RAPINO. Che cosa avvenne sei mesi fa alla "Grotta dell'orso volante"? Forse è troppo il tempo intercorso da quel crollo per stabilire oggi la verità. L'Archeoclub d'Abruzzo non ha dubbi, incolpa della distruzione delle vestigia preistoriche del colle di Touta Marouca, l'antica Rapino, l'attività estrattiva con esplosivi che dal dopoguerra a oggi ha disseminato di ferite quel pendìo della Maielletta. Fatto sta che a circa 300 metri in linea d'aria prosegue l'estrazione di pietra calcarea in concessione alla Sad, impresa che insieme alla vicina Edilcave ha licenza che scade senza possibilità di proroga nel dicembre 2008. «Ma le esplosioni sono talmente controllate e disciplinate nella procedura proprio dall'accordo che prevede la cessazione delle attività», osserva il titolare della Sad Emidio Alimonti, «che escludiamo la possibilità del crollo causato dalle onde d'urto. D'altronde», prosegue, «quella grotta la scoprimmo proprio noi, interpellando subito la soprintendenza ai beni archeologici. Proponemmo di effettuare a nostre spese la bonifica del terreno sovrastante, dove c'è tuttora una canalizzazione di acque piovane pericolose per la stabilità idrogeologica, e l'allestimento di un accesso con funi e passerella per consentire il lavoro di studio e successivamente l'utilizzo del sito a fini turistici, visto che da lì partirà la prevista cabinovia della Maielletta. Ma la Regione e il Parco si opposero. Il destino della grotta era così segnato». E la grotta è persa per sempre, con la certezza che non vedranno mai la luce le stratificazioni fossili che lo scheletro dell'orso aveva annunciato. «Oggi l'Archeoclub fa la voce grossa», attacca il sindaco di Rapino, Rocco Micucci, «ma in dieci anni lassù non si è visto nessuno. Si rammaricano della perdita della grotta e noi non possiamo che essere solidali, ma lo fanno oggi che l'attività estrattiva volge al termine con vincoli strettissimi che le imprese hanno sottoscritto, mentre fino a qualche anno fa si scavava senza regole, con piani sottoposti a infinite varianti peraltro quasi mai approvate». L'accordo di dismissione venne raggiunto nel 2004 in prefettura a Chieti tra Comune, Parco della Maiella e le due imprese. Per altri 28 mesi si estrarrà ancora, ma con uso di microcave ritardate elettricamente in luogo delle micce detonanti e con la garanzia della bonifica, il rinverdimento a gradoni dei baratri, man mano che ogni lotto di estrazione verrà completato. «Siamo stati il primo comune abruzzese ad aver preteso il termine senza proroghe, la bonifica e il risarcimento per danno ambientale pregresso, vale a dire un vero e proprio "piano-cave" locale», osserva Micucci, «quindi non possiamo che vedere con sospetto e timore richieste come quella ventilata da qualcuno di bloccare oggi le estrazioni. Per Rapino significherebbe rimanere in mezzo al guado».