Sarà Paolo Costa il Gheddafi di Umberto Agnelli? Il sindaco di Venezia si offre di subentrare alla Fiat nella gestione di Palazzo Grassi, il centro espositivo sul Canal Grande controllato al 100 per cento dalla casa torinese. E il Dottore subentrato all'Avvocato prende tempo per pensarci. Palazzo Grassi è un gioiello, ma costa. Ovvero perde: tra i 4 e i 5 milioni di euro l'anno. La linea strategica dell'azienda in crisi è di alleggerirsi da ciò che non frutta denari e non rientra nel core business. Lo aveva anticipato a marzo Gabriele Galateri, nel suo interregno al timone dopo la morte di Giovanni Agnelli. Lo ha confermato il 10 maggio a Venezia il presidente stesso di Palazzo Grassi Spa, Cesare Annibaldi: «Palazzo Grassi non rientra nel perimetro delle società su cui la Fiat sta investendo per il suo futuro». Annunciando il prolungamento al 6 luglio della mostra "I Faraoni", prima di un periodo di chiusura per lavori di manutenzione. Troppi segnali per far finta di nulla. L'apertura della mostra (sinora quasi 600 mila visitatori) stiracchiata a nove mesi. Una chiusura diplomatica per altri 14 mesi. La riapertura con una rassegna su Dalì non prima del settembre 2004. Il sindaco Costa si allarma e fa pressione. Dichiara il suo assessore alla Cultura, Armando Peres: «Se la Fiat lascia chiuso Palazzo Grassi più di un anno il brand si impoverisce, il turismo ne soffre, il danno d'immagine è certo: per Venezia e per la Fiat. Chiudono per risparmiare sui costi fissi? Posso capire, ma il danno resta. E il Comune è impegnato a evitarlo». Palazzo Grassi è in sofferenza da tempo, dopo alcune mostre sbagliate ("Puvis de Chavannes") e onerose ("Balthus") e la morte del suo Richelieu, Giovanni Agnelli. Oggi è retto da un presidente, Annibaldi, uomo dell'Avvocato, e da un vicepresidente, Giuseppe Donegà, manager operativo cresciuto alla Fiat, che hanno le mani legate. Manca il direttore culturale, l'anima, il motore: Paolo Viti lo è stato per anni, si è dimesso per motivi di salute, lasciando un buco e la Fiat non ha scelto il sostituto. Tastato il polso di Annibaldi, Costa ha scritto a Umberto Agnelli per dirgli: se volete vendere, siamo pronti a comprare; se volete uscire in parte, possiamo entrare come partner gestore. La risposta del Dottore è stata: grazie, ma per ora abbiamo altre priorità, risolveremo Palazzo Grassi entro il 2005. Il Comune freme. Si offre con partner robusti, il Casinò e la Fondazione Cassa di Risparmio di Venezia. Il cui presidente Giuliano Segre precisa: «Per statuto la Fondazione non investe in immobili ma prevede iniziative nei beni culturali. Come possibile gestore siamo disposti a studiare un progetto di subentro, totale o parziale. Sappiamo, come lo sa la Fiat, che le attività culturali sono in perdita. E qui il valore positivo dell'investimento è abbattuto dal valore attuale delle perdite future. Ma queste possono essere viste come spese di relazioni esterne». Intanto si fa avanti Renato Brunetta di Forza Italia, leader dell'opposizione in consiglio comunale: vorrebbe coinvolgere la Regione (retta dalla Casa delle Libertà). Ma Costa non ci sente: vuole protagonista Venezia. Difficile che la Fiat venda l'immobile, che è vincolato alla attuale destinazione d'uso (il valore di mercato, in virtù di tale vincolo, non dovrebbe arrivare ai 10 milioni di euro). Aggiunge l'assessore Peres (che è anche direttore delle attività culturali di Banca Intesa e vicino a Giovanni Bazoli): «II Comune gestisce già 12 musei civici. Ha competenze forti, opere d'arte da offrire, e ha ricevuto segnali di attenzione da alcune importanti istituzioni straniere. Attendiamo un segnale chiaro». La parola ai torinesi. Palazzo Grassi, affacciato sul Canal Grande, fu terminato nel 1772, dopo 25 anni di lavori più volte interrotti. Nel 1984 fu acquistato dalla Fiat, che ne ha promosso il restauro e la trasformazione in sede espositiva (progetto di Gae Aulenti e Antonio Foscari). La Palazzo Grassi Spa è controllata al 100 per cento dalla società torinese. In 17 anni ha prodotto 25 mostre, da "Futurismo e futurismi" a "I Faraoni". In media, tre mostre ogni due anni. L'ultima è stata prolungata al 6 luglio. Dopo il primo direttore, Pontus Hulten, l'uomo chiave di Palazzo Grassi, con Giovanni Agnelli, è stato Paolo Viti. A lui si deve la formula del doppio binario: monografie di grandi artisti o correnti d'arte, e rassegne su antiche civiltà. Dimessosi per motivi di salute, Viti non è stato ancora rimpiazzato.
1362003 - Palazzo Grassi, bilanci magri
Il sindaco di Venezia Paolo Costa si offre di subentrare alla Fiat nella gestione di Palazzo Grassi, il centro espositivo sul Canal Grande. Il Dottore ha scritto a Umberto Agnelli per dirgli: se volete vendere, siamo pronti a comprare; se volete uscire in parte, possiamo entrare come partner gestore. La risposta del Dottore è stata: grazie, ma per ora abbiamo altre priorità, risolveremo Palazzo Grassi entro il 2005. Il Comune freme. Si offre con partner robusti, il Casinò e la Fondazione Cassa di Risparmio di Venezia. La Fondazione precisa che non investe in immobili, ma prevede iniziative nei beni culturali. Il Comune vuole protagonista Venezia.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo