BENI CULTURALI Dopo un anno di lavori realizzati dall'amministrazione capitolina Dopo il restauro, durato circa un anno, e le tante richieste avanzate dalla popolazione trasteverina, torna agli antichi splendori la cinquecentesca Fontana del Prigione, storico complesso scultoreo alle pendici del Gianicolo. L'intervento, resosi necessario a causa del degrado, dell'usura e dei reiterati atti vandalici, che nel 1997 provocarono persino la chiusura del flusso idrico, ha compreso anche la sistemazione dell'area circostante, prima occupata da parcheggi, per un investimento complessivo di 320.000 euro, tutti erogati dall'amministrazione comunale. Compie così un deciso un passo in avanti la campagna di riqualificazione delle fontane monumentali di Roma, che, sempre a Trastevere e sul Gianicolo, ha già toccato la Mostra dell'Acqua Paola e la fontanella-sarcofago di via Garibaldi. Situata in via Goffredo Mameli, proprio di fronte all'imbocco di via Manara, la Fontana del Piigione fu realizzata nel 1587-1590 e usata come sfondo prospettico per uno dei tanti viali della Villa Montalto Pieretti, residenza sull'Esquilino di Papa Sisto V, al tempo la più grande proprietà privata presente nelle mura dell'Urbe. Il nominativo di «Prigione» le fu attribuito in forza della scultura raffigurante un uomo con le mani legate, che originariamente occupava la nicchia centrale, posta su un piedistallo, dal quale un mascherone gettava acqua in un sarcofago. Alla fine dell'800, Villa Pieretti Montalto fu distrutta e la fontana acquistata dal Comune, smontata e trasferita prima a via Venezia, poi nei giardini del Quirinale. In considerazione del pessimo stato di conservazione dei pezzi, però, fu rimontata e collocata fuori dal Quirinale, in via Genova, ricostruendone le parti mancanti in travertino, la nicchia e la scogliera. La Fontana rimase lì fino al 1923 quando, su richiesta del ministero dell'Interno, fu di nuovo rimossa e trasferita, stavolta nella sua sede attuale. I lavori, progettati dal Genio Civile, incontrarono notevoli difficoltà, soprattutto a causa dell'esistenza nel sito prescelto di materiali archeologici, in parte distrutti per consentire la fondazione del monumento. In tutti questi spostamenti, la Fontana ha perso le due statue di Apollo e Venere che inizialmente adontavano la nicchia centrale, accanto al prigioniero. L'altra statua, posta alla sommità e raffigurante il dio della medicina e delle acque salutari, Esculapio, è stata rubata. «L'intervento di restauro ha richiesto un grande lavoro, che restituisce valore e prestigio ad un luogo meraviglioso ha commentato l'assessore capitolino alla Cultura, Gianni Borgna, lunedì, nel corso della presentazione dei risultati del progetto . A causa del degrado, dovuto sia a fattori ambientali che umani, abbiamo optato per un recupero integrale, che ha coinvolto tutte le componenti della Fontana e anche l'area di rispetto, con il rifacimento della pavimentazione in sanpietrini, la collocazione di alcune panchine e l'installazione di un nuovo e più idoneo impianto idrico e di illuminazione». «Su massiccia richiesta della popolazione, si è cercato di mantenere tutti i pezzi originali, anche se la Fontana si presentava molto danneggiata ha aggiunto il Sovrintendente comunale ai Beni Culturali, Eugenio La Rocca -. Nonostante le pessime condizioni di partenza, ritengo che il risultato conseguito sia più che sufficiente». Il progetto è stato eseguito dall'impresa vincitrice del bando di gara, la Ditta Antonio De Feo, mentre per l'impianto idrico ed elettrico è intervenuta l'Acea. Le condizioni in cui la Fontana si è presentata agli occhi dei restauratori erano quelle tipiche delle opere esposte all'aperto: i danni allo stucco e alla muratura; il distacco di alcune componenti della voluta sinistra, che ha comportato anche la chiusura del flusso idrico; lo scurimento dei travertini, insieme alla presenza di patine biologiche e vegetali, soprattutto nella nicchia, e di spesse sedimentazioni calcaree. A ciò si è aggiunta la deformazione di molte parti, dovuta in particolare all'umidità e alla scarsità dell'impianto idrico. Anche l'area antistante alla Fontana, era troppo ristretta e assediata dai veicoli, che non solo la danneggiavano ma ne impedivano anche la vista. Proprio per questo, i lavori di recupero sono stati preceduti da accurate indagini diagnostiche e ricerche storico-archivistiche, geografiche e di laboratorio. Sono state eseguite analisi per la caratterizzazione dei materiali costitutivi e delle loro varie forme di alterazione, ma anche per la conoscenza geologica del terrapieno retrostante. Le concrete azioni di restauro hanno incontrato due principali difficoltà: la necessità di preservare il materiale archeologico preesistente, circostante la Fontana, e l'insufficiente adduzione di acqua. «Di acqua ne arriva molto poca, e Quindi sarà necessario organizzare al più presto una diversa distribuzione del flusso ha spiegato la Responsabile della Direzione Tecnico-Scientifica del progetto, Anna Maria Cerioni . Ad ulteriore completamento del restauro, avverrà il recupero dell'area verde superiore, con gli alberi, il giardino, che spesso fanno cadere detriti e possono sporcare e danneggiare i materiali. Vista la presenza di costruzioni antiche, abbiamo pensato di svolgere prima dei lavori di carotaggio, in modo da capire meglio fin dove arrivavano queste costruzioni, come e quanto potevano influenzare il progetto». Le operazioni di restauro sono state indirizzate soprattutto alla pulitura delle superfici, alla rimozione- degli spessi strati di sporco dagli intonachi, alla revisione della stuccatura e alla riqualificazione delle componenti metalliche. Oltre all'estetica, però, un posto di rilievo è stato dato anche alla manutenzione tecnica, con la impermeabilizzazione della vasca dell'acqua e l'applicazione di una speciale sostanza protettiva idrorepellente, posta in particolare sulle decorazioni artistiche, e di un prodotto biocida, per evitare l'accumularsi di stratificazioni vegetali.