PARIGI Vittima del suo stesso successo, del Codice da Vinci, dell'11 settembre, della crescita esponenziale del turismo asiatico e dell'est europeo, la grande piramide di vetro del Louvre è già da rifare. A soli 17 anni, un'inezia in confronto alla vita millenaria delle sue lontane cugine egizie, la faraonica struttura voluta, tra polemiche e ironie, dall'allora presidente Francois Mitterrand, è diventata troppo piccola per il flusso di 7 milioni e mezzo di visitatori che annualmente s'infilano nelle sue scale mobili. Mescolato a loro, l'architetto che l'ha progettata alla fine degli anni '80, Ieoh Ming Pei, ha constatato recentemente che la sua creatura è diventata davvero angusta per tutta quella folla e ha accettato di consegnare al ministro della cultura francese, Renaud Donnedieu, un piano di ristrutturazione entro settembre. I lavori inizieranno nel 2009, dureranno tre anni e non costeranno meno di 65 milioni di euro, ma non impediranno l'accesso al pubblico che, nel frattempo, è atteso sempre più numeroso, fino a superare la soglia dei 9 milioni di turisti nel 2010. L'atrio, ha riconosciuto l'amareggiato architetto, assomiglia sempre più al check in di un aeroporto, con corsie delimitate da cordoni per incanalare la ressa al banco informazioni, alla biglietteria, al metal detector. File dappertutto: al bar, al self service e perfino davanti alle toilette. Le indicazioni non sono chiare, i neofiti si aggirano sperduti nei corridoi: «Così non è più uno spazio gradevole» ha concluso Pei, ormai deciso a ridare ossigeno alla sua Piramide, ma non a rinnegarne le dimensioni iniziali. «Nell'89 andava bene. I visitatori erano 4 milioni all'anno e nessuno avrebbe potuto immaginare un incremento così rapido e massiccio si difende l'architetto, cinese di nascita e americano di passaporto . Né si poteva prevedere l'attentato alle Torri Gemelle, che ha comportato ovunque un rafforzamento delle misure di sicurezza». E Dan Brown non aveva ancora nemmeno iniziato a scrivere il suo Codice da Vinci che, amplificato dalla versione cinematografica, attira al Louvre schiere di appassionati di thriller più che di arti raffigurative. Ma soprattutto, sottolinea con malcelato orgoglio il progettista, non si poteva sapere in anticipo che la Piramide stessa sarebbe diventata un'icona. Altri due ingressi, la porta dei Leoni, verso la Senna, e la galleria del Carrousel, verso me de Rivoli, sono molto meno affollati. Ma, sotto la pioggia o sotto il sole, due terzi dei visitatori preferiscono aspettare nel Cortile di Napoleone di provare l'ebbrezza di passare dal grande lucernaio a punta, che ha ciato a Pei celebrità mondiale. Artefice di opere grandiose, come la Biblioteca John Fitzgerald Kennedy di Boston, la Bank of China di Hong Kong, il Municipio di Dallas in Texas, Pei sa che passerà alla storia esclusivamente per il Grande Louvre e per le sue due piramidi, quella dritta e quella rovesciata, audacemente conficcate nel cuore del museo più visitato del pianeta. Per questo, all'alba dei 90 anni, l'architetto ha accettato di tornare a Parigi a studiarne la trasformazione: non toccherà la struttura di vetro, ha anticipato, ma riorganizzerà la logistica al suo interno, per evitare inutili andirivieni tra uno sportello e l'altro. Biglietterie e guardaroba saranno trasferiti nel corridoio verso il Carrousel dove, secondo il progettista, ci sono cinquemila metri quadri quasi inutilizzati. Il centro informazioni prenderà il posto dell'area di ritrovo per i gruppi, e anche la libreria Flammarion e il ristorante Grand Louvre saranno spostati. Obiettivo finale: la grande rotonda sotto la Piramide dovrà diventare un «luogo di contemplazione», si ripropone Pei, in modo da preparare spiritualmente gli spettatori alle altre trecentomila opere d'arte che li attendono. Ma delle quali, stando ai sondaggi, soltanto la Gioconda e la Venere di Milo impressionano il pubblico più della Piramide. «Fin dall'inizio volevo che fosse soltanto un luogo d'incontro e di conversazione» minimizza Pei, che aspetta a New York una delegazione del museo parigino per approfondire i dettagli dei lavori. Nella speranza che bastino per almeno altri 17 anni.
In troppi al Louvre, Piramide da rifare
Il Louvre di Parigi, considerato uno dei musei più visitati del mondo, sta diventando troppo piccolo per il flusso di visitatori. La grande piramide di vetro, progettata dall'architetto Ieoh Ming Pei, è stata costruita negli anni '80 e da allora ha subito un aumento esponenziale del numero di visitatori, che è passato da 4 milioni all'anno a oltre 7,5 milioni. Per risolvere il problema, Pei ha accettato di consegnare un piano di ristrutturazione al ministro della cultura francese, che prevede la costruzione di nuovi ingressi e la riorganizzazione della logistica all'interno del museo.
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