Vandalismo e abbandono sotto gli occhi dei turisti sul belvedere più famoso di Roma. È il piazzale panoramico più famoso della città, meta prediletta di tanti romani e turisti. «Belvedere Gianicolo», il nome. Ma la toponomastica (e l'occhio di chi si affaccia) vanno a cozzare contro cumuli di macerie, immondizie vecchie di anni, topi morti e vivi, romantiche staccionate in legno divelte a abbandonate lì. Una passeggiata sul viale del Parco della Villa Corsini (quello dove avviene il tradizionale sparo del cannone a mezzogiorno) rivela da vicino uno stato di degrado e abbandono pressoché totali: crolli dovuti a radici, strada (in teoria accessibile) ridotta a sentiero impercorribile, tra giacigli per senzatetto, quintali di fazzoletti e profilattici, piante abbandonate all'incuria. Sul piazzale, vandali-writers hanno danneggiato le teche che dal 1997 indicavano piante antiche e attuale profilo monumentale della città. Il Servizio Giardini del Campidoglio: «Interverremo potenziando la manutenzione» Molto più che degrado. Vero e proprio abbandono. Lassù, all'ombra della grande statua equestre che celebra il mito Giuseppe Garibaldi, in uno degli spazi più beffi e famosi di Roma, passeggiando tra topi morti (e vivi, di dimensioni extra large), tra cumuli di immondizia che a occhio superano illustro, tra staccionate in legno divelte, tra cartellonistica imbrattata da vandali che da tempo non illustra più nulla a quel turista incredulo e indignato, costretto a pericolosi slalom tra montagne di lerciume. E lo chiamano «Belvedere Gianicolo»... Eppure, stavolta, ci vorrebbe davvero poco. Perché il problema non riguarda la realizzazione di una complessa opera pubblica, qualche complicato snodo da progettare... Non servono, almeno per un radicale intervento di pulizia, ingegneri o finanziamenti a tanti zeri: basterebbero un gigantesco e reiterato colpo di ramazza, una disinfestazione, un controllo che vigili sull'inciviltà evidentemente assai diffusa di chi getta bottiglie, profilattici e fazzolettini a quintali in luoghi dove la «vista» dovrebbe rimirare ben altro. E invece. E invece forse bisognerebbe avere il coraggio di chiudere, sbarrare, almeno per un po', quella lunga passeggiata che la toponomastica ufficiale ha romanticamente battezzato «Viale del Parco di Villa Corsini», una strada (sentiero? dirupo? traccia appena visibile tra erba, alberi e piante non più curate da quanto tempo?) che parte e ritorna, lambendo il confine dell'Orto Botanico, sempre sulla Passeggiata del Gianicolo dove ci sono i parcometri. Un viale, quello di «Villa Corsini» (dove avviene il tradizionale sparo dal cannone a mezzogiorno) umiliato e maleodorante, dove i turisti si avventurano scendendo la scalinatella che porta il direttamente dal più famoso piazzale panoramico intitolato all'Eroe dei due mondi. Anche su questo belvedere, a occhio l'unico a essere ripulito con una certa regolarità, il decoro urbano latita comunque da troppo tempo. Fanno tristezza quei supporti in plexiglass che un tempo dovevano illustrare ai turisti le meraviglie della città eterna. Per sapere a cosa servissero, oltre all'intuito, si può solo far ricorso all'archivio di una cronaca. Correva l'anno 1997: «Gianicolo - si annunciava - è arrivato lo 'skyline', dono del Poligrafico dello Stato e dell'associazione Roma Caput Mundi inaugurato dal sindaco» (all'epoca, Francesco Rutelli). Lo 'skyline', una grande foto panoramica della città incisa su una lastra metallica chiusa in una teca di plexiglas, oggi, dopo sei anni, è solo un groviglio di scritte al di sotto delle quali è impossibile anche solo intravedere il profilo di cupole e monumenti. Doveva servire, quella lastra, ad «arricchire e spiegare il panorama, permettendo ai tanti turisti di sapere quello che stanno ammirando, dalla cupola di San Pietro all'Altare della Patria, al Campidoglio». E non vi è più traccia neanche delle due teche gemelle laterali, altre due lastre di zinco incise con la pianta di Roma disegnata nel 1593 da Antonio Tempesta e con quella del Vasi del 1765. Restano solo gli scheletri, proprio sul piazzale centrale. All'epoca, un bel po' ingenuamente, si disse che a vigilare su piazza e lastre sarebbero stati gli studenti del vicino liceo classico Manara, presenti alla cerimonia d'inaugurazione con i loro professori. La scuola adottò in quell'occasione l'area verde monumentale, ma solo l'ottimismo, la verve e la faciloneria della febbre da inaugurazione potevano davvero far pensare che i destini dell'area potessero dipendere da un gruppo di liceali. Lo stato di degrado invece, che molte lettere di cittadini denunciano da tempo, è invece una partita interna al Campidoglio: assessorato all'Ambiente e relativo Servizio Giardini, Ufficio Decoro Urbano, Ama (per i viali superiori, dove la situazione è comunque migliore). Sulla carta, una task force di competenze in grado, volendolo, di liberare - dai crolli, dai vetri rotti, dalle bottiglie di plastica, dai topi, dal tanfo, dai giacigli di poveri