Dopo quelle di Atene e Venezia, ecco la Carta di Cracovia (2000). Arriva dopo che in tutto il mondo si svolge il più intenso periodo di esperienze teoriche e pratiche sul restauro. In Italia, la seconda Carta del restauro dello Stato italiano, ispirata alla Teoria di Brandi (1963), è del 1972. Due anni dopo, la tutela e la conservazione diventano fini primari del primo ministero che si occupa specificatamente di Beni Culturali, presieduto da Giovanni Spadolini. Gli anni seguenti sono segnati da un'inversione di tendenza rispetto alla passività con cui si era assistito allo scempio del patrimonio storico-artistico e ambientale nazionale, con una crescita qualitativa e quantitativa degli interventi di tutela, con nuove leggi a rafforzare l'efficienza delle precedenti (la legge Galasso per il territorio è del 1985), e soprattutto con una crescita della coscienza civile su alcuni argomenti. Ma sono passi ancora insufficienti a contrastare ignoranze diffuse, volontà di speculazione e incapacità amministrative che si riscontrano a livello di enti locali come di organi periferici dello Stato. La Carta di Cracovia ha precisato l'evoluzione in senso «non estetico», ma più largamente «culturale», acquisita da alcune nozioni fondamentali del restauro. Negli Allegati e definizioni della Carta, si legge che «il restauro è il singolo intervento sul singolo manufatto del patrimonio, tendente alla conservazione della sua autenticità e alla acquisizione di esso da parte della collettività» (voce F). «Per autenticità di un monumento», invece, «s'intende la somma dei suoi caratteri sostanziali, storicamente accertati, dall'impianto originario fino alla situazione attuale, come esito delle trasformazioni avvenute nel tempo» (voce C). La concezione del patrimonio universale come entità culturale viene chiarita nella parte riguardante i «Differenti tipi di patrimonio costruito»: «L'obiettivo della conservazione dei monumenti e degli edifici storici, in un contesto urbano o rurale, è il mantenimento della loro autenticità e integrità anche negli spazi interni... Tale conservazione richiede un progetto di restauro che definisca i metodi e gli obiettivi...» (punto 6). «Le città e i villaggi storici, nel loro contesto territoriale, rappresentano una parte essenziale del nostro patrimonio universale, e devono essere visti nell'insieme di strutture, spazi e attività umane, normalmente in un processo di continua evoluzione», anche se gli edifici non avessero «un elevato valore architettonico in sé stessi» (punto 8). «Il paesaggio inteso come patrimonio culturale risulta dalla prolungata interazione nelle diverse società tra l'uomo, la natura e l'ambiente fisico», testimoniando di tali rapporti (punto 9). Un'attenzione nuova (riprendendo un principio della Carta di Atene) viene rivolta al coinvolgimento nella «Gestione»: la pluralità di valori del patrimonio universale necessità di una «struttura di comunicazione che assicuri la reale partecipazione degli abitanti a tale processo, oltre a quello degli specialisti e degli amministratori», (punto 12). Parole lucide e chiare, ma che nella pratica determinano problemi ancora molto difficili da risolvere.
La Carta di Cracovia
La Carta di Cracovia (2000) rappresenta un passo importante nella tutela del patrimonio culturale e artistico. La Carta è stata sviluppata dopo un periodo di intenso dibattito teorico e pratico sul restauro. In Italia, la seconda Carta del restauro dello Stato è stata approvata nel 1972. La Carta di Cracovia ha precisato l'evoluzione del restauro e ha chiarito l'importanza della conservazione della autenticità e integrità dei monumenti e degli edifici storici. La Carta ha anche sottolineato l'importanza del coinvolgimento della comunità locale nella gestione del patrimonio culturale.
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Bene culturale
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