Un'estate nera per i musei russi, solo in parte compensato, dall'apertura di un nuovo, grande museo nella capitale. Due notizie brutte e una buona. Cominciamo secondo la nota legge mediatica da quelle brutte. La prima: il 26 luglio un incendio, causato da un fulmine, divampa nella Villa-Museo del grande poeta ottocentesco Tjutchev, a Muranovo, fuori Mosca, dove egli abitò. Vanno distrutte due tele dei grandi paesaggisti russi dell'Ottocento Ajvazovskij e Levitan. Una ventina di altri dipinti di altri noti pittori russi sono danneggiati, al pari di un gran numero di volumi e manoscritti della biblioteca e archivio. La riapertura è prevista tra un anno, come minimo. La seconda: due giorni dopo, la direzione del pietroburghese Hermitage, uno dei più grandi musei del mondo, ufficializza la sparizione di 221 oggetti d'arte, emersa a seguito della verifica di controllo di alcuni depositi (khranilishcha) della "sezione russa" del Museo, iniziata un anno esatto fa. Si tratta, innanzi tutto, di un centinaio di icone del secondo Ottocento e primo Novecento. Il resto sono oggetti d'uso quotidiano e domestico, suppellettili sacre, miniature smaltate con ritratti anche di epoca petrina. Tutti lavori di grandissimo pregio, realizzati da maestri e laboratori dell'artigianato artistico. Per lo più appartenevano alla famiglia imperiale. Il valore - minimo - è stato calcolato dalla direzione del Museo in 130 milioni di rubli (circa 5 milioni di dollari). I sospetti si appuntano sul personale del Museo addetto alla conservazione dei depositi dove si trovavano gli oggetti scomparsi. Quattro persone, sembra. Nell'Urss l'unico conservatore e collezionista d'opere e oggetti d'arte era lo Stato, che li aveva espropriati e nazionalizzati. Il patrimonio artistico statale è perciò immenso. L'Hermitage dispone di 3 milioni di "pezzi". Di questi, è esposto solo il 5, che è anche il solo ad essere assicurato. 2.850.000 oggetti d'arte, quindi, si trovano custoditi, senza assicurazione, in depositi sottoposti al controllo permanente di specifici addetti o khraniteli conservatori), che, in teoria, ne rispondono collettivamente. Di una parte degli oggetti rubati moltissimi di dimensioni piccole e minime, facilissime ad essere portate fuori risulterebbero tuttora "conservatori" degli addetti defunti e non rimpiazzati. Il problema da affrontare è quello della enormità dei fondi a fronte di una seria carenza sia di efficaci e moderni mezzi di protezione e conservazione, sia di personale. Pagato, quest'ultimo, una miseria l'equivalente di 100-200 dollari al mese per la maggior parte di loro. È un umiliante nulla per persone, specialisti, chiamate a proteggere beni di grandissimo, a volte inestimabile, valore. Tali beni sono divenuti oggetto degli appetiti di antiquari senza scrupoli che operano in un diffuso mercato "nero", i cui clienti sono per lo più i "nuovi ricchi". Che spesso amano ostentare il loro nuovo stato sociale, con oggetti rari e preziosi. Addirittura, il ministro degli interni Rashid Nurgaliev ha preso la direzione delle indagini, inviando a San Pietroburgo i migliori investigatori del settore. Il "vulnus" è stato inflitto a Pietroburgo, l'amatissima città del Presidente Putin. Dovrà essere riparato al più presto. Intanto, giovedì scorso, una delle icone più belle tra quelle rubate è stata trovata, in un bidone dell'immondizia. Vicino a un comando di polizia. Segno che qualcuno già si è impaurito. Veniamo alla notizia buona, quella che non può che rallegrare enormemente gli appassionati di arte moderna. E' stata inaugurata a Mosca, il primo agosto, con importanti presenze, coreografie e musiche, la "Galleria d'arte dei paesi d'Europa e d'America dei secoli XIX e XX". Nome un po' farraginoso per un museo nuovo e bello messo in piedi appositamente per esporre le opere prima ospitate, in spazi strettissimi, nelle sempre affolatissime cinque sale poste, finora, al secondo piano del grande Museo "Pushkin". Ora esse hanno trovato ben più ampio e arioso spazio in ventisei sale disposte su tre piani in un edificio a parte di via Volkhonka 14, che è una dépendance della villa dei principi Golitsyn. La stessa in cui si trova il "Pushkin". Cinque nuove e luminose sale ospitano, rispettivamente, capolavori di cinque maestri: Cézanne, Van Gogh, Gauguin, Matisse e Picasso. La nuova Galleria è una sorta di rifondazione del leggendario Museo statale della nuova arte occidentale (Gmzi). Fu il primo museo al mondo dedicato solo all'arte contemporanea. Fu creato subito dopo la Rivoluzione d'Ottobre a Mosca, grazie all'esproprio delle collezioni private dei grandi collezionisti Morozov e Shchukin, nazionalizzate (o socializzate) - al pari di tutti i beni e le opere d'arte private - dal nuovo potere bolscevico. Quel museo fu chiuso nel 1948, in pieno zdanovismo. Lo si accusò di costituire un centro delle tendenze "formaliste" e "borghesi" nelle arti figurative. Le opere furono sparse tra il "Pushkin", l'Hermitage e i magazzini. La nuova Galleria, quindi, ospita le opere dell'impressionismo francese e delle tendenze innovatrici successive (cubisti, fauves). Era il clou delle preziose collezioni di Morozov e Shchukin. I due ricchissimi uomini d'affari le avevano acquistate durante i loro frequenti soggiorni a Parigi, investendo con audace intuito in artisti allora poco conosciuti e in opere che a quel tempo facevano scandalo per le la loro novità e i loro temi. La Galleria espone anche opere dell'Ottocento romantico, quale premessa del modernismo. Troviamo Goya, Lawrence, Caspar David Friedrich, Delacroix, Géricault. E poi Daumier, Courbet, Corot. E grandi russi del Novecento, come Kandinskij e Chagal. Tra gli italiani del XX secolo spiccano i De Chirico e i Guttuso. Questa inaugurazione attesta (al pari dei rinati cinema e teatri) la vivacità culturale e artistica della Mosca dei primi Duemila, in grande ripresa dopo gli sciagurati anni Novanta. Purtroppo si fanno sentire ancora le conseguenze di quel decennio funesto per musei, archivi e istituzioni culturali, colpiti dal crollo dei finanziamenti statali, da disastri provocati dall'obsolescenza delle strutture e dei mezzi di conservazione, dall'incuria, se non da veri e propri saccheggi. Ne sono prova le due notizie cattive di fine luglio.