Lungo colloquio telefonico nel pomeriggio: "La città per tutti i progetti culturali non potrà che cercare di coinvolgerlo" IL LEGAME tra il riminese Antonio Paolucci e Firenze non si spezzerà con l'arrivo del pensionamento da sovrintendente. Per lui, è in vista un «incarico speciale», un molo di primo piano nei progetti del mondo della cultura nel capoluogo. A questo sta lavorando il sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, a lungo a colloquio ieri pomeriggio con il sovrintendente e direttore generale che lascerà entrambi gli incarichi il prossimo 29 setttembre. «Mi sono sentito con Paolucci: fortunatamente, si sta ponendo rimedio al paradosso burocratico per cuinonsarebbe-ro coincise le date di scadenze dei due incarichi». Era un problema noto o meno che Paolucci avrebbe dovuto lasciare l'incarico? «Rii rei li mi aveva consultato per conoscere la mia opinione: aveva detto che la riconferma era condivisibile. Ma quando ci siamo visti la scorsa settimana, mi ha fatto presente che il decreto Bersani non concedeva nessuna deroga, mettendo fine ad ogni alternativa. Ho preso atto di quanto mi ha detto Rutelli». Al suo posto, arriverà Costina Acidini, nominata dal Comune nel Cda della Fondazione. «La proposta di Acidini arriva da Paolucci: la mia opinione coincide con la sua». Non si sa però se Acidini rimarrà al Polo museale: si parla di lei anche come direttore generale. «Sono entrambi incarichi di prestigio, dovrebbero essere ugualmente considerati per il loro rilievo. Capisco l'importanza della direzione regionale: ma per la città è particolarmente importante anche il Polo museale. E mi fa piacere che lo stesso Paolucci abbia dato questo suggerimento». E Paolucci? Dopo anni di una presenza così importante, cosa farà? «Ho sottolineato come la città, per tutti i grandi progetti che dovrà affrontare, non potrà che cercare di coinvolgere al massimo Paolucci: non c'è solo lamia disponibilità, ma il mio diretto interessamento. Ricordo che mi sono adoperato in prima persona perché ci fosse un incontro tra Paolucci e Lorenzo Bini Smaghi per inserire il sovrintendente nel board della Fondazione Palazzo Strozzi. Ed è importante che Paolucci abbia accettato. In questo momento, sono interessato a trovare modi e forme per una partecipazione di Paolucci alla vita culturale della città». Ha già in mente qualcosa di preciso? «C'è l'imbarazzo della scelta:dai progetti di unificazione dei musei statali e comunali, alla creazione di nuovi musei come quello della città, la stessa Fondazione. Certamente, penso ad un incarico speciale per Paolucci per seguire i grandi progetti culturali della città, di trasformazione urbana, di integrazione di strutture esistenti. Non inquadrandolo in un ruolo costrittitivo ma con la possibilità di essere molto più libero. Ovviamente, dovremo discuterne conio stesso Paolucci. E non è un attestato di stima solo mio, ma di tutta la città. Anche se è riminese: ma lo sentiamo fiorentino». Sono stati anni anche di scontri e polemiche con Paolucci: tutto finito? «Nel 1999, la prima cosa che feci, anche se sapevo che era difficile, gli chiesi di fare l'assessore alla cultura e il vicesin-daco. Il rapporto con lui? Come due giocatori che giocano nella stessa squadra, qualche volta si mandano a quel paese ma la partita la fanno assieme. E poi, in anni più lontani, ebbi addirittura l'impudenza di chiedergli di candidarsi a sindaco: di Rimini».