Cacciari:"Danni irreversibili". La Procura apre un'inchiesta BRUXELLESAltri guai, e stavolta dall'Europa, per il «Mose» di Venezia. Non solo non ci sono i soldi per finirlo, secondo quanto ha detto il governo italiano, ma il grande sistema di dighe mobili attualmente in costruzione, pensato per salvare la città dalle acque alte, non convince nemmeno l'Europa che lo «processerà» sui banchi di Bruxelles. La risposta alle contestazioni della Commissione Europea, inviata dall'ex sottosegretario alla Presidenza del consigli o Gi anni Letta sul finire del governo Berlusconi, non è bastata a fugare i dubbi e a far archiviare la procedura di infrazione aperta lo scorso dicembre dall'Europa contro l'Italia, accusata di aver violato la direttiva Cee sul deterioramento degli habitat e la conservazione degli uccelli selvatici. E intanto un fascicolo sui lavori del Mose lo ha aperto anche la Procura di Venezia: «Faremo tutti gli accertamenti necessari in modo da stabilire se siano stati commessi eventuali reati penali» dice il Procuratore Vittorio Borraccetti. «La Commissione non ha ancora preso una decisione sul seguito da dare alla procedura di infrazione», spiega il commissario europeo per l'ambiente Stavros Dimas. Sul suo tavolo, la pratica Mose si è arricchita di due nuovi dossier. Uno gliel'ha inviato il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, per denunciare «la manomissione dell'ambiente naturale che sta provocando sostanziali alterazioni morfologiche dell'ambiente lagunare e dei litorali, per molti aspetti irreversibili», e la «non conformità degli interventi del Mose con la strumentazione urbanistica vigente», che hanno prodotto la «perdita di porzioni di habitat di interesse comunitario». Per Cacciari, il caso del Mose è «ancora più grave» che per altre opere, perché «si sta procedendo senza un progetto d'insieme approvato». Colpa, dice, sia dei governi di destra che di sinistra, che «hanno voluto proseguire su una strada sbagliata, dando avvio a una costosissima impresa senza avere la più pallida idea da dove tirar fuori i soldi». L'altro dossier l'hanno inviato alla UE le stesse associazioni che avevano chiesto la procedura di infrazione: Wwf, Lipu, Italia Nostra, Verdi, Ecoistituto del Veneto. In un documento di 24 pagine di «controdeduzioni» agli 11 punti delle tesi di Letta, giudicate «infondate, parziali, insufficienti, omis-sive», in cui il governo Berlusconi dichiarava di aver «pienamente preso in considerazione le esigenze della salvaguardia degli equilibri ambientali», chiedono che il progetto del Mose venga «interamente riformulato», e che la procedura di infrazione «non venga archiviata» perché i rischi di perdita di habitat e di «valori biogeografici faunistici» che deriverebbero dalla costruzione delle opere «sono da considerarsi altamente significativi e in parte irreversibili». Non solo. Secondo i tecnici del ministero dell'ambiente, «potrebbe essere un elemento ostativo» all'archiviazione della procedura di infrazione, la «mancata formalizzazione dell'individuazione dell'intera laguna di Venezia come zona di protezione speciale Zps» secondo la direttiva Cee. Gli ambientalisti propongono una moratoria delle opere «irreversibili» del Mose, per valutare soluzioni alternative di minore impatto e di costi più contenuti. Secondo Cacciari, «siamo ancora in tempo a utilizzare quanto realizzato fino ad ora con le opere complementari, ripensando radicalmente i passi futuri». «Menagramo, nessuno chiuderà i cantieri» gli ribatte il presidente Veneto Giancarlo Galan. Ma gli ambientalisti sperano che, se non sarà la mancanza di fondi, il Mose lo fermerà l'Europa. Per proteggere gli uccelli, (r.b.)
Ora è l'Europa a dire no al Mose : "Viola le direttive ambientali"
La Procura di Venezia ha aperto un'inchiesta sul Mose, il grande sistema di dighe mobili costruito per salvare la città dalle acque alte. Il governo italiano ha affermato di non avere i soldi per finirlo, ma l'Europa ha aperto una procedura di infrazione per violazione della direttiva CEE sul deterioramento degli habitat e la conservazione degli uccelli selvatici. Il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, ha denunciato la manomissione dell'ambiente naturale e la non conformità degli interventi del Mose con la strumentazione urbanistica vigente. Le associazioni ambientaliste hanno chiesto la procedura di infrazione non venga archiviata e hanno proposto una moratoria delle opere irreversibili del Mose.
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