Solo fino a qualche anno fa il Campidoglio di centrosinistra era «assediato» politicamente da un governo, una Regione e una Provincia di centrodestra. Una guerra tra istituzioni pubbliche non è pensabile: ma certo ha pesato la circostanza che il sindaco Veltroni, per un po' di tempo, si doveva rivolgere a Berlusconi. Storace e Moffa (entrambi di An) per affrontare certi problemi della Capitale. Per carità, correttezza formale da parte di tutti. Ma nessuna solidarietà concreta. Il presidente della Regione arrivò un giorno a promettere che i poteri speciali di sua competenza li avrebbe concessi al sindaco «solo nel 2011», quando al termine di un secondo mandato Veltroni se ne sarebbe volato a fare il volontario in Africa. Minaccioso e beffardo. Storace ha dovuto però assistere alla progressiva caduta degli «assedianti»: prima Moffa, poi se stesso, infine il Cavaliere. Gasbarra (Provincia di Roma) e poi Marrazzo (Regione Lazio) hanno creato omogeneità politica con il Campidoglio favorendo la collaborazione istituzionale. Oggi, ad esempio, il Comune di Roma non deve dipendere dalla Pisana per approvare le sue norme urbanistiche. Prodi completa l'affinità politica dello scacchiere in cui si muove il sindaco della Capitale e i risultati si vedono. Di «poteri speciali» per la Capitale si parla da una ventina d'anni e finalmente il governo ne crea le condizioni, anche se la premessa è preoccupante: si indica uno «stato d'emergenza ambientale». Il premier onora un impegno elettorale richiesto dallo stesso Veltroni che si rivolse anche a Berlusconi senza però ottenerne attenzione. Basterà la formazione a poker per favorire la soluzione dei problemi di Roma? Giustamente il centrodestra annota che la concessione dei «poteri speciali» toglierà ogni alibi ma non esaurisce il problema: per Roma Capitale ci vuole un riconoscimento più solido, una completa riforma costituzionale che, aggiungiamo noi, superi la fase incerta in cui giace il ruolo della Capitale. Certo, occorre anche questo. Ma intanto i ministri Rutelli e Di Pietro sbloccano i finanziamenti del Maxxi (il futuro museo romano per l'arte contemporanea), centellinati dal governo precedente. E sicuramente l'antipatia della Lega per Roma non ostacolerà più la collaborazione dello Stato con la sua città-simbolo. Non resta che sperare che l'omogeneità politica eviti i rischi del conformismo: mancanza di stimoli, di idee, di controlli, di trasparenza. Sarebbe un guaio peggiore della mancanza di cooperazione istituzionale.
L'esecutivo e la Capitale. L'ASSEDIO È FINITO
Il Campidoglio di centrosinistra era assediato politicamente da un governo, una Regione e una Provincia di centrodestra. Il sindaco Veltroni si rivolse a Berlusconi per affrontare problemi della Capitale. La Regione di Lazio promise poteri speciali solo nel 2011. Con il tempo, la politica locale si è cambiata, con Gasbarra e Marrazzo che hanno favorito la collaborazione istituzionale. Oggi, il Comune di Roma non dipende dalla Provincia di Roma per approvare le sue norme urbanistiche. Il governo ha creato le condizioni per la concessione dei poteri speciali per la Capitale, anche se la premessa è preoccupante. Il centrodestra annota che la concessione dei poteri speciali non esaurisce il problema di Roma.
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