Il direttore regionale completa l'iter: «Ma non chiedetemi dei tempi» Martines: appalto dopo Ferragosto. Vedremo i lavori da un maxischermo «La gara sarà bandita dopo Ferragosto»: si parla di Petruzzelli e si parla ancora di appalti e di mesi da trascorrere. Il direttore regionale dei Beni Culturali Ruggiero Martines ha appena terminato le complesse procedure per definire l'appalto europeo che dovrebbe restituire il teatro alla città. Fascicolo chiuso ma prudenza sui tempi e sulle situazioni: «L'appalto non è un traguardo ma un punto di partenza», dice subito Martines. Ciò vuol dire che i tempi sono ancora lunghi e che non bastano sei mesi a partire dalla gara per l'avvio dei lavori di restauro del Petruzzelli? «La domanda sui tempi è incongrua se lei la fa a me. Dovrebbe rivolgerla al ministro Merloni che a suo tempo regolò le procedure degli appalti. Le leggi non le fanno i direttori regionali, i funzionari del Ministero ma il Parlamento e quindi le date dipendono da queste leggi e non da noi». Quindi nessuna data ipotizzabile? «Salvo ricorsi, i giorni saranno quelli necessari. Quindi all'ipotesi dei sei mesi aggiungerei un condizionale. Ci sono procedure che alla fine durano tre anni e non pochi mesi, purtroppo». La cifra dei 23 milioni di euro è quella della gara d'appalto, così come stabilito. O è cambiato qualcosa? «Non è cambiato nulla, si è data attuazione agli accordi presi». E gli enti locali hanno versato questi soldi? «Materialmente no, i soldi non sono ancora in cassa. Ma anche gli enti locali hanno le loro procedure e quindi è chiaro che l'avvio è stato dato anche se il denaro non è ancora versato. Sono certo che il versamento arriverà in tempi brevi, anche perché in caso contrario sarei costretto a bloccare la procedura e lo escludo». Ma i soldi basteranno? «Ai circa 23 milioni di euro andranno aggiunti i fondi per altre opere accessorie, come le suppellettili del teatro. E questo era già negli accordi, non è cambiato nulla». Direttore, la città è divisa tra pessimisti e ottimisti: i primi dicono che i soldi non basteranno e che il teatro non risorgerà per ora; mentre gli ottimisti ritengono che la svolta è segnata. Lei in quale categoria si ritroverebbe? «In nessuna delle due. Né in questa categoria nè in quella. Io credo che i soldi li faremo bastare e, per tutto quello che non sarà possibile fare con questi lavori, i soldi si troveranno. E' un'opera che interessa l'intera città e mi chiedo, ovviamente solo per fare un esempio: se mancassero le sedie non ci sarebbe chi è disposto a portarsele da casa?». Insomma, lei respinge ogni polemica e pensa alla ricostruzione. «Certo, la polemica non è esatta. Io credo che il segreto da utilizzare sia invece quello della trasparenza ed è per questo che utilizzerò questo criterio anche quando i lavori saranno cominciati». In che modo? «Penso ad un maxischermo messo davanti al cantiere per mostrare ai cittadini ciò che sta avvenendo. Penso anche ad una conferenza stampa al mese per aggiornare sullo stato dei lavori. E' necessario che tutto sia sotto gli occhi di tutti, in modo da recuperare un rapporto di serenità. E del resto questo è un sistema che ho già utilizzato positivamente a Paestum: sui ponteggi dei tre templi ci sono stati 60mila visitatori e lo stesso è avvenuto per il restauro del Mosè di Michelangelo. Se riempiamo di mistero una situazione, è chiaro che questo non giova a nessuno». Quindi un maxischermo, a lavori cominciati, permetterà ai baresi di sorvegliare sullo stato dei lavori e, possibilmente, sulla "resurrezione" del teatro. «Esatto. La trasparenza dovrebbe restituire serenità a tutta la città. Questa è una delle opere più importanti e ciò che serve non sono gli orpelli. Non serve un oggetto di lusso, ma qualcosa che renda funzionale alla città intera un patrimonio, come lo è questo teatro». 09082006 «La trasparenza è il segreto per ridare serenità». Bari divisa tra pessimisti e ottimisti? «Io non mi metterei in nessuna delle due categorie»