Soprattutto gioielli fra i pezzi spariti in trent'anni Morta la curatrice SACCHEGGIO L'Ermitage ammette: spariti 221 pezzi. Continuano i furti dal museo colabrodo NON è stato uno di quei furti rocamboleschi sul genere di Ocean's Eleven, con George Clooney e Brad Pitt che si muovevano tra i corridoi dei casinò di Las Vegas con il passo deciso, ma il bottino è di tutto rispetto: 221 pezzi da collezione - gioielli, smalti e preziosissime icone - per un totale di quattro milioni di euro. Rubati non in una notte, ma nel corso degli anni, forse gli ultimi cinque, ma forse anche gli ultimi trenta. ((Ci sono molti aspetti misteriosi in questa storia», si legge in un disorientato comunicato stampa dell'Ermitage di San Pietroburgo. Ed è proprio la Russia uno degli ingredienti essenziali della misteriosa storia: Paese dove è molto difficile che si realizzi una performance sul tipo di Colpo grosso, ma è molto probabile che un misto di incuria, astuzia, negligenza e fortuna dia luogo, più o meno, agli stessi risultati. «Sfortunatamente - si legge ancora nel comunicato - non c'è dubbio che il furto si sia verificato grazie alla partecipazione di qualche impiegato del museo». Prima che il direttore Mikhail Piotrovski, alla guida dell'Ermitage dal 1992 e figlio del precedente direttore, osasse pronunciare la parola furto ci sono voluti dei giorni. Era convinto che gli oggetti non fossero spariti, ma che qualcuno li avesse cambiati di posto. Senza fornire ulteriori dettagli, la polizia di San Pietroburgo ha detto che la curatrice degli inventari - una delle poche persone che aveva accesso alle zone riservate del museo - è morta ne] novembre scorso proprio mentre si trovava al lavoro. Buona parte degli oggetti che avrebbe dovuto inventariare sono spariti. «Solo 19 dei pezzi rubati sono stati registrati da curatori ancora vivi», ha spiegato il portavoce della polizia cittadina. Nulla di più è stato aggiunto, ma era inevitabile che numerose ombre si addensassero sul capo della morta, al momento unica possibile indiziata. I primi complici, però, sono i numeri: all'Ermitage di San Pietroburgo lavorano 2.500 impiegati, che ogni anno sono chiamati a ricevere quattro milioni di visitatori. Le misure di sicurezza sono in via di perfezionamen to, e per stessa ammissione di Piotrovski, «mille stanze sono da considerarsi ancora vulnerabili». In mostra ci sono circa 60 mila oggetti, ma la cifra complessiva dei pezzi da esposizione - stipati nei vari magazzini e sottosuoli - raggiunge quota tre milioni. Con cifre così, accorgersi della scomparsa di 221 pezzi non è facile. «Sono pienamente consapevole - ha aggiunto il direttore faticando a reprimere lo sdegno - del fatto che il furto è stato compiuto con un'audacia sfacciata e imperdonabile». Vero è che l'Ermitage non è nuovo alle visite dei ladri. Dal 1764, anno in cui Caterina la Grande lo inaugurò, i saccheggi si sono susseguiti con impressionante regolarità. Una volta finite le ruberie di guerra e le ondate di cavallette rivoluzionarie, si è passati alla destrezza dei giorni nostri. Nel 2001, La piscina nell'harem di JeanLéon Jérome fu tagliata con perizia dalla tela e portata via in un sottogiacca di cui non si è mai trovato il proprietario. L'opera era stata stimata un milione di dollari, e da allora non se ne sa più nulla. Cinque anni prima, un visitatore era stato sorpreso all'ingresso con tre scatole piene di libri antichi, documenti e stampe per un valore di diversi milioni di dollari, e lo stesso anno un ufficiale della polizia in pensione aveva sottratto 200 volumi dalla libreria storica. Ancora più spettacolare fu l'iniziativa di un membro della speciale task force anti corruzione fondata da Boris Eltsin nel 1994. Forte della sua insospettabilità, si portò via un antico manoscritto stimato 250 milioni di dollari. In quel caso però fu preso e spedito in carcere per quattro anni, forse perché i russi sono particolarmente bravi a sospettare degli insospettabili. «Mi spiace dover ammettere che non è la prima volta che oggetti e documenti storici di grandissimo valore vanno rubati o dispersi», ha riconosciuto il portavoce del museo, Boris Boriaskov. Da anni impegnato per portare il suo Ermitage a superare il Louvre quanto a splendore e magnificenza, il direttore Mikhail Piotrovski si trova a dover gestire questa volta un duro colpo d'immagine. Prima dei ladri, le opere sembrano tuttavia messe in pericolo dalla mancanza di circuiti di telecamere, dalla scarsa climatizzazione - risolta dalle babushke di guardia nelle stanze con improvvise sventagliate d'aria dalla finestra - e dalle disordinate modalità d'ingresso, smaltite solo in parte dalla mafia delle guide abusive. Tutte cose che ai casinò di Las Vegas non si sono mai viste.