L'appuntamento è per il 2 giugno 2007, quando abitanti e turisti della capitale potranno raggiungere il punto più alto del Complesso del Vittoriano, la Terrazza delle Quadrighe che nella complessa iconografia del monumento, dedicato a Vittorio Emanuele II, simboleggiano l'unità e la libertà. "La più bella terrazza del mondo", secondo il ministro per i Beni e le Attività culturali, Francesco Rutelli, sarà infatti accessibile grazie a due ascensori in cristallo trasparente, dalla struttura autoportante e non ancorati al monumento, che saranno posti al centro del corridoio tra il Sommo Portico del Vittoriano e il prospetto laterale dell'attiguo Convento dell'Ara Coeli. Gli ascensori che condurranno ad un'altezza di oltre 62 metri sono parte integrante del progetto di restauro e valorizzazione del complesso presentato dal titolare del dicastero dei Beni culturali, il vicepremier Rutelli. "Si tratterà ha spiegato Rutelli di ascensori moderni con un bellissimo disegno che non saranno visibili da piazza Venezia e si adatteranno perfettamente all'architettura del monumento". Per determinare la capienza degli elevatori sono stati effettuati studi di comparazione con i collegamenti verticali esistenti ed il numero di visitatori giornalieri di alcuni fra i più importanti monumenti del mondo, come la Cupola di San Pietro, la Tour Eiffel, il campanile di San Marco e l'Empire State Building di New York. Il Vittoriano dunque come la celebre torre parigina. Con la possibilità per i turisti "di ammirare ha proseguito il vicepremier un panorama senza eguali al mondo. Che spazia dalla Roma imperiale e dai Fori fino alle cupole barocche e del centro storico e alla moderna architettura dell'Eur". Un anno di lavori per liberare dall'anidride solforosa e dall'ossido di rame i rilievi e le quadrighe restituendo la terrazza alla città. Ma il progetto prevede anche la riqualificazione degli spazi per ospitare nuove mostre d'arte, la creazione di due sale conferenze e il consolidamento statico delle strutture, dal momento che le ali laterali hanno avuto nel corso degli anni un assestamento diverso rispetto al corpo centrale. Il piano architettonico porterà anche ad un futuro collegamento diretto con la nuova linea della metropolitana attualmente in costruzione sotto via del Fori Imperiali. Il progetto mira a ripristinare l'obiettivo originario che già in fase progettuale il giovane architetto marchigiano Giuseppe Sacconi, vincitore del bando di concorso per il progetto di una statua equestre di Vittorio Emanuele II indetto nel 1882, aveva voluto perseguire rappresentando nei suoi schizzi le terrazze del Vittoriano come un "foro" aperto ai cittadini, una sorta di piazza sopraelevata nel cuore della capitale, sul modello dei grandi santuari dell'età classica. Oggetto di feroci critiche e considerato da molti urbanisti simbolo di una mediocre architettura, il complesso venne inaugurato nel 1911, in occasione del cinquantesimo anniversario di Roma capitale a quasi trent'anni dalla posa della prima pietra avvenuta il 22 marzo 1885. Una lunga e travagliata gestazione su cui incisero le difficoltà burocratiche legate alle espropriazioni, i finanziamenti parziali e le continue modifiche del progetto iniziale. Il cui impatto sull'assetto urbanistico dell'area fu notevole. Fin dal 1885 ebbero infatti inizio le prime demolizioni sul Colle Capitolino per liberare la zona sulla quale sarebbe stato eretto il monumento. Furono così abbattute la Torre di Paolo III, il cavalcavia di collegamento con palazzo Venezia, i tre chiostri del convento dell'Ara Coeli e tutta l'edilizia minore presente sulle pendici del Campidoglio. Cui seguirono lo spostamento del palazzotto Venezia e della Chiesa di San Rita per garantire la visuale completa del monumento dalla piazza. Costruito con botticino Mattina di Rezzato e non in travertino, secondo le impostazioni progettuali di Sacconi, il complesso subì però continui ripensamenti e i lavori per il completamento dell'opera si protrassero ben oltre il 1911 fino al 1935. Ma, già a partire dal 1900, il Vittoriano conobbe le prime lesioni dovute alla particolare conformazione del colle Capitolino, percorso da cunicoli e gallerie che resero necessario il ricorso a gigantesche opere di fondazione. Che non riuscirono però a garantire al "simbolo dell'identità nazionale" la completa stabilità.