Il sindaco: senza fondi? Si sapeva dal '94 E il nipote No global: fermare subito i cantieri 14 maggio 2003. L'ex premier Silvio Berlusconi con governatore Veneto Giancarlo Galan all'inaugurazione del Mose a Venezia. Per completare l'opera mancano 2,8 miliardi Le ultime sul Mose riaccendono la polemica. Il governo lancia l'allarme «conti in rosso» e così si rimette in discussione anche la grande opera (30 per cento di lavori compiuti e 37 di denari già spesi) per la salvaguardia di Venezia. L'annosa e controversa questione, vista nelle quinte della Laguna, sembra ricompattare i membri di una famiglia (conflittuale) dal cognome famoso: Cacciari! Cominciando da Massimo, il sindaco-filosofo, continuando con il fratello Paolo, deputato di Rifondazione Comunista, e con suo figlio Tommaso, ventottenne no global. Tutti e tre, pur con accenti diversi, concordano sull'opportunità del fallimento del Mose. "La puntuale ricognizione fatta dal Cipe non fa che confermare quello che affermai nel 1994 - avverte Massimo Cacciati - E cioè che si stava dando avvio a una costosissima impresa senza avere la più pallida idea di dove tirar fuori i soldi necessari, sia per la costruzione che per la manutenzione dell'opera". Aggiunge: "Per essere chiari, la responsabilità di aver imboccato senza ritorno una strada sbagliata va attribuita sia ai governi di centrodestra che a quelli di centrosinistra". «Mi auguro - continua - che questo nuovo allarme sui conti e sui costi serva a far riflettere sul fatto che siamo ancora in tempo a utilizzare quanto realizzato finora con le opere complementari, ripensando radicalmente i passi futuri». Gli fa eco il fratello: «L'abbiamo sempre detto che non c'erano i soldi, il bluff è venuto a galla». Infine, Tommaso, leader delle occupazioni NoMose, dichiara: «Le notizie sulla mancanza di fondi ci confortano. Sono un motivo in più per fermare immediatamente i cantieri». La ritrovata sintonia dei Cacciari è la spia emblematica di come, a Venezia, drammaticamente tormentata dalle acque alte, il centrosinistra abbia da sempre mostrato una sorta di allergia al Mose. Dando preferenza ad altre soluzioni più "leggere". Non va taciuto, tuttavia, che il sindaco in carica (al terzo mandato, dopo aver saltato un giro) in altri tempi era apparso, pur con riflessioni critiche, più aperturista verso il mega-progetto del Consorzio Venezia Nuova. Nella stessa area politica, invece, era e resta favorevole, Paolo Costa (Margherita, parlamentare europeo), predecessore di Cacciari alla guida della città. «Qualcuno spera che non ci siano i soldi, per potersi nascondere dietro la questione economica - sostiene - Prima bisogna chiedersi che cosa serve al Paese, poi si penserà alle risorse e come trovarle. Non il contrario». «Il governo parla di opere prioritarie? Partiamo da quelle avviate come il Mose, altrimenti andrebbero al vento un sacco di soldi», afferma Costa. Le cifre: finanziamento acquisito pari a 1580 milioni di euro, dei quali 1067 già spesi per i lavori fin qui realizzati. «Strutturati e dimensionati per portare a termine - nel 2012, se non vi saranno intoppi - il progetto Mose. Non altro», fanno sapere dal Consorzio. La puntualizzazione non è casuale. E contraddice, a quanto sembra, il cavallo di battaglia dell'attuale amministrazione di Venezia: ovvero quei progetti alternativi, meno costosi e meno impattanti, compatibili, a detta del Comune, con lo stato di avanzamento dei lavori nel cantiere. In altre parole: per fare il nuovo, non si butterebbe via il vecchio? Valuterà il prossimo Comitatone, previsto per settembre. Adesso, la questione sul tappeto è quella dei finanziamenti agli sgoccioli. Il presidente della Regione Giancarlo Galan è durissimo (e ironico) contro la maggioranza e contro Cacciari: «Mentre un governicchio, in cui a prevalere è soltanto Padoa-Schioppa, assomiglia sempre di più a una drogheria sull'orlo del fallimento e non a quell'immagine di raffinato laboratorio di alta economia di cui si favoleggiava, ecco il ritorno alla grande del Sindaco menagramo. Imprecando contro i governi di ogni colore, si capisce che Cacciari non sa fare l'amministratore. Con i fondi già disponibili, si va avanti tranquillamente, visto che i progetti procedono secondo lavori appaltati, cantierati, ultimati; mentre altre nuove fasi di realizzazioni saranno quindi appaltate, cantierate, e ultimate». Anche Franca Coin, presidente di Save Vertice Foundation (dieci anni di attività per la salvaguardia della Serenissima), si schiera per il sì al Mose. «La storia dei soldi che mancano è una scappatoia politica osserva . Che cosa aspettiamo, un'altra alluvione come quella del 1966? Non sono un'esperta, ma mi fido degli scienziati e dei tecnici che hanno studiato e messo a punto il progetto. L'impatto? Di recente sono andata al cantiere, e ho verificato che le opere fin qui realizzate non deturpano l'ambiente. Basta polemiche, andiamo avanti con i fatti».