Nello spazio angusto fra i palazzi Giordano (sede della Banca San Paolo Imi ex Banco di Napoli) e Ledà (sede della Fondazione Banco di Sardegna) da qualche giorno operano due grosse pale meccaniche. Hanno appena demolito le strutture interne lasciando intatta la facciata storica che dà su via Carlo Alberto. Ora le ruspe dovranno scavare ancora e scendere per sei metri, il tanto che basta per fare spazio a un'ottantina di parcheggi sotterranei. Sopra sorgerà un complesso di uffici e abitazioni, tutto nel rispetto delle linee architettoniche originarie. Lo stabile, che risale alla fine dell'Ottocento, era di proprietà della Banca d'Italia, poi passato al Monte Paschi di Siena e quindi a una società privata, la sassarese CP costruzioni, che ha così deciso di realizzare l'opera. Prima dell'avvio dei lavori, la Soprintendenza aveva dato all'impresa indicazioni precise, ricordando che i palazzi confinanti hanno un grande valore storico e sono sottoposti a vincolo. «In particolare ha spiegato l'architetto Daniela Scudi - noi avevamo suggerito di evitare l'uso di mezzi meccanici nel timore che eventuali vibrazioni potessero creare problemi alle strutture». Buona parte della questione nasce dalle proteste degli impiegati della San Paolo Imi (ex Banco di Napoli) che nei giorni scorsi, con un comunicato sindacale, si sono lamentati per il rumore causato dalle ruspe. «Avanziamo le nostre perplessità dicono i sindacati in merito alla sicurezza dello stabile e all'entità dell'inquinamento acustico, causa di notevoli disagi per tutti i colleghi e per la clientela». La nota congiunta, trasmessa alle segreterie nazionali, porta, tra le altre, le firme di Renata Masala della Fisac-Cgil e Gianni Porcheddu della Silcea che stanno seguendo la vicenda. C'è dell'altro. Stando alla denuncia dei sindacalisti, sembrerebbe che, dopo l'avvio dei lavori, in una sala al terzo piano di Palazzo Giordano, sia comparsa una lesione su una volta affrescata. Difficile stabilire se a causarla siano state le vibrazioni prodotte dalle ruspe, sta di fatto che la Soprintendenza ha voluto vederci chiaro e ha immediatamente disposto un sopralluogo tecnico. «Abbiamo rilevato prosegue l'architetto Scudino che l'impresa non ha tenuto conto dei nostri suggerimenti e che la parete confinante con Palazzo Giordano è stata raschiata dalla benna delle ruspe». La verifica si è conclusa con una comunicazione scritta con cui la Soprintendenza invita la direzione dell'impresa a sospendere l'uso di mezzi meccanici. Che, considerando l'entità dell'opera, è come dire: fermate i lavori. I titolari della società si difendono sostenendo che tutto è in regola. Non solo, il progettista, l'ingegner Uccio Manconi, ha garantito che «i lavori stanno andando avanti nel pieno rispetto delle delle norme e il cantiere è stato aperto dopo il rilascio di tutte le autorizzazioni previste dalla legge». Non è tutto. Prima di aprire il cantiere, sono stati fatti dei rilievi fotografici all'interno e all'esterno dei due palazzi vincolati. Le foto, accompagnate da una perizia giurata, documentano lo stato delle infrastrutture. «Rilievi e relazione prosegue l'ingegner Manconi sono depositati in tribunale a disposizione per qualsiasi accertamento. Mi sentirei di escludere fin d'ora che quelle lesioni possano essere state provocate dai lavori in corso. In ogni caso conclude il progettista la società si è dotata di una polizza assicurativa che copre anche questo genere di rischio».