosa baruffa tra campanili, questa strana guerra del cinema tra Roma e Venezia. Una guerra di celluloide tutta interna al centrosinistra. Col sindaco di Venezia Massimo Cacciari (Margherita) che tuona: «Se lo Stato dà soldi alla rassegna di Roma, io metto mano alla pistola...». Da Roma risponde l'assessore alla Cultura Gianni Borgna: «Venezia non dovrebbe temere Roma, ma sé stessa: i problemi della logistica, della organizzazione, delle strutture rioettive, dei prezzi sono guai che si trascinano da 15 anni.». E Cacciari, di rimando: «Temere Roma? Solo se scendiamo al loro livello nazional-popolare!». Ma contro la Capitale si sono impennati anche due giornali comunisti, da sempre simpatizzanti per l'attuale sindaco di Roma: il «manifesto» - che pubblicò un indimentioabile «Meglio Veltroni di Prodi» - ha dato alle stampe questo titolo: «La festa del cinema a chi si farà?». E «Liberazione»: «Roma distruggerà la Mostra». Un tifo per Venezia che dentro Rifondazione qualcuno ricollega alla passione di Bertinotti che al palazzo del Cinema del Lido ha fortissimamente voluto che si svolgesse l'ultimo congresso di Rifondazione comunista. Il cinema, si sa, è sempre stato a sinistra, ma ora Veltroni che per cinque anni è stato assai più di un ministro-ombra della Cultura, si ritrova a dover fronteggiare la concorrenza di un personaggio attrezzato e anilizioso come Francesco Rutlli. Che a dispetto dei fumogeni e dell'umana incertezza sul proprio futuro, già da tempo aveva messo occhio sul cinema. Cinque mesi prima delle elezioni aveva fatto organizzare un convegno dal titolo veltroniano: "Il cinema oltre il cinema. Sogno, tecnologia, industria". E 45 giorni prima delle elezioni, Baraba Palombelli, moglie del ministro, aveva organizzato a casa Rutelli una cena con alcuni dei registi più celebri e celbrati.