Anche la Regione Toscana riparte dall'articolo 116 della Costituzione per ottenere maggiore autonomia in materia, per ora, di ambiente e beni culturali. Non sono dunque solo le Regioni governate dal centro-destra, Lombardia e Veneto in primo luogo (la Sicilia gode già di uno Statuto ampiamente autonomista) a volere imboccare la strada indicata dal Titolo V riformato nel 2000 dal centro-sinistra per arrivare a competenze più ampie su diversi settori. Il primo effetto del "no" alla riforma costituzionale della Cdl nel referendum dello sorso 25 giugno è stato infatti quello di mantenere in vigore l'impianto voluto dall'Ulivo, che offre a ogni Regione l'opportunità di chiedere maggiore autonomia su tutte le materie concorrenti tra Stato e Regioni e su alcune di competenza esclusiva statale. Questo sulla base dell'ultimo comma di un articolo, il 116 appunto, che la riforma del centro-destra cancellava, passando così da un impianto costituzionale di regionalismo "flessibile", fondato sul principio della "autonomia differenziata" sul modello spagnolo, a uno "rigido", che introduceva, tra l'altro, alcuni forti vincoli (interesse nazionale e clausola di salvaguardia). Pur con estrema cautela per la difficoltà di stabilire gli esatti confini tra le materie in regime di potestà legislativa concorrente tra Stato e Regioni elencate nell'articolo 117 della riforma ulivista, le Regioni guidate dal centro-sinistra guardano ora con attenzione alla possibilità di aprire un'ampia riflessione con il Governo in merito al grado di autonomia che la Costituzione vigente consente di acquisire. Nessuno lo dice espressamente, ma la cautela è motivata anche dal timore di offrire alle Regioni del Nord in mano ai "federalisti" del centro-destra un'alibi per chiedere al Governo competenza su moltissime materie e dare così vita a un federalismo a "più velocità", pericoloso per l'unità del Paese. Sul fronte dei beni culturali e dell'ambiente, la Toscana si era comunque mossa già da tempo. Alla fine di luglio del 2003 era stato preparato un progetto per chiedere al Governo Berlusconi maggiore autonomia su queste materie sulla base dell'articolo 116. Visto, però, che la riforma voluta dallo stesso Governo cancellava proprio il 116, la Regione ha deciso di bloccare l'iniziativa e tenerla in stand-by. Ora, dopo il referendum che ha abrogato la revisione costituzionale della Cdl, il progetto ha ripreso quota, nell'ambito di una riflessione più ampia con il nuovo Governo. La Regione è al lavoro per predisporre un documento che tenga conto anche delle novità intervenute recentemente in materia di ambiente e beni culturali. Con la volontà, comunque, di ottenere le competenze previste dalla procedura dell'articolo 116.
Anche la Toscana vuole più poteri
La Regione Toscana sta ripartendo dall'articolo 116 della Costituzione per ottenere maggiore autonomia in materia di ambiente e beni culturali. La riforma costituzionale del centro-destra aveva cancellato l'articolo, ma il referendum che ha abrogato la revisione costituzionale della Cdl ha mantenuto l'impianto voluto dall'Ulivo. La Regione sta lavorando per predisporre un documento che tenga conto delle novità intervenute recentemente in materia di ambiente e beni culturali e che chieda al Governo le competenze previste dalla procedura dell'articolo 116.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo