Sarà che abbiamo troppo: troppi monumenti, troppe antichità, troppi beni artistici, per cui veniamo al mondo già saturi del bello, come certi bambini ricchi stufi - e perciò incuranti - dei tanti giocattoli che ingombrano le loro stanze. Tuttavia, chi ancora si lascia incantare dallo splendore delle nostre innumerevoli piccole e grandi città, dalla grazia dei loro edifici, dall'armonia dei paesaggi, non può che interrogarsi, incredulo e sconfortato, sulle misteriose e perverse ragioni che inducono all'incuria del territorio un popolo che al territorio - inteso come obiettivo turistico - spesso deve la sua sopravvivenza. Non può che essere cieca, stupida maleducazione - combinata, però, con un feroce masochismo di chi ce lo permette - il motivo per cui buttiamo in spiaggia i frigoriferi fuori uso, gettiamo le immondizie dove capita, vandalizziamo parchi, panchine, fontane e aiuole, riempiamo di graffiti ossessivi chilometri di palazzi o lasciamo che il degrado trionfi in uno dei più bei quartieri della capitale. Da dove viene questo virus micidiale che pare solo nostro e che ci porta a sfregiare, con disprezzo imbecille, quel che la natura ci ha donato e il genio degli antenati ci ha lasciato in eredità? Altrove, la malattia sembra ormai in estinzione, e non soltanto in Svizzera, Germania, Francia o Inghilterra dove qualsiasi reperto storico o artistico, anche non eccelso, viene protetto e custodito come patrimonio prezioso e venerando, ma ormai anche in Spagna, Portogallo, Grecia e, perfino, Turchia dove, per esempio, le antiche pietre latine o greche vengono tenute da conto con nuova e attenta gelosia. Tanto da far soffrire d'invidia acuta il visitatore italiano che volesse fare dei confronti. Certo, abbiano troppo e - lo si è già detto - tutto non si può salvare. Inevitabile, dunque, scegliere cosa preservare e cosa lasciare in lista d'attesa, attesa, cioè, di finanziamenti. Ma ci possono essere dei dubbi sull'assoluta priorità di un colle storico - e tra i più belli - di Roma? Sulla necessità di renderlo, almeno, presentabile, almeno non vergognosamente trascurato, per i romani ancora prima che per i turisti? Tanto più che, nel caso specifico, più che di una vera e propria questione finanziaria, sembra trattarsi più che altro di un fatto di impegno, di attenzione e di pulizia.
Masochisti e incuranti. La battaglia contro il degrado
Un articolo di giornale esprime preoccupazione per lo stato di degrado delle città italiane, in particolare di Roma, dove si trovano molti monumenti, antichità e beni artistici. Il testo lamenta che i romani non prendano cura del loro territorio, gettando immondizie, vandalizzando parchi e fontane, e lasciando che il degrado trionfi. In contrasto, altre città europee sembrano prendere cura dei loro patrimoni storici e artistici, proteggendoli e custodendoli con attenzione. L'articolo solleva dubbi sulla priorità data ai monumenti storici, come il colle storico di Roma, e sulla necessità di renderli presentabili e non vergognosamente trascurati.
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