Decreti firmati tre giorni prima delle elezioni, un medico biochimico nel consiglio e «procedure poco trasparenti» ROMA Decreti firmati tre giorni prima delle elezioni dagli ex ministri Rocco Buttiglione e Pietro Lunardi per dirottare finanziamenti pubblici da un progetto all'altro. Senza apparente ragione. Budget di spesa appesantiti dal noleggio di un'auto e dall'assunzione di uno chauffeur per il presidente. Consulenze in crescita record. Sono alcune delle «anomalie» riscontrate dalla Corte dei conti nei bilanci di Arcus, la società dei ministeri dei Beni culturali e delle Infrastrutture nata nel 2004 per sostenere iniziative nell'arte, nella cultura e nello spettacolo. Soldi pubblici, ma gestione «privatistica» per garantire «economicità ed efficienza». Alla fine della settimana scorsa, dopo due annidi vita e tanti veleni, Arcus è stata "congelata". I rilievi della magistratura contabile hanno lasciato il segno. Francesco Rutelli ha sospeso «gli organi di governo». E ha insediato una "commissione di saggi" guidata da Paolo Baratta. Entro il 12 settembre è atteso il verdetto: «Se saranno accertati ifieciti, verranno segnalati alla procura». Eppure, secondo la Corte dei conti, all'inizio tutto sembrava funzionare. L'allora ministro Giuliano Urbani, scatenando le proteste di An, aveva designato come presidente Mario Ciaccia, alto dirigente di Banca Intesa. I magistrati contabili scrivono che «l'adeguatezza delle scelte del presidente e del consiglio di prima nomina» concorre «alla rapida attuazione di gran parte del programma del 2004». I guai arrivano con la staffetta Urbani-Buttiglione. Il ministro-filosofo a novembre 2005 chiede e ottiene le dimissioni di Ciaccia. Ma non procede subito con la nuova nomina. Nella gestione cresce il peso del viceministro Antonio Martusciello, sprovvisto però di deleghe specifiche. Qualcuno storce la bocca. Arcus, secondo i magistrati contabili, tende a somigliare sempre di più a un'agenzia ministeriale. Un inutile e costoso doppione. A febbraio 2006 Buttiglione nomina presidente Giorgio Basaglia, in quota Udc. «Non ha i titoli», dicono in molti. Poco importa. Si insedia anche il cda, c'è pure un medico biochimico (artercultura o spettacolo?). I costi lievitano. Il budget 2006 raddoppia, salendo a 2,6 milioni di euro. 116 aprile, soltanto tre giorni prima delle elezioni politiche, Buttiglione emana due decreti controfirmati da Lunardi. E la rimodulazione del piano 2006: i 2,5 milioni di euro destinati a «Genova capitale della cultura» vengono spalmati su 6 iniziative minori. E altri 10,6 milioni vengono dirottati da una serie di progetti già deliberati (come «Italia-Cina, spettacolo 2006» o «Eti-Attività») a numerosi microinterventi. I giudici contabili denunciano «i rischi di polverizzazione delle risorse» e sottolineano l'"assenza di procedure trasparenti". Ora la parola passa ai saggi. Poi deciderà la politica.