Chiunque manometta o apra la mia tomba, o rubi i miei gioielli, prego gli dei degli inferi che la sua anima, dopo la morte, sia costretta a vagare sotto il sole infuocato. Senza sonno e per sempre... Così recita una tavoletta di argilla proveniente da tombe scoperte nel 1989 e appartenente al tesoro assiro di Nimrud, nel nord dell'Iraq. Che è stato ritrovato intatto nel caveau della Banca centrale di Baghdad. Lo conferma Pietro Cordone, responsabile del Dipartimento degli affari culturali dell'Orha (Office of Reconstruction and Humanitarian Assistence). Dopo il saccheggio del Museo di Baghdad e le ruberie nella stessa banca, si temeva il peggio. Fortunatamente i saccheggiatori non sono riusciti a scardinare il caveau, dove erano stati nascosti i reperti più preziosi del grande patrimonio archeologico iracheno. Raggiunto telefonicamente, Pietro Cordone non nasconde la sua emozione: «Che spettacolo indimenticabile: 615 oggetti d'oro, tra cui bracciali con chiusure ancora funzionanti, collane tempestate di pietre dure, e poi orecchini, specchi». E gli altri oggetti preziosi del Museo nazionale? «Tutti salvi. Erano stati sistemati in 178 casse nei depositi blindati». Con questo tesoro ritrovato e le centinaia di reperti rubati e in seguito restituiti, quando pensate di riaprire il Museo? «Fra circa due, tre settimane. I gioielli saranno presentati alla stampa internazionale in una delle sale ripulite, mentre stiamo provvedendo all'allestimento di due gallerie protette da sistemi antifurto per esporre i reperti più significativi della civiltà sumerica». Cosa sta accadendo nel resto dell'Iraq? È vero che i tombaroli sono tornati in forze? «Le peggiori previsioni si stanno verificando. I primi pattugliamenti con elicotteri hanno rivelato una frenetica attività di scavi illegali a Ur, Uruk, Ninive. Di giorno e di notte». E' stato calcolato in oltre 2 mila il numero dei trafficanti attivi. Come si pensa di arginare questo fenomeno? «In tre modi: potenziamento dei sorvoli in elicottero; presenza di marines nei luoghi più importanti, con la facoltà di arrestare chi viene colto con le mani nel sacco; riorganizzazione di una rete di custodi armati in varie località, sottoposti all'autorità dì capi-tribù locali». E il resto dei musei sparsi nel paese? «Per la maggior parte sono chiusi. Al momento è l'unico modo per controllarli». Il suo dipartimento prevede la collaborazione di altre figure professionali? «Certamente. Stanno per arrivare Giuseppe Proietti, direttore generale per l'Archeologia al ministero per i Beni culturali, e Giuseppe Marseglia, del Nucleo tutela patrimonio artistico dei Carabinieri; ma accanto a me ci sono già funzionati locali, un esperto americano e due inglesi». E nessun rappresentante del Centro Scavi di Torino, che collabora con gli archeologi iracheni da quarantenni? «Per ora nessuna attività di ricerca di alcun istituto è stata autorizzata. La situazione è ancora precaria per l'ordine pubblico e persiste il coprifuoco. Ma in futuro le cose cambieranno».