I tecnici della Soprintendenza hanno avviato il restauro del reperto POMPEI. Una colonna in tufo di epoca romana, datata tra il secondo e il primo secolo avanti Cristo, alta un metro e sessanta, con un diametro di sessanta centimetri. I carabinieri del presidio di via Lepanto, alle dipendenze del dinamico luogotenente Vittorio Manzo, l'hanno rivenuta durante un normale controllo della periferia rurale. L'importante reperto archeologico è stato consegnato ai tecnici della soprintendenza autonoma di Pompei che si adopereranno per far sparire i segni del tempo trascorso. La scoperta, per certi versi rocambolesca, è stata fatta all'interno di una casa colonica in località "Pizzo Martino". Qui, alla estrema propaggine della cittadina mariana, nei pressi del complesso archeologico, i militari della compagnia di Torre Annunziata, diretta dal capitano Fernando Maisto e dal vice, tenente Valentino Nevosi, si sono imbattuti nella colonna. Si trovava in uno degli ambienti della costruzione, ormai disabitata ed abbandonata al suo destino. Non appena gli investigatori si sono resi conti dello spessore del ritrovamento hanno prontamente dato l'allarme ed allertato la Sap. Sul posto si è recato uno degli archeologi in servizio presso la struttura gestita dal professor Pietro Giovanni Guzzo, affiancato dal direttore amministrativo Luigi Crimaco. L'esperto ha confermato quelle che, all'inizio, erano solo delle sensazioni. Immediatamente sono state avviate le indagini del caso per risalire alla identità dei proprietari deh"appezzamento di terreno e del casolare. È probabile, ma, almeno per il momento, mancano conferme ufficiali, che il reperto sia venuto alla luce nel corso di lavori fatti negli anni scorsi e che, per il timore di un intervento da parte delle autorità, la notizia non sia stata comunicata a chi di dovere. Queste ed altre ipotesi, comunque, saranno oggetto di accurata verifica da parte degli investigatori. La prossimità alle rovine romane, del resto, è tale da lasciar supporre che, nell'arco di diverse centinaia di metri in linea d'area, potrebbero emergere altre testimonianze della civiltà romana che tanto ha inciso sul nostro modo di vivere e di concepire il diritto. Dopo aver effettuato i rilievi del caso, gli uomini, coordinati, sul campo, dal luogotenente Manzo e dai suoi più stretti collaboratori, hanno provveduto ad affidare il cippo al laboratorio di restauro della soprintendenza archeologica che provvedere al restauro.