ROMA II 9 luglio scorso questo giornale ha dato spazio ad un allarme, lanciato dall'Unesco: il Potala, l'antica reggia del Dalai Lama, nel Tibet, rischia di essere travolto dal turismo di massa. Le autorità cinesi attente alle ragioni della cassa più che a quelle della bellezza, infatti, hanno innalzato la quota di accessi giornalieri da 1.500 a 2.300. Tanta basta, secondo l'organizzazione delle Nazioni unite per la cultura, a deteriorare irrimediabilmente il monumento nell'arco di pochi anni. Orrore in tutto il mondo. La minaccia che grava sul sacro palazzo di Lhasa - tuttavia -non è diversa da quella che incombe sull'Asinara, sulle spiagge della Maddalena, sul parco delle Cinque Terre, sul fragile ecosistema delle isole Eolie, su Montecristo, sulla Grotta Azzurra di Capri, sui sentieri alpini, ma anche sui pavimenti delle chiese romaniche, sugli antichi palazzi nobiliari trasformati in musei e perfino sulle potenti strutture delle città d'arte, da Firenze a Roma. Alla domanda «che fare?», una risposta l'aveva già data un altro documento delle Nazioni Unite, pubblicato nel '95 e noto come «Agenda 21»: le realtà locali -diceva la direttiva - devono dotarsi di un piano di sviluppo economico (e turistico) «compatibile». Lì paesaggio, i siti, i monumenti devono fare i conti con l'impatto del; fattore umano. L'interpretazione del documento ha sortito ovunque uno stesso effetto: far pagare. E dunque, via al ticket, sempre di più. PARCHI Quasi il 10 del territorio nazionale è «area protetta». I parchi nazionali sono 22, «gratis» per definizione e statuto. Nel 2005 il bilancio complessivo dei parchi è stato di 43 milioni di euro, quest'anno si è scesi a 40,5 milioni: la situazione è drammatica. Già l'ex ministro Altero Matteoli aveva sollecitato una via di autofinanziamento e così qualcuno si è attrezzato. Oltre ai tradizionali «servizi aggiuntivi» (guide, accomodation, libreria, merchandising) hanno fatto capolino i biglietti. Il parco delle Cinque Terre ha fatto da apripista e dei due milioni di budget, quest'anno uno è venuto dai visitatori paganti. Una somma che ha permesso di finanziare 40 minibus a metano e di recuperare quasi 40 ettari di terreno per vigneti, uliveti e erbe aromatiche. Con una analoga iniziativa, il parco della Maremma (quasi 3 milioni di bilancio) è riuscito a incassare 550 mila euro nel 2005, che ha destinato al reinserimento in natura del lupo, del gatto selvatico e del falco pescatore. L'Asinara ha introdotto il numero chiuso e il ticket di ingresso, e con gli utili ha potuto allestire sentieri marini e campestri, oltre ad un sofisticato ormeggio non invasivo dell'ambiente. OASI II WWF gestisce 130 oasi naturalistiche. Si paga un biglietto ma si hanno anche le guide, la manutenzione, la vigilanza, la ricerca scientifica. «Soprattutto - dice Fulco Pratesi, presidente del Fondo - si ha la preservazione della bellezza. E' impensabile che tutto questo si possa ottenere fondandosi solo su finanziamenti pubblici. Non accade in nessuna parte del mondo. Peraltro un biglietto di ingresso responsabilizza il visitatore e consente di selezionare il pubblico veramente motivato». LE CITTÀ D'ARTE «Si discute da tempo - aggiunge Andrea Giannetti, presidente di Assotravel (aderente a Confindustria) - se introdurre un biglietto di ingresso a Venezia, ma di fatto già ne esiste uno sottoforma di una doppia tariffazione per i residenti e i visitatori, sia sui traghetti che sui listini dei ristoranti. Altre città si sono dotate invece di tariffe palesi: entrare con un pullman a Firenze e a Roma comporta una spesa giornaliera che varia dai 160 ai 200 euro al giorno. Similmente hanno fatto anche città più piccole come Siena e San Gimignano». SITI NATURALI E così, di gabella in gabella, si paga per accedere dal Lago di Misurina al rifugio Locatelli, per varcare il passo del Rombo tra il Sudtirolo e l'Austria, per visitare le cascate delle Marmore in Umbria, per accedere alla Grotta Azzurra di Capri, ai giardini di Boboli a Firenze, all'oasi di Ninfa nel basso Lazio. Ma un euro serve anche per mettere piede al parco della Maddalena (due euro al metro lineare per le barche). La stessa cifra è richiesta per approdare sulle piccole isole, dalle Tremiti alle Eolie. Sempre alle Eolie si paga per immergersi nelle bolle di acqua calda sulla spiaggia di Vulcano (gratis fino a due anni fa). CHIESE Eravamo abituati ad entrare a pagamento nelle chiese protestanti del Nord Europa, ma da noi in chiesa ci si andava per pregare (almeno in linea di principio). «Ora non più - dice ancora Giannetti - tant'è che a Firenze si paga per entrare a Orsanmichele, e per accedere in Duomo. E la stessa cosa accade per le chiese di Venezia, San Marco e Santa Maria Gloriosa per prime. Questo ci meraviglia un po', ma credo che presto bisognerà ritoccare anche i prezzi dei più gettonati musei: Palazzo Pitti, con i suoi pregiati pavimenti, quanto calpestio potrà ancora sopportare?». PAGARE PER CHI? Dunque si paga tutto, anche paesaggi e sentieri «e la gente questo lo capisce - assicura Pratesi - perché nella sua ingenuità crede che quei soldi vengano reinvestiti sul bene naturalistico medesimo. Così accade, in realtà, solo per i parchi e le oasi, ma quando il biglietto si paga per una città o per una strada, allora i comuni, a cominciare dai più grandi, non ci pensano due volte a incamerare per fare cassa. Con tanti saluti alla bellezza e a chi ancora ci crede».