BENI CULTURALI:IN PENSIONE L'UOMO CHE GIOCO' CON L'ARTEANSA (ANSA) - FIRENZE, 3 AGO - (di Michele Giuntini)- Prefetto dei musei, uomo delle grandi mostre, 'politico' dei beni culturali ma soprattutto uno che si è divertito con l'arte. Lo hanno definito in tanti modi il professor Antonio Paolucci, che il 29 settembre andrà definitivamente in pensione per raggiunti limiti di età lasciando sia l' incarico di soprintendente al Polo museale fiorentino che la direzione regionale per la Toscana dei beni culturali. Di tutte, la migliore definizione è la sua: 'Uno che si e' divertito mentre lavoravà. "Ho avuto, ed ho, una condizione che è di pochi, che è il lavorare divertendosi ossia il fare cose che appassionano, delle quali non si sente fatica", dice Paolucci commentando il suo congedo. "Infatti ringrazio Iddio di avermi dato due cose: una buona salute e l' aver potuto svolgere per circa 40 anni l' attività che mi piaceva di più. Sembrerà riduttivo a qualcuno ma spesso, per anni, mi sono meravigliato di ricevere uno stipendio dallo Stato per quello che facevo". Più del funzionario parla l' esperienza "iniziata - gli piace sottolinearlo - da piccolo ispettore di provincia", e poi manovrata attraverso le soprintendenze di Venezia, di Verona, di Mantova, di Firenze fino all' incarico di ministro dei beni culturali maturato con il governo Dini tra il 1995 e il 1996. E' Firenze la città che lo consacra. "La città - dice - che oggi non esprime più un Botticelli o un Michelangelo, ma che è diventata fervente laboratorio delle professioni e dei mestieri della conservazione, dello studio e della tutela delle opere d' arte". "Giunsi alla soprintendenza fiorentina nel 1988", ricorda quindi il professore, "e ora, sul punto di lasciare, vado orgoglioso di due cose. Quando arrivai, i musei statali, tranne gli Uffizi, chiudevano alle 13: bene, oggi rimangono aperti anche il pomeriggio, non ci sono più turisti respinti davanti ai portoni chiusi e che vagano sotto il sole senza una meta". Altre pietre miliari: "L' eredità Bardini, la nascita di Firenze Musei, che è la concessionaria privata dei servizi museali e dà lavoro a circa 300 persone, la mostra su Botticelli del 2004, un successo recente che è stato un tonico per la città con 310.000 visitatori". E poi, soprattutto, i Nuovi Uffizi, il progetto che raddoppierà lo spazio espositivo e il numero delle opere visibili nella celebre galleria, "ma che - ammette il professore con rammarico - vedrò solo da spettatore". Paolucci è stato protagonista anche di due emergenze del patrimonio artistico: quella successiva all' attentato all' Accademia dei Georgofili nel 1993, che provocò danni gravissimi alle opere d'arte custodite agli Uffizi, e, da commissario straordinario, la ricostruzione della Basilica di San Francesco ad Assisi dopo il terremoto del 1997. "E' vero, mi è capitato anche di essere il soprintendente di queste due tragedie. In Umbria ricordo di aver assegnato incarichi per 100 miliardi di lire, in alcuni casi anche con una certa dose di rischio. Fu un incarico complesso da gestire". Poi c' è l' Italia. Paolucci le dedica un pensiero che somiglia ad un suggerimento. "L' Italia ha i migliori restauratori, i migliori storici dell' arte, i migliori museologi. I cinesi ci hanno chiamato per il restauro della Grande muraglia e della Città Proibita, simboli della loro identità". "Ecco - suggerisce - dobbiamo potenziare queste qualità. Si devono fare concorsi per abbassare l'età media del personale e trasferire le conoscenze da una generazione all' altra". "D' altra parte - continua - solo qui anche l' operaio più umile o la sartina di campagna vivono in luoghi dove si percepisce ciò che è bello, misurato, congruo. E' per questo che siamo forti nel buongusto e primeggiamo nella moda, nella gastronomia, nel design. E' quella che chiamo l' artisticità della vita, noi ce l' abbiamo". Sassolini nelle scarpe mentre si esce di scena? "Nessuno, piccole cose immeritevoli di citazione". Rancori? "Men che meno". Il futuro da pensionato? "Pieno di cose da fare". (ANSA).
(ANSA) - PAOLUCCI LASCIA A FINE SETTEMBRE
Il professor Antonio Paolucci, prefetto dei musei e soprintendente al Polo museale fiorentino, andrà in pensione il 29 settembre dopo 40 anni di lavoro. Paolucci ha definito il suo lavoro come "uno che si è divertito mentre lavorava" e ha ringraziato Dio per avergli dato una buona salute e l'opportunità di lavorare per 40 anni. Ha iniziato la sua carriera come ispettore di provincia e ha lavorato in diverse soprintendenze, tra cui quella di Firenze, dove ha contribuito a migliorare la situazione dei musei statali. Ha anche lavorato come ministro dei beni culturali nel governo Dini.
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