ROMA. La giunta Storace propose la vendita dell'ospedale Forlanini e la sinistra gridò allo scandalo. I Ds, poi, all'indomani delle elezioni produssero un apposito manifesto per rassicurare gli elettori sul pericolo scampato e sul fatto che, con loro alla Regione, non si sarebbe ripetuto. Ora, però, la giunta Marrazzo prepara un piano per vendere quattro nosocomi storici della Capitale e lo rivendica come una grande operazione a vantaggio della .sanità regionale. Ma il voltafaccia non è che l'aspetto grottesco di una vicenda che presenta ben altre zone d'ombra e che rischia, questa sì, di compromettere l'efficienza del comparto salute nel Lazio e, in particolare, a Roma. Prima di tutto c'è la quantità di ospedali in vendita: quattro a fronte di uno. Poi c'è la loro posizione e natura: gli ospedali in via di dismissione sono, oltre al Forlanini, il Santo Spirito, il Regina Margherita e il San Giacomo. Si tratta di strutture situate nel centro cittadino o nella fascia limitrofa, alcune delle quali sottoposte a vincolo dei Beni culturali, tutte indispensabili a una zona della città che si va via via svuotando di servizi. Il punto più controverso dell'operazione. Derò. è di carattere Dolitico-amministrativo e riguarda la trasparenza e la correttezza delle procedure, dietro le quali si potrebbe celare una colossale speculazione. La giunta Marrazzo sta preparando il piano «in gran segreto», riferisce il Corriere della Sera in un articolo dal sapore della velina. E, infatti, di questa trattativa che promette di mobilitare miliardi non si conoscono né termini né protagonisti. Quello che si sa è che il centralissimo San Giacomo (sorge a via del Corso) dovrebbe diventare un albergo e che al suo posto dovrebbe essere mantenuto in zona un presidio di minima e costruito in periferia un nuovo ospedale. Per quanto riguarda gli edifici storici del Santo Spirito (a due passi da San Pietro) e del Regina Margherita (nel caratteristico quartiere di Trastevere) le notizie si limitano al fatto che rappresentano altri due appetibilissimi affari immobiliari. Solo del destino del Forlanini si conosce qualcosa di più: dovrebbe essere venduto all'Inail e tramite questa ceduto al ministero della Salute per farne uffici. Per la prima tranche, quindi, il futuro della struttura è lo stesso delineato a suo tempo dalla giunta Storace, che avrebbe voluto venderlo al terzo ente pubblico italiano preservandone, però, la natura di ospedale e mantenendone la gestione nella mani della Regione Lazio. Il "Corriere della Sera" riferisce dell'affaire in questo modo: «II programma che la giunta Marrazzo sta preparando in gran segreto è diverso da quello ipotizzato dalla giunta Storace: il centrodestra voleva incassare i soldi della vendita e poi pagare un canone di affitto trentennale all'Inaii. Marrazzo invece, nonostante il pesantissimo deficit della sanità regionale ereditato da Storace, vorrebbe modificare la situazione puntando sul miglioramento e la riqualificazione dell'offerta sanitaria». I toni.di quello che ha fama di essere il più autorevole quotidiano italiano si commentano da sé. A commentare il merito della vicenda, invece, ci pensa il senatore di An, Domenico Gramazio, già presidente e ora membro del Cda dell'Agenzia per la sanità pubblica laziale. «Voglio ricordare che la giunta Storace contrattò la vendita della struttura Forlanini-San Camillo all'Inaii, ovvero a un ente pubblico che avrebbe continuato a far gestire il complesso ospedaliero alle Asl competenti per territorio. In questo modo spiega Gramazio si sarebbe avuto denaro liquido per rimettere a posto le strutture esistenti e comprarne di nuove senza compromettere i servizi. Tutto era fatto nel pieno rispetto del cittadino-utente e della trasparenza delle procedure da parte della Regione. Cosa abbiamo, invece, adesso? domanda l'esponente di An Un progetto elaborato in segreto con una trattativa semiclandestina, che punta a trasformare gli ospedali in alberghi e che sembra non tenere nemmeno conto dei vincoli storici posti su quelle strutture». Secondo Gramazio, quindi, la dismissione di questi ospedali non è altro che un passaggio dell'operazione che mira a «cancellare mille posti letto nella Regione e a sanare il deficit della sanità, che da un anno a questa parte precisa il senatore è aumentato a dismisura». Gramazio ricorda come questo sia la diretta conseguenza delle politiche demago-giche della sinistra che nella fase che ha preceduto le elezioni politiche e comunali ha tolto ticket e ora, a danni fatti, pensa a reinserirli, arrivando a ipotizzarli anche per l'accesso alle prestazioni di pronto soccorso. «È un chiaro tentativo di fare cassa aggiunge Gramazio con l'aggravante che non si conoscono né il nome dei possibili acquirenti né la destinazione futura di queste strutture. Chi ci dice che non siamo di fronte a un tentativo di speculazione edilizia e che l'operazione non vada inserita nel contesto più generale di favorire gli amici degli amici del sindaco Veltroni dopo il Prg cittadino?». Chiede trasparenza anche il vicepresidente del consiglio regionale del Lazio, Bruno Prestagiovanni, che non risparmia anche un accento ironico nei confronti della giunta Marrazzo. «Non posso che compiacermi dice del fatto che Marrazzo e la sua giunta finalmente riconoscano la bontà delle politiche del centrodestra. Certo, loro cercano di applicarle in maniera confusa e con una strategia che sinceramente non si capisce in pieno, comunque registro il dato politico. Altra cosa, però precisa Prestagiovanni è l'amarezza per il fatto che del piano della giunta Storace resti solo l'idea a fronte di un'applicazione che appare del tutto snaturata e rischia di creare un danno alla nostra sanità. Inoltre conclude l'esponente di An vorremmo che queste scelte venissero spiegate meglio in aula, in modo da fugare il dubbio che si tratti di operazioni di natura immobiliare piuttosto che sanitaria».