L'Arpai, Associazione per il restauro del patrimonio artistico italiano, è stata costituita a Venezia nel 1989 per preservare i monumenti e le opere d'arte in territorio nazionale. L'associazione, che è senza scopo di lucro, in dodici anni di attività ha realizzato più di quaranta progetti di restauro, diffondendo nell'iniziativa privata l'interesse e l'attenzione per il recupero e la valorizzazione dei beni culturali. Beni di cui l'Italia possiede più del 40 del patrimonio mondiale capillarmente diffusi nel territorio e che costituiscono un insieme da proteggere in quanto depositati della nostra memoria storica. Intento ribadito nell'ottobre 2000 dalla Carta di Cracovia che conferma come l'intera popolazione, e non una ristretta cerchia di persone, abbia diritto alla fruizione dei Beni Culturali. A questo proposito si è occupata. anche di opere dimenticate, e spesso trascurate, i cui restauri sono stati affidati a qualificati esperti del settore, sotto la tutela degli organi del Ministero e delle Soprintendenze. Inoltre per affinare e stimolare la sensibilità culturale degli oltre 250 soci organizza sovente degli incontri nelle regioni d'Italia. La documentazione di queste valide iniziative è stata riunita in un agile volume, con un ricco apparato fotografico, che l'Arpai ha dato alle stampe per illustrare i suoi impegni profusi a sostegno della cultura (Arpai i restauri, a cura di Maurizio Diana, Vicenza, Arpai, 2003). Tra i restauri felicemente portati a termine L'Ultima Cena di Jacopo da Ponte detto il Bassano nella Galleria Borghese a Roma. La scena raffigura con grande realismo la figura del Cristo e, ai suoi lati, gli apostoli seduti dinanzi al tavolo dalla tovaglia bianca che presenta ancora i segni della piegatura. Davanti ai resti del pasto una testa di abbacchio, la frutta, i pani, la caraffa con il vino rosso e il bicchiere mezzo pieno, (e qui l'artista, con grande maestria, fa entrare la luce nella composizione raggiungendo effetti di grande realismo nell'ombra rossa che tinge la tovaglia) , gli apostoli conversano animatamente e la scena si anima di un accentuato gesticolare. In basso un gatto sta per entrare ma spia sospettosamente il cane che dorme. Questi particolari, la natura morta, gli elementi tratti dall'osservazione della vita quotidiana, testimoniano l'assoggettamento dell'artista alla cultura della Maniera. Il dipinto, commissionato al pittore nel 1546 dal nobile veneziano Battista Erizzo, entrò a far parte della Collezione Borghese e nell'inventario del Settecento attribuita a Tiziano e poi ad Andrea Schiavone. Il restauro ha ripristinato le gravi lacune che interessavano un'ampia superficie pittorica, alcune di queste, come quelle delle parti più scure della composizione, hanno rivelato errati interventi di ridipintura, oltre alle mancanze, e la fragilità dei pigmenti, applicati direttamente sulla tela non preparata. Alcuni particolari, come il bordo inferiore del bacile di ottone e le gambe dell'apostolo in primo piano erano state ricostruite in modo erroneo e su tutta la pittura era stata applicata una vernice per smorzare i colori originali, considerati evidentemente troppo decisi. Al primo periodo del Bassano appartiene invece la Madonna del Podestà Matteo Soranzo del Museo Civico di Bassano. Legata ai moduli espressivi del Bonifazio, del Lotto, del Pordenone se ne distacca per approdare ad una vivace espressività evidente nella raffigurazione della figlia del Podestà Lucia che gioca con il cane e per l'intenso sguardo del fratello Francesco. Sempre a Roma l'Arpai è intervenuta sul restauro della porta bizantina di san Paolo. Costruita nel 1070, a Costantino-poli, su commissione del nobile Pantaleone di Amalfi, fu donata alla basilica di san Paolo fuori le mura condotta all'epoca dall'abate Ildebrando di Soana, Papa tre anni dopo, con il nome di Gregorio VII. Formata da cinquantaquattro formelle rettangolari, inserite all'interno di cornici, essa è realizzata ad agemina con inserti di argento in una particolare lega di bronzo, l'antico oricalco dal colore aureo. Firmata dal disegnatore Teodoro e dal fonditore Stauracio la porta contiene molte iscrizioni in latino, greco e siriano che ornano le formelle decorate dagli episodi della vita di Cristo, profeti, apostoli ed emblemi cristiani. Nel 1823 uno spaventoso incendio distrusse quasi totalmente la Basilica danneggiando seriamente l'ingresso principale, tre formelle andarono perdute, altre furono rovinate. Tra il 1965 e il 1967 fu deciso un primo restauro che con un sistema portante, in sostituzione di quello ligneo originale, permise la ricollocazione delle lastre bronzee restituendo la leggibilità dell'opera. La porta fu spostata nel vano della Porta Santa, rivolta verso l'interno, per proteggerla dagli agenti atmosferici. Il nuovo intervento, reso urgente dal Giubileo del 2000, ha consentito una serie di indagini archivistiche, epigrafiche, storiche e tecnico-scientifiche prima della pulitura che è intervenuta ad eliminare i focolai di corrosione sulla superficie metallica e ripristinare l'uniformità della colorazione. L'attività dell'Arpai non si concentra unicamente sul restauro di dipinti ma anche del patrimonio librario. Il laboratorio Tizian C. di Vicenza ha curato il restauro di ventinove libri del Cinquecento e Seicento, tra cui i testi dell'Opera Omnia di sant'Agostino e di Platone, che versavano in gravi condizioni, compromessi corn'erano dall'azione del tempo, dall'umidità e da vari microrganismi. L'intervento di lavaggio, disinfestazione e deacidificazione dei fascicoli, oltre che di cucitura e rilegatura, ha consentito alla Biblioteca del Liceo Ginnasio Statale A. Pigafetta a Vicenza di rientrare in possesso di queste opere di straordinario valore storico e documentario.