Con Antonio Natali diventato direttore, Carlo Sisi presto pensionato e Alessandro Cecchi che ha scelto la direzione di Boboli, il museo più famoso d'Italia cambierà presto tre direttori di dipartimento su quattro «Nella vita di un uomo prima o poi si presenta il momento di voler fare delle scelte, in piena autonomia. Per me quel momento è arrivato e così ho deciso di chiedere la direzione del Giardino di Boboli». Alessandro Cecchi, uno dei più preparati storici dell'arte d'Italla nonché superesperto di pittura medievale e rinascimentale, tra 50 giorni lascerà il suo ufficio al terzo piano degli Uffizi. La porta d'ingresso di via della Ninna, sede degli Uffici della Soprintendenza florentina, l'ha varcata per la prima volta 25 anni fa. Allora era uno storico dell'arte di belle speranze, mentre oggi, tanto per fare un esempio, è uno dei massimi esperti di Alessandro Botticelli. Fino all'inizio di ottobre manterrà l'incarico di direttore del dipartimento pittura del Medioevo e primo Rinascimento della Galleria degli Uffizi. Poi andrà a sostituire Litta Medri alla direzione del giardino granducale più famoso di Firenze. «Sono assai stimolato da questo nuovo incarico - dice Cecchi con la consueta verve entusiasta - perché a Boboli c'è tanto da fare. Non ci sono dipinti, è vero, di cui mi sono occupato per tanti anni, ma c'è tanto materiale lapideo, molte statue da restaurare, progetti da portare a compimento, come quello del museo delle sculture. E poi c'è il "Kaffeehaus" appena restaurato e, infine, tutto il verde da curare. Ho cominciato in questi giorni ad andare a Boboli e mi sono reso conto che chi sceglie di lavorare lì lo deve fare a tempo pieno. Altre soluzioni non porterebbero a niente. Quindi lascerò il mio incarico agli Uffizi e mi dedicherò totalmente a Boboli che, come fiorentino, ho sempre considerato il mio giardino. Altro che Cascine...». Evidentemente la sua passione resteranno i dipinti e in particolare Botticelli su cui Cecchi lo scorso anno scrisse una straordinaria monografia pubblicata da Motta in edizione di gran pregio. «Sono stato felicissimo - confida Cecchi - di aver avuto la possibilità di finire il libro su Botticelli prima che mia madre morisse. Infatti ha potuto leggere la dedica sia a lei sia al mio babbo che non c'è più da qualche anno». In effetti si tratta di un volume bellissimo, in cui si ripercorre tutta la vita di Botticelli, dalla sua formazione nella bottega di Filippo Lippi alle opere della tarda maturità. Accanto a un ricco apparato iconografico, incentrato molto sui dettagli, il volume offre novità attributive e documenti inediti. Tuttavia Cecchi ha scritto anche su Masaccio, Masolino, Donatello, Bronzino, Michelangelo, sugli Uffizi e sulla Libreria Poccolomini del Duomo di Siena. Anche se non lo dice a chiare lettere, la decisione di Alessandro Cecchi è legata alla nomina del suo collega-amico, Antonio Natali, alla direzione della Galleria avvenuta due mesi fa. Cecchi evita ogni tipo di polemica e afferma solo che «era venuto il momento di agire in maniera autonoma, di assumersi delle responsabilità». Semmai preoccupa che, poco a poco, il vertice della Galleria degli Uffizi - e probabilmente della Soprintendenza per il polo museale fiorentino, considerato che a fine settembre anche Antonio Paolucci sarà costretto a passare la mano - «perda i pezzi». Fino a qualche mese fa l'allora direttore degli Uffizi, Antonio Paolucci, poteva contare, oltre che su Alessandro Cecchi, anche su Antonella Romuali (dipartimento antichità classiche), su Antonio Natali {dipartimento di pittura del secondo Rinascimento, e Manierismo, del Seicento e del dipartimento dell'arte contemporanea) e su Carlo Sisi (dipartinento pittura del Settecento edell'Ottocento). La situazione in rapida evoluzione e nel giro di 50 giorni cambierà radicalmetite: Natali, passando alla direzìdne degli Uffizi, prima o poi dovrà trovare un suo sostituto alla direzione del suo dipartimento perché il carico del lavoro alla direzione è notevolissimo; Cecchi se ne va a fine settembre, così come Carlo Sisi per raggiunti limiti di età. Sia Natali, sia Cecchi, per il momento non hanno idea di chi possa subentrare a quest'ultimo, mentre per la sostituzione di Sisi, come anticipata da il Giornale della Toscana una settimana fa, si è fatta avanti Isabella Lapi Ballerini, esperta in pittura dell'Ottocento e attualmente alla guida delle ville mediee dei dintorni di Firenze. In una fase evolutiva come questa, con i primi cantieri dei Grandi Uffizi appena aperti, al più importante museo italiano sarebbe servita una dirigenza stabile e ben coordinata, pronta a risolvere in maniera compatta i tanti problemi che quotidianamente si presentano. Invece sta accadendo l'esatto contrario. Per non parlate poi delle voci, spesso contraddittorie, sul problema sicurezza all'intemo del museo, sulle quote di personale occorrenti per tenerlo aperto, sull'affidamento della custodia ai privati. Soprattutto questi ultimi temi sembrano come i temporali d'agosto: arrivano, impienseriscono un po' e poi scompaiono. Mentre la succesione di personaggi come Alessandro Cécchi, quello sì che un bell'enigma da sciogliere.