La città ha protestato vivamente contro il progetto di ristrutturazione (in realtà distruzione) degli storici bagni pubblici Cobianchi, costruiti cent'anni fa sotto i portici settentrionali di Piazza del Duomo. I bagni erano rivestiti con raffinate ceramiche; forniti di eleganti mobili; abbelliti da preziosi arredi. La protesta per la loro scomparsa non solo è sacrosanta ma anche premonitrice (e ammonitrice) perché risolleva l'annoso problema (e fa sentire la urgente necessità) di un museo metropolitano. Se infatti esistesse nella nostra città un museo metropolitano potrebbero restare dei bagni Cobianchi delle testimonianze concrete, dei ricordi materiali, delle tracce visibili; e la loro immagine non verrebbe perduta per sempre. Ma che cosa è un museo metropolitano? Possiamo definirlo con più precisione dicendo che cosa esso non è. Non è una pinacoteca, dove vengono raccolti dipinti di grande valore. Non è una galleria di sculture, dove sono esposte statue di noti maestri. Non è un museo archeologico, dove sono riunite tracce di culture preistoriche e primitive. Non è un archivio storico, dove sono documentati fatti clamorosi ed eventi secolari. Non è ovviamente una biblioteca che custodisce soltanto libri; né un museo della Scienza e di Storia Naturale che illustra invenzioni e scoperte di portata universale. Il Museo Metropolitano è un museo che documenta la storia della città. Vi sono musei riservati all'Arte, nei quali è testimoniata l'attività estetica dell'uomo. Vi sono musei dedicati alla natura, nei quali è trasmessa l'attività scientifica dell'uomo. Vi sono infine musei concepiti per la città, musei metropolitani, nei quali è conservato e documentato il passato della comunità urbana; ossia il segno e la traccia dell'instancabile e anonimo lavoro svolto dalla città nel corso del tempo. Nel Museo Metropolitano vengono infatti esposte tutte quelle opere secondarie e di importanza minore, che rappresentano un ingente patrimonio, non di alto valore artistico né di grande importanza scientifica, ma certamente di estremo interesse documentario. La città vive; e come tale si trasforma, consuma, e getta via. Di questo incessante e capillare processo che cosa viene conservato? Che cosa resta? Una volta individuate e sottratte alla distruzione le opere di indiscussa qualità o artistica o storica o scientifica, che succede della infinita e molteplice realtà minore? Che si fa dell'immenso patrimonio civico, detto "cultura materiale", accumulatosi nei secoli e destinato a registrare e documentare la vita della città? Del nostro passato milanese sarebbe prezioso poter custodire il ricordo tangibile e le immagini care: foto di edifici demoliti e scomparsi, anche se molti di scarso valore monumentale; disegni e progetti di costruzioni cittadine, anche se non sempre di importanza artistica; dettagli di arredo esterno ed interno; e tutto quell'insieme di oggetti che decorano la scena urbana e che il tempo inesorabilmente distrugge e cancella.