Fernanda Pivano: «Non cancelliamo quei momenti di pace» "Non sono per niente d'accordo. I concerti "devono continuare a riempire le nostre piazze». Fernanda Pivano, la musa italiana della beat generation, è categorica (o meglio «severa» come preferisce definirsi). Per lei, in fondo, i rischi che possono correre monumenti e opere d'arte sembrano essere davvero minima cosa. «I concerti sono l'unico modo che la gente, e i giovani soprattutto, possono avere oggi per esprimere pensieri che non siano di guerra, ma di pace. Ogni concerto è così un'occasione di progresso». E lei, amata da Fabrizio De Andre come da Vasco Rossi, sembra guardare con un occhio di riguardo proprio ai cantautori: «Le loro canzoni parlano di amore e di felicità, perché privarsene? È già così difficile sentire parole che non siano di violenza oppure dì sopraffazione». L'ideale risposta di Nanda alla proposta di Salvatore Settis di vietare le nostre piazze ai big della musica popolare (Gianna Nannini, Stìng o Francesco De Gregori che siano) passa dunque prima di tutto dal cuore: «Bisogna cercare ogni possibile modo per aprire gli orizzonti della nostra anima a qualcosa che non sia distruttivo. Anche Bach andrebbe bene, ma la musica popolare riesce ad avvicinare un maggior numero di persone». E tutto sembra ancora una volta riportare, almeno per la Pivano, alla grande angoscia che ci attanaglia: «Oggi non si sente parlare che di morte, di violenza o di guerra. Perché allora privarsi di un po' di musica che ci aiuti a pensare finalmente a qualcosa di bello. Anche soltanto per un'ora, anche soltanto per il tempo di un concerto».