DUE ARRESTI, un recupero, e cioè il ritrovamento - in un bidone della spazzatura nei pressi di un commissariato di polizia, grazie ad una telefonata anonima - di una preziosa icona raffigurante un santo della Chiesa ortodossa, San Serafim Sarovsky. La notizia della clamorosa sparizione dall'Ermitage, il museo di San Pietroburgo, di oltre duecentoventuno pezzi tra monili e smalti preziosi aveva fatto il giro del mondo il 1 agosto, e subito i sospetti si erano appuntati su una pista interna. La direzione aveva parlato di «affare dai risvolti strani», lasciando capire che senza la complicità di dipendenti del museo non sarebbe stato così agevole trafugare coppe, icone, gioielli e piatti d'epoca zarista, per un valore stimato superiore ai 5 milioni di dollari. Subito era stato fatto il nome della curatrice del museo, Larissa Zavadskaia, morta per infarto nell'ottobre scorso, dopo aver saputo che vi sarebbe stata una ispezione nel suo reparto. E i due arrestati dalla polizia russa sono proprio il marito e il figlio della donna, che potrebbe anche essere stata all'oscuro delle sottrazioni che il figlio compiva, "piazzando" poi le opere, con l'aiuto del padre, al Monte dei Pegni. I due, entrambi di nome Nikolai, hanno confessato di aver rubato i reperti nella più grande esposizione d'arte in Russia, in un periodo di sei mesi: polizia e ministero della Cultura ritengono che le responsabilità del furto siano da attribuire al cattivo lavoro svolto dal consiglio di direzione del museo. «Ci sono state grosse violazioni dei regolamenti nella compilazione delle liste e dell'inventario dei pezzi nel museo», ha dichiarato Boris Boyarkov, direttore dell'Agenzia federale per la cultura e i mass media. Le indagini hanno preso immediatamente la direzione giusta grazie alla soffiata di un antiquario. All'arresto del figlio e del marito della defunta curatrice (tutti e due Nikolai di primo nome) si è arrivati dopo che nel loro modesto appartamento sono stati trovati gli scontrini di un centinaio di pezzi d'antiquariato portati al «Lombard», e cioè al Monte dei pegni. Nikolai jr. ha lavorato al reparto spedizioni dell'Ermitage dal 1998 al 2004 e proprio in quegli anni si sarebbe volatilizzata la maggior parte dei pezzi. Il giovane non poteva accedere ai depositi, ma grazie alla madre non avrebbe avuto la minima difficoltà a fare progressivamente razzia. La polizia di San Pietroburgo si è convinta che i pezzi più preziosi sono stati venduti direttamente a collezionisti senza scrupoli e ha arrestato un complice che per conto dei due Nikolai avrebbe portato un po' della scottante merce al «Lombard» facendo da prestanome. I due hanno difeso moglie e madre, sostenendo che i furti erano stati organizzati all'insaputa della donna, che aveva effettuato frequenti viaggi in Finlandia: gli investigatori indagano per capire se per caso nonandasse ad Elsinki per affari sottobanco con collezionisti stranieri. Nei giorni scorsi, intanto, una decina fra i pezzi rubati è già stata restituita da gente che in buona fede li aveva comprati al Monte dei pegni o in negozi di antichità.
Ermitage, due arresti per il clamoroso furto
Due arresti, un recupero, e cioè il ritrovamento di una icona raffigurante San Serafim Sarovsky in un bidone della spazzatura nei pressi di un commissariato di polizia. La notizia della sparizione dell'Ermitage, il museo di San Pietroburgo, di oltre duecentoventuno pezzi tra monili e smalti preziosi, aveva fatto il giro del mondo il 1 agosto. I sospetti si erano appuntati su una pista interna e la direzione aveva parlato di affare dai risvolti strani. La curatrice del museo, Larissa Zavadskaia, era morta per infarto nell'ottobre scorso.
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