Dopo 20 anni il soprintendente lascia ad interim lo "scettro" nelle mani di Cristina Acidini DOPO quasi 20 anni, da domani Antonio Paolucci lascia l'incarico di soprintendente del Polo museale fiorentino. La nomina ad interim, ricevuta due anni fa insieme all'incarico di direttore regionale, decade per effetto dell'ordinamento ministeriale che ne prevede la durata solo per 2 anni. Non è un addio ma gli somiglia molto. E lascia l'amaro in bocca. Perché, fino all'ultimo momento, Paolucci aveva sperato in un rinvio, se non in una proroga. E il 29 settembre, data del suo 67 compleanno, finisce anche il suo m'andato come direttore regionale per raggiunti limiti di età. In pensione. Lo conferma lui stesso: «Sì, è vero. Non sono più il soprintendente. La legge funziona così. Dopo due anni l'interim finisce. Speravo in una possibile rettifica, in altri 3 anni di mandato, ma il decreto Bersani ha cancellato questa eventualità». NON più soprintendente e neppure direttore regionale. Ma forse entro il 29 settembre, il ministro Francesco Rutelli potrebbe ripensarci, e prolungare almeno l'incarico di direttore regionale? «L'ho chiesto, ma non so nulla. Di certo, da domani 3 agosto non sono più soprintendente. E la nomina ad interim passa a Cristina Acidini, che è anche soprintendente dell'Opificio delle Pietre Dure» precisa Paolucci. Un passaggio di consegne avvenuto in sordina. Che lo rende furioso per le modalità con cui è avvenuto. «L'ho saputo 10 giorni fa, non si poteva far nulla prosegue- Insieme scadevano anche le nomine ad interim a soprintendente ai monumenti di Paola Grifoni e quella di Lucca a Luigi Ficacci, le cui deleghe sono state da me confermate. Quanto a me, lamento un passaggio che non vede la città preparata e che avviene in modo davvero deprecabile». Paolucci incalza e non risparmia strali: «E' un modo stolto che mostra l'insipienza dell'amministrazione centrale, perché non ha preparato Firenze a questo passaggio così importante perla città e per me, il soprintendente più bravo d'Italia, sì è proprio così». Unica nota positiva, aggiunge «questo sconquasso vede nominare al mio posto la persona che avevo indicato io, ossia Cristina Acidini, perché altri non potrebbero esserci se non lei. E sicuramente la sua nomina sarà presto resa definitiva dal ministro». Delusione e amarezza sono le note più forti per siglare una carriera tutta in ascesa. «Sono qui come soprintendente dall' 11 marzo dell'88 e anche oggi sono qui a lavorare, fino all'ultimo giorno» commenta, senza più speranze in proroghe o rettifiche ad personam». Prima dell'incarico ai vertici del Polo museale, dall'86 all'88 Paolucci è stato soprintendente dell'Opificio delle Pietre Dure, quindi ministro dei Beni culturali dal '95 al '96 sotto il governo Dini, e nel '97 Commissario straordinario per la ricostruzione della Basilica di San Francesco ad Assisi. Considerato uno dei più importanti storici dell'arte italiani, allievo di Roberto Longhi con cui si è laureato in nel '64, ha diretto i musei e gallerie fiorentine per tutti questi anni, compresi i passaggi non facili del progetto dei Nuovi Uffizi, il concorso e il progetto della Loggia Isozaki. Un addio che sarà definitivo, magari con festeggiamenti al seguito, il prossimo 29 settembre?
Paolucci lascia il Polo museale "Passaggio fatto in modo deprecabile"
Dopo 20 anni, il soprintendente Antonio Paolucci lascia ad interim il Polo museale fiorentino. La nomina ad interim era stata ricevuta due anni fa e decederà per effetto dell'ordinamento ministeriale che ne prevede la durata solo per 2 anni. Paolucci aveva sperato in un rinvio o proroga, ma il decreto Bersani ha cancellato questa possibilità. Da domani, il suo posto passa a Cristina Acidini, che è anche soprintendente dell'Opificio delle Pietre Dure. Paolucci è furioso per le modalità con cui è avvenuto il passaggio di consegne e considera un modo stolto dell'amministrazione centrale.
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