Anche il turismo se ne è andato in vacanza. Governo e regioni hanno chiuso i battenti istituzionali fino a settembre. Dal rush finale sulle nomine dei vertici dell'Enit non è emerso un nome. Agenzia ancora commissariata, dunque, e giochi del tutto aperti. Eppure, la settimana scorsa era dato per certo che il vicepremier, con delega al turismo, Francesco Rutelli, dopo aver sentito le associazioni di categoria e con l'accordo delle regioni, avrebbe finalmente sciolto le riserve sull'atteso nome. Non è successo nulla. Il perché è facile da dire: non c'è accordo tra le parti. E sono tante. Le associazioni datoriali non hanno trovato di meglio che proporre i nomi dei loro presidenti: uno sforzo sovrumano di fantasia, destinato a rimanere tale per un ovvio motivo: non si può scegliere il candidato di un'associazione senza far insorgere (o, peggio, far remare contro) tutti gli altri. Di tutto ha bisogno il turismo, tranne che di guerre interne al sistema. Nello staff di Rutelli, come riferiscono ambienti romani, si sarebbe però ventilata un'altra idea: mettere ai vertici dell'Enit un nome di chiara fama internazionale, che, con la sua persona, faccia vetrina di sé e dell'ente all'estero. Si vociferano contatti informali addirittura con Sofia Loren e con alcuni dei più grandi nomi della moda nazionale. Altrettanto informalmente e con un pizzico di malcelata ironia gli interessati avrebbero declinato la proposta. E già qui servirebbe una riflessione. Resta da capire da chi e perché sia stata avanzata questa, a dir poco, bizzarra idea. L'Enit vive da anni palesi difficoltà di budget, in primis, ma anche di struttura. Tra problemi oggettivi e soggettivi, è un fatto che il mondo del turismo chiede con insistenza un forte rilancio, in termini di mezzi e di uomini esperti del settore. Come potrebbe un attore o uno stilista, in ben altre faccende affaccendato, dare questa svolta? Ci sarebbe una terza via: quella di un tecnico di consolidata esperienza e condivisa immagine. Per una ragione o per un'altra, questo uomo non c'è O, se c'è, non si trova. Anche questa situazione non può che creare preoccupazione e imbarazzo. Come si fa, in un paese che vive di turismo e che fa della vacanza una delle principali voci di crescita del pil nazionale, a non trovare un valido timoniere, un manager, che conosca i mercati internazionali e le problematiche del settore nazionale, così da stimolare i primi e risolvere le seconde? Mistero. I soliti bene informati assicurano che, negli ultimi giorni, nomi se ne sarebbero anche fatti, ma ci sarebbero state divergenze tra Margherita e Ds sul via libera politico. Nè va taciuto che le regioni, per bocca del coordinatore nazionale, Enrico Paolini, hanno detto chiaro che non vogliono rivedere alla guida dell'Enit l'attuale commissario (e presidente di lungo corso), Amedeo Ottaviani. La parola magica per fermare ogni possibile riproposizione del commissario è stata «discontinuità", parola ormai inflazionata dal politichese del XXI secolo e che corrisponde, papale papale, al vecchio «non lo vogliamo». Ma questo no potrebbe mutarsi in un sì, obtorto collo, se non emergesse nessun altro nome valido e Ottaviani lo sa: per questo non si preoccupa più di tanto. Il periodo vacanziero potrebbe anzi tornargli utile per rinsaldare vecchie e nuove amicizie. Ultima ipotesi potrebbe essere quella di mettere al vertice dell'Enit un politico (e di nomi se ne sono sentiti), ma anche qui sarebbe mancato l'accordo nell'Ulivo. Così, tra veti incrociati, mancanza di idee e stop politici, l'Enit e il turismo italiano aspettano, almeno fino a dopo le vacanze. L'ennesimo ritardo, nonostante la conclamata volontà del vicepremier Rutelli di restituire al turismo quel ruolo che gli spetta nella crescita dell'economia nazionale. Ma lanciare proclami è sempre più facile che mettere d'accordo federazioni di categoria, regioni e appetiti carrieristici di varia natura. Meglio avviare la classica «pausa di riflessione». Buone vacanze, turismo!