disgraziati - una delle viste più famose del mondo, quel colle-sacrario di memorie garibaldine, a 80 metri sulla città, in un tempo non troppo lontano pervaso da un'aura di «romanticismo» che nulla ha nulla a che vedere con gli odierni residuati del fast-sex consumato al riparo di secolari (e dimenticate) alberature. E il turista? Appena intravede taccuino e macchina fotografica capisce che si tratta di un servizio giornalistico, e allora ci tiene a dare una mano anche lui, indicando i punti critici. Scioccato, soprattutto, dalla tranquilla promenade dei grossi roditori:«They're not cats, are they?". Non sono gatti, vero? È un'area ad alta «pressione antropica» E. Sa. L'Ama, per contratto, è tenuta a ripulire solo la parte in alto del Gianicolo, dove le cose vanno meglio, ma niente affatto bene: «Da contratto di servizio - confermano dall'azienda - dovremmo intervenire cinque volte alla settimana. Lo facciamo invece, di norma, almeno sei volte, spesso sette giorni su sette, considerata la densità antropica di un luogo ad alto tasso turistico». Le maggiori responsabilità per lo stato di abbandono della collina panoramica, del viale del Parco di Villa Corsini con relative scalette, vanno dunque ricercate altrove. E Stefano Mastrangelo, direttore del Servizio Giardini del Campidoglio, spiega: «Nella zona svolgiamo tre turni, settimanali per la manutenzione del verde e del resto, è probabile che non bastino, e che l'area più defilata del colle possa risultare in effetti trascurata». «Pressione antropica», l'espressione-chiave per tentare di giustificare il degrado dell'area, effettivamente molto poco rispettata da antropoi scarsamente educati: «Tre turni settimanali - riflette Mastrangelo - sono forse sufficienti per un'area normale. Andrò comunque oggi stesso a verificare di persona, con il responsabile di zona, il luogo, proponendo da subito un potenziamento degli interventi». E per i topi e le staccionate in legno? «Per i primi vedremo di intensificare esche e controlli che spettano comunque alla Sanama (ditta che ha in appalto i servizi di derattizzazione, ndr). Le altre sono obsolete e pian piano verranno sostituite da quelle in ferro, più resistenti all'usura e al vandalismo. Si tratta comunque di una zona accessibile e visitata, benché marginale. Giusto intervenire».
Corriere della Sera
9 Agosto 2006
Gianicolo, una passeggiata tra topi e rifiuti
ED
Edoardo Sassi
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
📰 Articoli dello stesso autore
Corriere della Sera · 11 Feb 2003
Sulle orme dei grandi. Da Michelangelo a Donatello, otto conversazioni sull'arte
Corriere della Sera · 4 Giu 2003
Le collezioni della Darc
Corriere della Sera · 19 Ago 2003
Axum, l'Etiopia può attendere
Corriere della Sera · 9 Nov 2003
Quei pezzi mancanti finiti in Francia e in Vaticano
Corriere della Sera · 7 Gen 2004
I custodi della bellezza
Corriere della Sera · 28 Gen 2004
II ritorno di Libera
Corriere della Sera · 19 Giu 2004
Ara Pacis, il Porto di Ripetta da salvare
Corriere della Sera · 20 Ago 2004
La Regina: risaliamo il collasso. Tagli ai musei? Assurdo
Corriere della Sera · 31 Mag 2005
Rummo: Cominciamo con una tutela rigorosa: poi possiamo pensare a qualche eccezione
Corriere della Sera · 25 Giu 2005
Ma è in abbandono l'altro capolavoro di Moretti: l'ex Gil a Trastevere
🔗 Articoli correlati
(stesse entità · ±2 anni)
il Giornale · 9 Ago 2004
Tutte le donne di Adriano imperatore
il Giornale · 9 Ago 2004
Paestum, dieci anni per ridar vita ai templi
Il Mattino · 10 Ago 2004
NAPOLI : Boom di turisti nei musei
Giornale di Sicilia · 10 Ago 2004
Agrigento, studio multimediale per valorizzare la Valle dei Templi
Il Messaggero · 10 Ago 2004
Mentre Simon e Garfunkel cantavano, al Santo Spirito sparivano 10 quadri preziosissimi
Il Messaggero · 10 Ago 2004
Ricostruzione e restauro - Da oggi al "capezzale" delle Mura Aureliane
la Repubblica · 10 Ago 2004
L'INTERVENTO Quei fondi per il Colosseo e le ricerche paleocristiane
Il Messaggero · 10 Ago 2004
Il record dei musei Capitolini
Il Tempo · 10 Ago 2004
Caravaggio ridotto a superstar non guadagna interesse scientifico
il Giornale · 11 Ago 2004
Soru blocca l'edilizia sulle coste sarde
il Giornale · 11 Ago 2004
Musei capitolini il tesoro di Ferragosto
Italia Sera · 11 Ago 2004
Dove sono finiti i soldi per il Colosseo?
il Sole 24 Ore · 11 Ago 2004
Ranucci: Diamo dignità economica alla cultura
il Sole 24 Ore · 11 Ago 2004
II museo della pasta costà quanto il Colosseo
il Sole 24 Ore · 12 Ago 2004
Mario Ciaccia, presidente di Arcus Spa: A settembre debutta la Spa per l'arte
la Repubblica · 12 Ago 2004
Musei e mostre: arriva Roma-card e in autunno scattano sconti e assunzioni
il manifesto · 13 Ago 2004
Architettura alla corte papale nel Rinascimento, i saggi di Frommel
il manifesto · 13 Ago 2004
L'antico, la tradizione, il moderno, saggi di Arnaldo Bruschi
il manifesto · 13 Ago 2004
IL VINCOLO: In difesa delle emozioni. E del turismo
la Repubblica · 14 Ago 2004
il metal detector del Colosseo di nuovo