PREFETTO dei musei, uomo delle grandi mostre, "politico" dei beni culturali ma soprattutto uno che si è divertito con l'arte. Lo hanno definito in tanti modi il professor Antonio Paolucci, che il 29 settembre andrà definitivamente in pensione per raggiunti limiti di età lasciando sia l'incarico di soprintendente al Polo museale fiorentino (al suo posto andrà la direttrice dell'Opificio delle Pietre Dure. Cristina Aciduli) che la direzione regionale per la Toscana dei beni culturali. La migliore definizione è la sua: «Uno che si è divertito mentre lavorava, facendo cose che appassionano, delle quali non si sente fatica». QUARANT'ANNI di carriera, dagli inizi - dopo la laurea in storia dell'arte a Firenze con Roberto Longhi e la specializzazione a Bologna con Francesco Arcangeli - «da piccolo ispettore di provincia», alle soprintendenze di Venezia, Verona, Mantova, Firenze. Fino all'incarico di ministro dei beni culturali maturato con il governo Dini tra il 1995 e il 1996. E' FIRENZE la città che lo consacra. «Oggi - dice - non esprime più un Botticelli o un Michelangelo, ma è diventata fervente laboratorio delle professioni e dei mestieri della conservazione, dello studio e della tutela delle opere d'arte». Poi c'è l'Italia: «Ha i migliori restauratori, i migliori storici dell'arte, i migliori museologi. Dobbiamo potenziare suggerisce queste qualità, fare concorsi per abbassare l'età media e trasferire le conoscenze da una generazione all'altra». Paolucci è stato protagonista anche di due emergenze: quella successiva all'attentato all'Accademia dei Georgofili nel 1993, che provocò danni gravissimi alle opere d'arte custodite agli Uffizi, e, da commissario straordinario, la ricostruzione della Basilica di San Francesco ad Assisi dopo il terremoto del 1997.