Fa parte della carica dei cinquantenni del governo Cuffaro. Lino Leanza di anni ne ha 49. Sposato, una figlia, Gaia, viene da una numerosa famiglia di Maletto (è ultimo di sei figli). E' un politico con una grande forza personale. Gli hanno affidato l'assessorato regionale ai Beni culturali che è una bella rogna perché deve vedersela con i sovrintendenti «alcuni dei quali agiscono come vicerè», con i custodi dei beni archeologici che certe domeniche spariscono nel nulla, con le irrequiete maestranze dei teatri lirici, con la carenza di risorse. «Io speriamo che me la cavo - dice - basandomi su due direttrici, programmazione e concertazione, anche perché spesso è capitato che nello stesso giorno ci siano stati eventi a Taormina, a Catania, a Siracusa, a Caltanissetta e la gente non sapeva più dove andare, poi magari si susseguivano vuoti di 4-5 giorni. Agiremo in sinergia con l'assessorato al Turismo con un tavolo permanente, forse al mercoledì, per dialogare su tutto. Se dobbiamo fare un prodotto, dobbiamo coordinarlo insieme per uno sviluppo partecipato. Beni culturali e Turismo sono due ruote di una stessa carrozza». In particolare per il problema della custodia dei siti «c'è una possibile soluzione perché ho parlato con i sindacati che sono d'accordo, abbiamo anche trovato le risorse per pagare i festivi e il notturno, per cui i musei e i siti archeologici di maggiore interesse turistico saranno sempre aperti anche a tarda sera. E' una fase di sperimentazione d'accordo con il sindacato, mi auguro che diventi sistema. Per i tanti problemi piccoli e grandi delle Soprintendenze abbiamo disposto immediatamente che abbiano un fondo spese di Economato perché è assurdo che per acquistare carta o biro debbano fare richiesta alla Regione. Poi a fine anno presenteranno il rendiconto delle spese. Certo con alcune Soprintendenze, dove pure ci sono alte professionalità che lavorano con entusiasmo perché fanno un lavoro che gli piace e per cui hanno studiato, non tutto fila liscio. Stiamo valutando l'ipotesi di istituire super-Sovrintendenze per i tre Valli in cui un tempo era divisa la Sicilia, il Val di Noto, il Val di Mazara e il Val Demone. Occorre trovare formule nuove, come ad esempio il circuito archeologico formato da Selinunte, Segesta e Valle dei Templi. L'idea è di non mummificare, ma permettere la fruibilità dei beni archeologici, altrimenti questo grande patrimonio non avrà alcun riscontro pratico. Dobbiamo arrivare al punto che dove c'è un bene archeologico, esso serva alla ricchezza del territorio». Il suo predecessore all'assessorato, Alessandro Pagano, ha attuato una intelligente propaganda all'estero portando il Satiro di Mazara in Giappone e le tele di Antonello da Messina al Met di New York. «Lo faremo anche noi con una particolarità, noi diamo un capolavoro e loro ce ne prestano un altro, uno scambio alla pari. Il Louvre vuole il Satiro e sarebbe la più alta delle consacrazioni, ma anche il Louvre deve darci qualcosa perché altrimenti si rischia a Mazara il crollo delle presenze. I grandi musei debbono capire che anche la Sicilia è un museo all'aperto». Da anni si parla di istituire una Fondazione per il Bellini di Catania. Si farà? «Bisogna fare un discorso complessivo perché le Fondazioni non funzionano in nessuna parte. Quindi o il Bellini viene riconosciuto in prima fascia tra i più grandi teatri d'Italia, per come merita, e lo chiederò al ministro Rutelli anche perché ci sono Regioni che ne hanno due di prima fascia, oppure nell'attesa il Bellini deve tornare ad essere Ente lirico. L'unica cosa che non si deve fare è restare come è in questo momento, né carne, né pesce: per legge è una Fondazione, mentre dal punto di vista operativo è Ente lirico, finanziato dalla Regione con 21 milioni. Per il riassetto del Bellini ho nominato il commissario straordinario Sergio Gelardi, il mio vicecapo di Gabinetto, e andrà a sostituire il commissario Pennino, che ringrazio per la sua fattiva opera, ma voglio agire in assoluta discontinuità». Un altro punto dolente: Catania è la sola grande città italiana che manca di un museo. «Già nei prossimi mesi andremo sul concreto per un museo regionale. E' stato individuato lo storico e grandissimo edificio dei gesuiti che attualmente ospita l'Istituto delle Belle Arti in via Crociferi, di fronte alla chiesa di San Giuliano. Bisognerà trovare un altro edificio per gli studenti, ma la sede del museo sarà quella. Presto Catania avrà il suo museo. Pensi che abbiamo tantissime opere accatastate negli scantinati». Invece il Castello Ursino resta una magnifica incompiuta. «Non dipende dalla Regione, ma dal Comune e dalla Soprintendenza. Ogni volta che sembra essere pronto spunta una consulenza in più che fa perdere altro tempo. Riunirò gli enti che hanno un ruolo nella vicenda per vedere se ci sono le condizioni per aprire almeno il piano terra e il primo piano, perché se aspettiamo che il Castello Ursino apra al completo tutti i suoi saloni avverrà chissà quando. Nei prossimi giorni apriremo le Terme Achilleane di Piazza Duomo, ma prima di aprirle voglio garanzie che si inaugurano e siano sempre visitabili». Da decenni si cerca il Caravaggio rubato a Palermo. Lei pensa che si possa mettere una taglia? «Perché no? Dobbiamo trovare la forza di far rientrare i nostri capolavori in Sicilia. E mi auguro che la vertenza instaurata con il Paul Getty museum e con il Met di New York porti alla restituzione dei beni depredati». A piazza Stesicoro, al centro di Catania, c'è un anfiteatro romano sotterraneo unico al mondo la cui fruibilità sarebbe grandemente migliorata abbattendo due palazzotti ottocenteschi di nessun pregio. Lei è in grado di convocare degli esperti per vedere se e come questo grande monumento possa essere portato alla luce? Nel sottosuolo di Catania ci sono monumenti dell'antica Roma assolutamente straordinari. «Dopo agosto metterò tutti gli studiosi che hanno memoria storica attorno a un tavolo. Bisogna trovare ipotesi praticabili, senza fare annuncio di cose che non si faranno mai. Dobbiamo capire concretamente se si può fare. Dirò agli esperti di presentare dei progetti fattibili, e sul migliore di tutti lavoreremo. Io per primo».