Venezia Parte oggi una mezza rivoluzione nelle soprintendenze di tutta Italia che aggrava una situazione già sull'orlo della disperazione. Ieri è scaduto il termine con cui, in virtù di una norma introdotta dall'ex ministro Giuliano Urbani, i direttori regionali del ministero per i beni culturali assumevano ad interim anche l'incarico di soprintendenti nei vari settori. Una norma, voluta per sopperire all'assenza di dirigenti in possesso di titoli per reggere una soprintendenza, che ad esempio aveva portato a Venezia il direttore regionale Roberto Malara ad assumere l'interim della soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici, delegando alcuni compiti all'architetto Renata Codello, ma tenendo per sè il potere di firma sugli atti ufficiali.Scaduto ieri il termine degli incarichi ad interim, il ministero per i beni culturali, permanendo la crisi di dirigenti, sta nominando, attraverso i direttori regionali, soprintendenti da altre sedi a "scavalco" con un aggravio di competenze e ovvie ripercussioni sulla gestione degli uffici.Così da oggi la soprintendenza archeologica per il Veneto con sede a Padova sarà retta da Giuliano De Marinis (già titolare delle Marche), la soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici di Verona passa a Sabina Ferrari (già titolare di Bologna), mentre la soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici e per il patrimonio di Venezia e laguna, retta fino a ieri ad interim da Malara, passerà a Guglielmo Monti, che già ha in carico Verona e Veneto orientale (province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso). «Una situazione complessa - dice lo stesso Monti - che aggiunge ulteriori aggravi ai soprintendenti. Continuiamo a lavorare in una situazione di precarietà, con ripercussioni sul patrimonio artistico e culturale. Io, ad esempio, dovrò lasciare l'incarico su Verona». A questo poi si aggiunge la beffa dell'ulteriore taglio nei bilanci delle soprintendenze. «Già lo scorso anno le spese di funzionamento degli uffici erano state ridotte - conclude Monti - Per il 2006 ci è stato imposto un ulteriore taglio del 40 per cento. Risparmieremo sul materiale per ufficio, sulle bollette telefoniche, sulle trasferte. Ma non so se basterà».Ancora più critico Gianfranco Cerasoli (Uil): «Bastava - dice - un emendamento al decreto Bersani per lanciare un piano di assunzioni della dirigenza, che nei prossimi 3 anni vedrà insieme alle attuali scoperture di 54 dirigenti, ulteriori cessazioni di ben 140 tra soprintendenti e direttori di biblioteche o archivi. Certo, è una situazione che il ministro Rutelli eredita, ma non ha fatto nulla per cercare una possibile via d'uscita». Davide Scalzotto