VENEZIA II grido di dolore l'aveva lanciato dalle colonne del Corriere, sabato scorso. E in un clima reso infuocato dalle quattromila poltroncine e dal palco che per una settimana occuperanno «a vuoto» il salotto della città, l'appello del preside della Normale Salvatore Settis, che aveva invitato a non usare le piazze per i concerti rock, è stato colto al volo ieri dal presidente Giancarlo Galan per scagliarsi contro il concerto di David Gilmour in Piazza San Marco. Ma Galan non è solo in questa crociata. «Se uno come Settis ha espresso tutto il suo disgusto contro quelle amministrazioni locali che, forti del loro cretinismo culturale, si. ostinano a organizzare megaconcerti nelle piazze storicheattacca l'onnipresente governatore non posso che essere d'accordo. Ma a Venezia sono esperti nel fare orecchie da mercante e così sono pronti a ritentarci con il concertone del bravo e sfortunato Gilmour». L'attacco «cade» in una Piazza «occupata» dalle strutture del palco in attesa del recupero del concerto di Gilmour, venerdì e sabato prossimi. Un recupero che potrebbe rivelarsi un mezzo flop, visto che c'è tempo fino al 31 agosto per chiedere il rimborso e dunque non è detto che i posti comprati da chi intende farsi rim-borsare vengano rimpiazzati. «Trovo indecente - incalza Galan- che Piazza San Marco esibisca per ben oltre una settimana un gigantesco ingombro che mai avrebbe dovuto trovarsi in un luogo tanto fragile e prezioso. Evidentemente è questo il modo di intendere la politica culturale a Venezia». Dal Comune di Venezia la risposta non si è fatta attendere. Gelida la battuta del sindaco Cacciari, che da tempo va dicendo di non voler replicare a Galan: «Gli da fastidio? Beh, in questi giorni faccia a meno di andare in Piazza». Spetta a Luana Zanella assessore alla Cultura la replica ufficiale: «È evidente che l'iniziativa di Gilmour è nata perché c'era Emergency. Aveva uno scopo di solidarietà, a misura di città. È chiaro che noi non siamo per i concerti rock nelle piazze. Quello di Settis era un discorso generale che può essere condiviso, ma nel nostro caso non è uno di quei concerti da stadio. Quanto al ricavato a Emergency, onestamente pensavo che all'associazione andasse di più». Condivide la contrarietà di Settis ai concerti di massa in Piazza il suo «custode» monsignor Antonio Meneguolo. «È un luogo delicato, che chiede rispetto per i suoi monumenti e per la sua storia. Per certi eventi di massa credo che si possano trovare altri spazi. Non dico che non si debba mai fare nulla. La Piazza è un luogo di incontro, ma gli eventi vanno selezionati». Per selezionare è anche il presidente della Biennale Davide Croff che due anni fa promosse la proiezione in prima mondiale di «Shark Tale», proprio a San Marco. «Le piazze vanno preservate, escludendo manifestazioni che possono essere dannose. Ma si deve valutare di volta in volta. "Shark Tale" fu un esempio di una grande manifestazione eseguita con grande rigore». In Piazza, i locali storici si dividono. Concorda con Galan e Settis il direttore del Caffè Florian Carlo de Pari. «Galan ha ragione. Piazza San Marco non è il luogo giusto per fare questi tipi di concerto. E lo dico da fan dei Pink Floyd. Non voglio dire che la Piazza debba essere chiusa. Quello che penso è che sarebbe più giusto organizzare altri tipi di eventi, per esempio concerti di musica classica». I locali lamentano il disagio della Piazza «ingabbiata» per altri sette giorni: «Stiamo lavorando in condizioni di disagio, nessuno ci aveva comunicato che il concerto si sarebbe rifatto». Ma c'è anche chi a San Marco, invece, aspetta con gioia il concerto: «È uno spettacolo che porterà colori e vitalità alla piazza. La scorsa settimana eravamo pronti a festeggiare» dice Franco Rado dell'Aurora Caffè. (ha collaborato Giorgia Gallina)