FIRENZE. Da grande accentratore di cariche e dominus incontrastato della gestione dell'arte toscana a pensionato di lusso? Questo il destino che pare profilarsi per Antonio Paolucci. Già a febbraio, Paolucci aveva lanciato un grido di allarme, paventando la possibilità che il ministero negasse una seconda proroga del suo mandato, eludendo la richiesta di rinvio del pensionamento. Ma adesso ci si è messo pure il decreto Bersani a tagliare le ali all'ex ministro. E così il «soprintendente più bravo d'Italia» - come egli stesso ama definirsi - a fine settembre, allorché compirà 67 anni, dovrà lasciare anche l'ultima carica che gli rimane, quella di direttore regionale del patrimonio e dei Beni culturali della Toscana, una specie di superso-vrintendenza che è sì una sorta di scatola vuota, ma che rappresenta pur sempre il suo ultimo palcoscenico. Paolucci per anni ha cumulato ben più importanti incarichi: soprintendente da quattro lustri, ha gestito fino dalla nascita la Soprintendenza del Polo museale fiorentino, ossia la polpa più ricca dei musei cittadini, e, per un anno e mezzo anche la direzione della Galleria degli Uffizi, retta ad interini dopo il pensionamento di Anna Maria Petrioli Tofani. Ma da giugno ad oggi, l'ex ministro ha dovuto abbandonare, in rapida successione, prima gli Uffizi e poi il Polo, affidato ad una sua pupilla, Cristina Acidini, apprezzatissima storica dell'arte. Insomma, la stella di Paolucci stavolta sembra davvero declinare. Nessuno discute le grandi qualità professionali e caratteriali - vulcanico, creativo, spregiudicato e non di rado lungimirante - dell'ex ministro, che in passato ha pure guidato l'Opificio delle pietre dure ed è stato commissario straordinario per la ricostruzione della Basilica di San Francesco di Assisi. Ad appannarsi, forse, è stata la sua abilità di gran navigatore della politica, capace di trovare appoggi e sostegni in tutti gli schieramenti, tanto da apparire un eterno «candidabile» sia a destra che a sinistra. Per mesi, infatti, Paolucci ha atteso dal ministro Rocco Buttiglione l'agognata seconda proroga che, dopo il primo prolungamento biennale, l'avrebbe lasciato sullo scranno fino alla soglia dei settant'an-ni. Poi, deluso dal centrodestra, dopo le elezioni è tornato alla carica con il ministro Francesco Rutelli. a cui ha inoltrato una nuova richiesta. Ma a sbarrargli la strada, an-cor prima della lamentata indifferenza del ministro, è stato il decreto Bersani. Uno spiraglio per rimanere in sella ancora ci sarebbe, ma ieri Huielli lo ha gelato con un comunicato che è parso un'epigrafe sul marmo: oltre a ribadire la stima personale e l'apprezzamento per la professionalità e il grande lavoro scientifico, il ministro scrive infatti: «Anche se tra alcune settimane raggiungerà l'età del pensionamento Antonio Paolucci potrà senz'altro svolgere in futuro altre funzioni importanti, coerenti con il grande impegno culturale ed organizzativo assicurato con successo in questi anni». Anche per questo, forse, Paolucci se la prende, come ha dichiarato, con il «modo stolto» con cui la sua vicenda è stata gestita, un modo che «dimostra l'insipienza dell'amministrazione centrale». Tanto che, lamenta, «Firenze non è stata affatto preparata a questo passaggio». A raccogliere il suo grido di sdegno e di dolore si leva il presidente Riccardo Nencini, ma il suo sembra più un omaggio all'uomo e allo storico dell'arte che un vero appello a Rutelli a ripensarci. A smuovere le acque romane, ora che il suo mèntore storico Lamberto Dini non è più così in auge, non basta la fitta rete trasversale di stima e di amicizie che vanta a Firenze e in Toscana. Dall'assessore alla cultura di Firenze, Simone Siliani arriva riconoscenza e rispetto, ma anche la presa d'atto «che un ricambio è fisiologico», l'affermazione che «non è vero che la città non è preparata» e che il suo addio «non è un dramma». Del resto, fa notare Siliani, Paolucci resterà pur sempre nel Comitato di indirizzo della Fondazione per la Cultura e continuerà a dare il proprio contributo. Forse, una tendenza al protagonismo e alcune frizioni con il Comune sono state pure fatali a Paolucci: resta scolpita negativamente la secca sentenza di Leonardo Domenici che, spazientito per l'ennesima polemica, additò pubblicamente l'ex ministro ad esempio «dell'eccessiva politicizzazione dei funzionari dello Stato.
Se ne va il signore delle mostre. Niente proroga, il governo manda in pensione Paolucci
Antonio Paolucci, ex ministro della cultura, sta per lasciare il suo ultimo incarico come direttore regionale del patrimonio e dei Beni culturali della Toscana. Il suo destino sembra essere quello di pensionato di lusso, dopo aver avvertito il ministero di non aver ricevuto una seconda proroga del suo mandato. Il decreto Bersani ha tagliato le ali all'ex ministro, che a fine settembre compirà 67 anni. Paolucci ha cumulato importanti incarichi, tra cui quello di soprintendente del Polo museale fiorentino e direttore della Galleria degli Uffizi.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo