Un uomo per tutte le (basse) stagioni. Vittorio Sgarbi. Il neo assertore alla Couture meneghina ha presentato il programma mostre dal 2006 al 2008, condito con qualche furbata neo-global, del tipo; dare voce a chi non ce l'ha , Iraq e altri luoghi a perdere, supporto per i graffitisti, oggi chiamati «writers», che fa più figo e meno sporco. Ma il programma è succoso, i nomi ci sono : Klee, Bacon, Hopper, De Latour, Arcimboldo. Vediamo se ci saranno le opere. Un conto sono i nomi, facili da fare, un conto sono i capolavori difficili da avere. Ma contiamo sulla sua esperienza. Sull'antico e moderno non ci piove, sembrerebbe, ma sul contemporaneo, se qualcuno pensava di aver toccato il fondo stia tranquillo, c'è ancora spazio per andare giù. Ecco uscire fuori la Milano male, non quella che conta, ma quella che sconta l'assenza di un progetto culturale decennale. Al Padiglione d'arte contemporanea, il Pac, che presto dovrà essere chiamato il «Pacco», come antipasto è stata cancellata una mostra, già in programma, di giovani artisti italiani, sostituita con Andres Serrano , fotografo americano usato e abusato, dove il nostro assartatore alla cultura ritrova un po' del profumo del suo adorato '600. Ma il menu è ben più asfittico. Si va dal semitrucido al trucidissimo laccato; David Lachapelle, Davide Coltro, Marco Lodola, Luigi Serafini, Le Donne e la Pittura, Arte e Sensualità. Interrompiamo qui per non fare propaganda di guerra. Sarebbe già gravissimo, comunque, se le idee, sul contemporaneo, fossero tutte sue, ma è da Corte dell'Aja se sono veri i nomi, che si ascoltano sulle rotaie milanesi, che il nuovo assessore, pare, abbia consultato per questo popo' di disastro a cielo aperto e che, sembra, voglia sistemare alla guida proprio il Pac. Se tutto è vero, e la vita non è un brutto sogno, alla Moratti andrà ritolto lo scudetto che l'altro Moratti con tanta fatica si era riguadagnato. Il problema però è anche un altro. Sgarbi, a detta di molti, è uomo di grande cultura, sapienza, infinito nozionismo e infinita memoria. Vittorio, replicano sempre i difensori a chi lo attacca, non è quello che sembra. Può darsi, ma sicuramente è, deve essere, quello che fa. Nessuno mette in dubbio le qualità del grande istrione ma è certo che tutto, come crede lui, non sa. Sicuramente non sa di non sapere tante cose. Prima fra tutti la natura della cultura contemporanea che, nel bene e nel male, non può riprodurre il bello dell'antico che a Vittorio il Magnifico piace, perché se così fosse non sarebbe più contemporanea. Quello che Sgarbi cerca nel contemporaneo non esiste, ciò che trova sono fossili che ancora respirano. Ma facciamo, per concludere, un gioco estivo. Ribaltiamo i ruoli. Io, esperto di arte contemporanea, vengo fatto assessore alla Cultura di Milano. Io non so di non sapere nulla di arte antica. D'istinto il '600 lombardo non mi piace e allora faccio rimuovere tutti i quadri dalle collezioni pubbliche che, a mio dire, ritengo mediocri. C'è una mostra di Magnasco a Palazzo Reale, ma secondo me Palazzo Reale non è un posto dove ospitare quadretti con figurine rachitiche, cancello la mostra. La facciata del Duomo? Non ditemi che è bella! E allora chiamo un architetto contemporaneo, diciamo Richard Maier, a ricoprirla. Palazzo Marino? Noioso. Invito Isozaki a nasconderlo. Nessuno, in giunta, osa dirmi nulla, perché se no, come ha dichiarato proprio lui, VS, «m'incazzo», la gente ha paura e la paura, diceva il regista Fassbinder, divora l'anima. Insomma regalo, impongo, a Milano la mia visione della cultura, non quella di cui Milano avrebbe bisogno. Oggi la capitale lombarda ambisce a ritornare a una realtà previa Gluck, con grandi prati verdi dove nascono speranze e muore la realtà .Un'idea: Adriano Celentano sovrintendente della Scala. Mi spiace essere sgarbato con Sgarbi, sempre citando lui, a me sta anche simpatico. Tuttavia preferirei farmi operare al cuore da un chirurgo antipaticissimo, ma capace di ciò che fa, piuttosto che da uno che racconta barzellette da morir dal ridere, se non fossi già morto grazie alla sua poca conoscenza del muscolo cardiaco. Milano è un paziente molto malato. La cultura di Milano è malata. Hanno iniziato a scrivere il necrologio. «Che temporali oh Moratti!», dicevano gli antichi. Sgarbi preferisce dire «Che tempera sul muro!». Noi osserviamo, interdetti, in tutti i sensi, a distanza. Non vogliamo rischiare di addormentarci su una panchina vicino al Pac. All'ultimo che lo fece ,un povero magrebino, gli cadde addosso il museo, schiacciandolo come uno zerbino.
II problema di Sgarbi è che non sa di non sapere
Il neo assessore alla cultura di Milano, Vittorio Sgarbi, ha presentato un programma di mostre dal 2006 al 2008, che include opere di artisti contemporanei come Klee, Bacon e Hopper. Tuttavia, molti critici hanno accusato Sgarbi di avere un'idea limitata e di non comprendere la cultura contemporanea. Il programma include anche opere di artisti come Andres Serrano, che sono state critiche per la loro natura sensuale e provocatoria. Sgarbi ha anche cancellato una mostra di giovani artisti italiani e sostituito con Serrano. Alcuni critici hanno accusato Sgarbi di essere un "assertore alla cultura" che cerca di imponere la sua visione sulla città, piuttosto che di comprendere e promuovere la cultura contemporanea.
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