E morto all'età di 92 anni Gino Vinicio Gentili. Il suo incontro con la Sicilia, che risale agli anni Cinquanta, è stato di grande impatto: a lui si deve il definitivo recupero della Villa del Casale a Piazza Armerina, un'operazione che ha rivoluzionato non solo la storia degli studi sull'edilizia tardo-imperiale, ma anche il quadro turistico della Sicilia centro-meridionale con i quasi cinquecentomila visitatori all'anno della Villa. È MORTO L'ARCHEOLOGO CHE PORTÒ ALLALUCE LA VILLA DEL CASALE (segue dalla prima di cronaca) Gino Vinicio Gentili era nato ad Osimo (Ancona) nel 1914 e aveva condotto gli studi universitari alla "Sapienza" diRoma, dove si era perfezionato in Archeologia. Conseguita la libera docenza in Archeologia e Storia dell'arte greca e romana a Catania e poi a Bologna, era entrato nell'allora Ministero della Pubblica Istruzione, da cui dipendevano le soprintendenze. Nel 1949 giunse in Sicilia come archeologo della soprintendenza alle antichità della Sicilia orientale che aveva sede a Siracusa: fu allora che la Cassa del Mezzogiorno destinò un grosso finanziamento per gli scavi della Villa del Casale. Già nota agli eruditi fin dal settecento e messa in luce in minima parte tra la fine dell'Ottocento ed i primi del Novecento allora venne scavato soltanto il Triclinio (cioè la Sala Triabsidata) con i suoi grandi mosaici rappresentanti la Gigantomachia era divenuta banco di speculazione degli archeologici di allora, quali Paolo Orsi, che scavò la vicina necropoli bizantina, Giuseppe Cultrera e soprattutto Biagio Pace che ne aveva ben chiara l'importanza. Lo scavo che diresse Gentili ebbe inizio nel 1949 e in soli sei anni, dato il grande investimento della Cassa del Mezzogiorno, riuscì a scoprire la quasi totalità dell'area di rappresentanza della Villa, quella appunto dotata di mosaici e anche di rivestimenti marmorei (la grande Basilica) e pittorici. La parte interrata, che allora sovrastava le rovine, raggiungeva in molti punti lo spessore di quasi cinque metri, dovuti al terreno alluvionale franato dalle pendici del Monte Mangone a est: questo «interro» era sopravvenuto a partire dal tardo Medioevo, quando l'insediamento arabo-normanno che aveva occupato la Villa e le aree circostanti, era stato improvvisamente abbandonato forse in seguito alle vicende che portarono ad un vero e proprio pogrom così lo definisce Ferdinando Maurici degli abitanti musulmani durante la rivolta dei Baroni Lombardi contro Guglielmo I. L'impresa affrontata da Gentili si scontrò subito con i problemi dati dai resti di strutture medievali, che sempre più abbondanti venivano man mano scoprendosi nel corso dei suoi scavi. Si era allora negli anni Cinquanta, quando pesava fortemente la pregiudiziale storico-artistica nella scelta dei monumenti da valorizzare. Fu quindi inevitabile, data la grandiosità del patrimonio musivo che si andava scoprendo, la distruzione dei ruderi medievali che impedivano la vista dei pavimenti. Tuttavia Gentili, con una sensibilità allora rara in un archeologico classico, provvide a redigerne le piante e a documentarne il contesto strati-grafico, raccogliendo la ceramica e le monete bizantine, arabe e normanne ritrovate. In seguito il clamore suscitato dai mosaici e la necessità di iniziare la progettazione delle opere di restauro della Villa per consentire la visita dei mosaici stessi, che si volevano conservare giustamente nel loro contesto (allora fatto raro,perché normalmente i mosaici venivano "strappati" e musealizzati altrove) ritardò la pubblicazione della cronaca degli scavi e dei ritrovamenti. Tuttavia durante la sua successiva e impegnata carriera che si svolse dal 1963 al 1979 alla Soprintendenza archeologica dell'Emilia Romagna, la Villa del Casale rimase il punto fisso del suo pensiero, fino ad arrivare alla soglia dei suoi novanta anni alla stesura definitiva e alla pubblicazione in tre volumi (nel 1999) delle operazioni di scavo condotte allora e di tutti i rinvenimenti scultorei, monetali, ceramici (dal tardo-antico al tardo Medieoevo), nonché delle pitture parietali di cui, nel corso di questi anni, aveva provveduto a fare eseguire restituzioni grafiche a colori. Paradossalmente i volumi di Gentili, nonostante la tarda data di pubblicazione rispetto agli scavi, sono attualissimi. Infatti, anche sullo stimolo di questa pubblicazione, sono ripresi i lavori sul periodo di occupazione medievale della Villa. Si è così scoperta quella parte dell'abitato medievale che era ancora conservato a sud della Villa e che è ora stato musealizzato per mezzo dei finanziamenti Por, ed inoltre siè allestita, dedicandola a Gino Vinicio Gentili, un'esposizione dei nuovi e dei vecchi scavi sulla Villa che si inaugura oggi. Ma l'attualità dell'opera di Gentili risulta anche dal confronto delle scelte di restauro da lui programmate e che portarono alla copertura Minissi che fu allora frutto di un ampio dibattito sui criteri di musealizzazione in sita con il nuovo progetto di copertura realizzato dal Centro regionale di restauro, che non prescinde dall'operato Minissi, ma che inevitabilmente apporta nuove modalità che tengono conto delle esperienze passate. Si spera che tutte queste imprese, di studio e di restauro, che stanno per essere realizzate nella Villa, possano essere la base di un futuro parco archeologico che rilanci le tematiche di ricerca, di conservazione e fruizione della Villa: in modo che questa porti sempre con sé l'impronta dell'opera di Gentili.