Lo aspettavo. Da qualche settimana la questura di Genova mi mandava segnali positivi e rassicuranti sull'imminente ritrovamento di una tavola del Parmigianino rubata, nella notte di Natale del 1994, a Taggia in Liguria. Si tratta di una Adorazione dei Magi che era entrata abbastanza di recente, ma con ottime referenze, nel catalogo delle opere riconosciute autografe del grande e raro pittore, divenuto popolare in questi mesi attraverso la grande mostra allestita nel Palazzo della Pilotta a Parma. Più di trecentomila innamorati e curiosi hanno, a cinquecento anni dalla nascita, conosciuto la misura del genio eccentrico e inquieto che animò l'impresa di Parmigianino. Molti hanno patito l'ingiustificata assenza della Madonna dal collo lungo, trattenuta agli Uffìzi per la gelosia e la prepotenza di conservatori che considerano il patrimonio artistico una loro privata proprietà, di cui disporre capricciosamente, talvolta ostentando magnanimità, talvolta stitichezza. Così il capolavoro di Parmigianino è rimasto agli Uffizi per un'avarizia inversamente proporzionale alla prodigalità delle riproduzioni, dei manifesti che ne hanno diffuso nel mondo l'ineguagliabile immagine. Assente giustificata, perché bloccata dal ratto, costretta a non partecipare alla festa, è invece l'Adorazione dei Magi di Taggia che oggi riappare. Un'opera sfortunata: ricordata nel convento dei Domenicani di Taggia fin dal 1622 a meno di un secolo dalla sua concezione, rimase nascosta sotto falso nome, quello di Perin del Vaga, fino a quando uscì dal convento nel 1956 per andare alla mostra dedicata al pittore genovese Luca Cambiaso. In quell'occasione il dipinto scatenò curiosità e stimolò nuove ipotesi sul suo reale autore. Per Pasquale Rotondi e Corrado Maltese si trattava di un'opera dello stesso Luca Cambiaso, per Giuseppe Fiocco di Girolamo da Treviso, per Roberto Longhi, con l'autorevole conferma di Bernard Berenson, del Parmigianino. Così il dipinto, nel 1958 rinacque. Dopo lunghi anni di vita ritirata passò sulla bocca di tutti, per la sempre morbosa attrazione del nome di Parmigianino. Parmigianino dunque, non Perino. L'opera accrebbe per qualche tempo le lusinghe di quei luoghi bellissimi, al confine con la Francia: Taggia, Arma di Taggia. E, nel convento di San Domenico, fu addirittura allestito un museo per ospitare il capolavoro ritrovato, insieme a un coro di altre opere che sembravano festeggiarlo. Ricordo di aver visitato in più occasioni quel museo, una volta anche con un amico brillante e euforico (più tardi meno), che sarebbe stato qualche tempo dopo eletto deputato, a Gavi, Piero Broglia. Era una giornata di sole, bellissima. Poi le tenebre. II quadro fu rubato da qualche mascalzone e sottratto fino ad oggi alla possibilità di studiarlo, oltre l'intuizione del Longhi, nel confronto diretto con le altre opere dell'artista. Da mesi era stato individuato. Il suo destino sembrava legato a quello di un'altra importantissima opera di Caravaggio - la Natività rubata a Palermo nel 1969 - che si sperava poter recuperare contestualmente, magari tenendo il Parmigianino come esca per rendere più credibile la trattativa sul Caravaggio. Intanto, una cosa era certa: il Parmigianino c'era, era proprio lui, e stava poco lontano da casa, a Ventimiglia, bello e sano com'era risultato dopo il restauro. Per molte settimane si è stati incerti. Le modalità del recupero potevano essere più o meno risolute, se i sequestratori avessero veramente dato garanzie di poter portare gli inquirenti anche sulla pista del Caravaggio. In quel caso non era opportuno arrestarli con il blitz di Parmigianino, ma dargli corda lunga nella trattativa con il primo quadro, per risultare credibili sul secondo. Questa mattina l'operazione sì è conclusa, troppo tardi per «regalare» il quadro per qualche settimana all'esposizione di Parma, ma in perfetta coincidenza con l'apertura della mostra del pittore nelle sale del Kunsthistorisches Museum di Vienna. Sarebbe adesso opportuno valutare se il dipinto, prima di tornare nella sua antica casa conventuale, non possa fare una vacanza internazionale a Vienna, stando a fianco dei suoi compagni per ricucire la trama degli stessi, o consimili, pensieri. Nel 1958 fu ritrovato un Parmigianino. Oggi un Parmigianino è ritornato. Questo ritorno deve essere una festa, prima del ritiro in un convento che non si mostrò tanto sicuro, incapace di proteggere il suo più illustre ospite. In attesa che ne sia garantita la sicurezza ci sono almeno tre strade, perché, nell'anno in cui si celebra Parmigianino, l'Adorazione dei Magi possa dare il suo contributo, e recuperare, nella luce, il tempo perduto in questi anni di oscuramento. La prima è la strada di Vienna appena ricordata, la seconda la mostra di un solo quadro, con sicuro concorso di pubblico, a Parma dove foltissima è la nostalgia dei tanti dipinti che sono appena partiti. La terza: una mostra, insieme ad altri dipinti ritrovati del primo Cinquecento, a Genova, capitale europea della Cultura nel 2004. Così il dipinto ritornerebbe a vivere, non solo come reperto. E, se l'Italia avesse un ministero della Cultura, tutte e tre le strade sarebbero percorribili, in perfetta scansione temporale: l'estate 2003 a Vienna, l'autunno 2003 a Parma, la primavera 2004 a Genova. Ma temo invece che, dopo l'entusiasmo della scoperta, tarderemo ancora a lungo a rivedere il bel volto della Madonna che a fatica trattiene l'agitato bambino che traffica con i Magi. A meno di un miracolo.