Spinosa va all'attacco «Manca la programmazione» OFFERTA culturale? E quale sarebbe, a Napoli, l'offerta culturale? - si chiede Nicola Spinosa, soprintendente al Polo museale - il massimo che riusciamo a proporre d'estate sono quattro canzonette sul lungomare. Intanto si ragiona su una nuova Notte bianca per settembre, senza rendersi conto che eventi di questa portata non si improvvisano». I turisti si lamentano perché molte sale dei musei sono chiuse per carenza di personale. «Come tante altre categorie, anche quella dei custodi va in ferie nel mese di agosto. E vero che i musei sono accessibili a scartamento ridotto, ma anche le corse degli autobus, delle metropolitane e delle funicolari vengono drasticamente tagliate nel periodo delle vacanze: inutile scandalizzarsi per qualche opera negata se manca un efficiente servizio di trasporto pubblico per raggiungere strutture "periferiche" come Capodimonte e San Martino». Si può parlare di «città inospitale»? «Senz'altro, ma io non mi fermerei alla questione dell'arte negata. Quello che non va è il panorama nel suo complesso, l'assenza di opportunità calibrate sulle esigenze "di stagione"». A quali opportunità si riferisce? «Qui non ci sono cinema all'aperto, non esiste una programmazione teatrale estiva come in ogni metropoli degna di questo nome. Tutto si riduce a una manciata di note musicali in via Caracciolo, altro che turismo di qualità. Il Comune non ha fondi per imbastire un programma dignitoso e, a essere sinceri, non ne ha nemmeno mai fatto mistero». Del panorama, invece, cosa c'è da dire? «Posso semplicemente raccontarle cosa mi è successo l'altra sera. Tre quarti d'ora per spostarmi da Posillipo a Mergellina, tanto era il traffico. E una volta arrivato nella zona degli chalet, il solito spettacolo di degrado e anarchia: auto parcheggiate in terza e quarta fila, nessun controllo da parte dei vigili urbani. Non è così che si presenta al pubblico una città d'arte. Il lungomare dovrebbe essere decongestionato organizzando occasioni di svago alternative in altre aree della città, ma è evidente che nessuno si pone questo problema». Perché boccia in partenza la Notte bianca? «Non ho niente contro l'evento in sè. Penso, però, che alle spalle di un'iniziativa tanto complessa debba esserci una macchina organizzativa perfetta; penso che la programmazione debba partire con almeno due o tre anni d'anticipo. Qui, invece, siamo abituati a lavorare con lo strumento dell'improvvisazione».