AMBROGIO. IL NEOASSESSORE PROVOCA: MILANO MEGLIO DI ROMA Milano. Dagli a Veltroni, leader di plastica. «Il programma per la prossima stagione espositiva milanese dimostra la sostanziale minorità culturale di Roma rispetto a Milano. La grandezza culturale capitolina è infatti una leggenda, che si fonda esclusivamente sulla personalità ecumenica e la vocazione papalina del suo sindaco, una personalità che si esprime attraverso una sorta di amore universale verso tutti». Così Vittorio Sgarbi dixit, martedì pomeriggio, presentando il cartellone degli appuntamenti ambrosiani alla sede della stampa estera di Roma. «Sì perché, vedete - ha continuato attizzando il vecchio antagonismo tra le due capitali - Veltroni e Albertini erano due personalità opposte che inevitabilmente hanno dato vita a due cliché: quello di Roma, città in cui non tramonta mai il sole, e quello di Milano, città condannata alla notte perenne. Ma ora che Letizia Moratti è diventata sindaco, con il suo carattere espansivo e aperto - chissà - l'immagine chiusa e riservata della città è destinata a mutare». Guittismo e istrionismo mediatico a parte, ovviamente, a questo punto c'è da spendere veltronianamente qualche parola sul cartellone appena presentato dal neo assessore alla Cultura di palazzo Marino. Un programma in effetti ambizioso, come hanno sottolineato in molti, che inizia con Jean-Michel Basquiat alla Triennale, 180 opere del grande artista che chiuderanno il ciclo iniziato con la mostra su Warhol. Poi la collezione Liechtenstein al Museo Poldi Pezzoli, in ottobre le celebrazioni futuri-ste a Palazzo Reale (che si svolgeranno su tre anni, dedicati il primo a Boccioni, il secondo a Balla e l'ultimo all'Antologia futurista), Andrei Serrano al Pac, Dino Buzzati alla Rotonda, da novembre la più grande mostra degli ultimi anni su Arturo Marini al Palazzo della Permanente, in gennaio Paul Klee alla fondazione Mazzotta, a febbraio Kandinskj e David Lachapelle a Palazzo Reale. Verrà inoltre data grande attenzione all'arte contemporanea con Philip Pearlstein, Ivan Theimer, Gianfranco Ferroni, ma anche ai grandi della storia dell'arte, da Francis Bacon ad Antonio Lopez Garcia, Georges Pierre Seraut, Bramante e Bramantino, fino alle celebrazioni caravaggesche del 2010. Insomma un cartellone innovativo, mediaticamente furbo, ma soprattutto -eccoci al punto - una mezza rivoluzione per una città che molto spesso ama culturalmente riassumersi, con una punta di fastidioso provincialismo, dentro ad uno scalacentrismo ormai sorpassato per una metropoli. Una mezza rivoluzione, al netto della guascona revanche anti-Veltroni, riconosciuta non a caso anche dalla collega assessora culturale alla provincia di Milano, Danie-la Benelli, che non ha difficoltà ad ammettere di «trovare interessante e intelligente l'ambizione sgarbiana di riportare Milano al centro dei circuiti internazionali. Certo, questi primi passi andranno verificati, ma condivido il suo approccio, nonostante apparteniamo a schieramenti politici diversi. L'apertura sui graffittari e su Basquiat, per dire, è interessante. Così come condivido la giusta attenzione che sta mettendo alla qualità estetica, all'arredo urbano, all'edilizia: Milano infatti è una città che negli anni si è lasciata troppo andare». Analogo apprezzamento, pur con qualche precisazione, da parte anche del predecessore di Sgarbi (prima della parentesi Zecchi), l'ex assessore Salvatore Carrubba: «II nuovo cartellone? Il giudizio è buono. L'idea di presentarlo in modo accorato e di battersi perché il potenziale e la centralità culturale milanese venga valorizzata al massimo, la trovo corretta. Certo -prosegue l'editorialista del Sole 24 Ore - non è che si parta da zero, intendiamoci. Purtroppo negli ultimi anni, da una parte il minimalismo albertiniano, dall'altra un certo provincialismo degli stessi media milanesi, ha contribuito a veicolare una forma di subalternità nei confronti di Roma. Vulgata molto spesso sbagliata, peraltro: basti dire della mostra su Modigliani, oppure di eventi poco pubblicizzati ma di grande valore come la mostra sull'arte giapponese». Morale: se per Carrubba è sbagliato buttarla sullo scontro di campanile, come ieri mattina in fondo ha fatto Sgarbi sbertucciando Veltroni, «certamente Milano ha poco da invidiare ad altre grandi capitali, e Vittorio fa bene a rivendicarlo». La pensa così anche un incontentabile cronico come Philippe Daverio, che sul nuovo corso sgarbiano si sente di spendere un credito: «Reputo Milano - spiega al Riformista - una città, dal punto di vista culturale, quasi spacciata, eccezion fatta per la Triennale. Però devo ammettere che se c'è qualcuno che può rianimarla, questo è proprio Sgarbi. Sono andato a trovarlo: è pieno d'idee e di energie. Vedrete, farà un gran lavoro».
Sgarbi lancia la sfida a Veltroni sulla cultura
Il neo assessore alla Cultura di Milano, Vittorio Sgarbi, ha presentato il cartellone per la prossima stagione espositiva milanese, che include opere di artisti come Jean-Michel Basquiat, Warhol, Liechtenstein, Buzzati, Marini, Klee, Kandinskij, David Lachapelle e molti altri. Il cartellone è stato definito "ambizioso" e "innovativo" e include anche opere di artisti contemporanei. Sgarbi ha affermato che il cartellone dimostra la sostanziale minorità culturale di Roma rispetto a Milano, e ha criticato il sindaco di Roma, Veltroni, per aver dato vita a un "cliché" di Roma come città in cui non tramonta mai il sole.
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