dedicato a Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa. Il Centro di restauro degli Archivi di Stato è a Roma, al Portuense, in un modesto palazzo di cemento armato Anni 60. L'affìtto è di un milione e mezzo di euro annui, che il proprietario ha già aumentato a due milioni e 640 mila. Dì restaurare la carta s'occupa anche il glorioso Istituto per la Patologia del Libro, sede statale a via Milano, laboratori semivuoti a causa dell'annoso blocco del turn-over deserto quello di fotografìa; in due in quello di fisica; uno appena in quelli dì metallurgia e falegnameria (anzi, chi vi lavora è quasi pensionato). I due Istituti assommano 107 anime. Così, il Capo del Dipartimento da cui essi dipendono ha pensato dì fonderli, almeno logisticamente. Ne ha parlato ai sindacati ed ai responsabili, ne ha ascoltato i consigli e l'iter è a buon punto. L'archeologo Giuseppe Proietti, il dirigente in questione (cui recentemente Francesco Rutelli ha attribuito tutti e quattro i dipartimenti del ministero), farà così risparmiare allo Slato, con il deficit che lo attanaglia, la bellezza di sei miliardi (di vecchie lire) all'anno, senza ricavarne alcun vantaggio, se non la convinzione d'aver compiuto un'opera buona. Una domanda per Prodi e Padoa-Schioppa; sicuri che nella complessa macchina dell'amministrazione statale non esistano altri casi simili a questo, pressoché esemplare?