La querelle che si è scatenata in questi giorni sul teatro San Carlo appare strumentale agli occhi di chi conosca un poco la situazione dei teatri lirici e della gestione della cultura in Italia e a Napoli in particolare. Nei giorni scorsi, infatti, in contemporanea alla nomina di due componenti di competenza ministeriale nel Cda del San Carlo è montata la polemica se anche il sovrintendente Lanza Tomasi dovesse essere cambiato, perché, si è detto, la sua azione è stata fallimentare. Il bilancio, approvato recentemente dal vecchio Cda, presenta un passivo di 4,5 milioni, e ciò è bastato per lanciare l'anatema contro il sovrintendente. Qualche buontempone ha anche fatto il nome del Maestro Muti alla guida del nostro Massimo, probabilmente scambiando uno dei più grandi direttori d'orchestra di tutti i tempi per un manager, che deve avere tutt'altre qualità. Il problema veramente serio è che nella nostra città la cultura viene trattata e usata come se fosse un campionato di calcio: tutti hanno da dire o consigliare qualcosa, perché si sentono tutti competenti. Sono stato molto felice che il ministro Rutelli abbia nominato nel Cda del San Carlo due donne. Conosco personalmente una delle due, Rosita Marchese e sono sicuro che la sua cultura e conoscenza nel campo giornalistico e televisivo potranno fare molto per l'ente lirico. Non conosco l'imprenditrice Geppina Gambardella Punzo; mi ha lasciato un po' perplesso una sua affermazione in cui dice di non conoscere profondamente la lirica, ma suo nonno ne era appassionato... Spero, invece, che l'ingresso di una imprenditrice nel Cda sia preludio per una "sveglia" delle coscienze molto sopite della imprenditoria nostrana che chiede solo alla pubblica amministrazione e poco dà. E qui viene il nodo gordiano della situazione San Carlo. Due leggi fondamentali (la 367 del 1996 e la 134 del 1998) hanno profondamente innovato nel campo degli enti che operano nel settore musicale, trasformandoli in "fondazioni di diritto privato". Queste leggi da un lato hanno permesso ai privati di entrare a far parte dei Cda di questi enti, dall'altra hanno decurtato enormemente il contributo statale (Fondo unico dello spettacolo). Il concetto, del resto, è semplice: ai privati, investitori o mecenati che siano, è consentito di nominare un proprio rappresentante nel Cda dei teatri, purché versino nelle casse dell'ente almeno l'8 per cento, rapportato al contributo statale. E qui, per Napoli, sono sorti i gravi problemi. Volendo fare un rapido raffronto tra i maggiori enti lirici nazionali, si nota subito la quasi totale indifferenza dei privati per il San Carlo. Il contributo dei privati è di una miseria che dovrebbe far arrossire tutti: appena 600 mila euro. La Scala di Milano, ad esempio, solo dai privati ha un contributo di 20 milioni l'anno. Si dirà: ma la Scala è un'altra cosa. Ebbene, il teatro del Maggio Fiorentino ha toccato nel 2005 i3 milioni e mezzo; il Teatro Regio di Torino i 6 milioni; la Fenice di Venezia i 2 milioni e mezzo; il Verdi di Trieste (260.000 abitanti) l milione e mezzo; il Comunale di Bologna i 2 milioni; l'Arena di Verona i 4 milioni. A Napoli l'attenzione per la cultura latita, purtroppo, e non bisogna buttare la croce come al solito addosso alla politica o agli enti locali. La Regione specialmente fa la sua parte, da quando nella trascorsa legislatura nella Finanziaria regionale del 2003 il contributo fu elevato a 5 milioni. Così come il Comune e la Provincia che complessivamente danno lo stesso sostegno economico. Non è lo stesso, purtroppo, da parte del governo. I parlamentari campani dovrebbero sollecitare il ministro Rutelli a non procedere a ulteriori decurtazioni per il San Carlo. Per quest'anno, infatti, si prevede un gettito inferiore di tre milioni (da 17 milioni a 14). Se fosse erogato almeno il contributo dell'anno scorso, il bilancio si chiuderebbe con 1 milione e mezzo di passivo; se invece di precipitarsi per il biglietto omaggio alla prima, pronti ad applaudire appena l'orchestra fa una pausa prevista dallo spartito pensando che la musica sia finita, si precipitassero a fare un po' di colletta per la sopravvivenza del San Carlo, che, malgrado tutto, anche quest'anno ha messo su un cartellone di tutto rispetto?