Il critico d'arte ha spiegato quello che farà da assessore a Milano. Un programma "rivoluzionario": da Basquiat al futurismo, fino ai "writers" e i "meno noti" Nel segno dei grandi "irregolari" l'imponente programma triennale pensato dal neoassessore alla Cultura di Milano. Da Basquiat ai Futuristi, passando per i "writers" e i "meno noti" Non ha un sapore dolciastro né accomodante, tanto meno sa di "deja vu" o di scopiazzamenti d'oltralpe, il programma culturale a 360 gradi che Vittorio Sgarbi ha disegnato per la "sua" Milano. Controcorrente, pirotecnico e provocatorio: in piena linea con la personalità del suo ideatore. Il neoassessore alla Cultura della giunta di centrodestra guidata da Letizia Moratti si è presentato alla stampa affilando la grinta e una preparazione in territorio "arte e dintorni" che fanno impallidire la melensaggini buoniste di un Walter Veltroni. Da Basquiat ai Futuristi, seguendo a ritroso un fil rouge che collega gli irregolari della cultura dal primo Novecento ai giorni nostri. Sgarbi prepara un banchetto di arte "proibita" e oscurata dalle mode e dalle ideologie culturali. Un itinerario affascinante, che si dipanerà nell'arco di tre anni, che trasforma Milano in capitale di cultura nel segno forte della riscoperta di artisti poco noti quando non addirittura sconosciuti, a livello di esposizioni visibili al pubblico, ai quali spesso, nonostante il valore intrinseco della loro opera, sono stati preferiti i "soliti noti". Senza dimenticare, al contrario enfatizzando, quelli che sono i pilastri dell'arte mondiale e quindi artisti "classici" pur nella loro carica rivoluzionaria destinata a segnare la storia dell'arte universale. Uno per tutti Caravaggio, di cui Sgarbi ha tra l'altro lungamente e così bene scritto in qualità di critico d'arte, esplorato a Milano negli anni della formazione, in un percorso espositivo come mai si era visto finora una mostra che coinvolge Milano, Roma, Napoli e Palermo. Una serie di mostre che raccolgono dal 20 settembre 2006 fino all'ottobre del 2009 qualcosa come 57 eventi e che a suo dire «non hanno uguali in Italia». Jean-Michel Basquiat, Tamara De Lempicka, Umberto Boccioni, Dino Buzzati, Andres Serrano, Hans Artung per citare artisti noti (alcuni più di alti,) al grande pubblico, accanto a «protagonisti straordinari della storia dell'arte» che non hanno avuto il successo della ribalta di massa. Come Luigi Serafini («più fantasioso di De Chirico»), Antonio Lopez Garcia («ogni 400 mostre di Kounellis ce n'è una sua), Gianfranco Ferroni («un talento dimenticato»). Senza dimenticare, in quest'ottica della divulgazione, quei "Writers", alias graffitari, la cui presenza, all'interno di un programma così imponente per nomi ed appuntamenti, conferma non solo una scelta culturale controcorrente ma anche l'apertura ad altri "spazi" ideali dell'arte ancor prima che luoghi fisici cittadini atti ad ospitare espressioni di creatività Sgarbi ha, tra l'altro, proposto che in occasione della giornata dedicata all'arte contemporanea, il 14 ottobre, i writers milanesi possano esercitarsi «e dimostrare il proprio valore artistico disegnando su dei pannelli mobili collocati in piazza della Borsa e in altri luoghi del centro storico», ribadendo come «su alcuni esempi di edilizia da favelas, presenti nelle nostre città», l'intervento dei writers sia addirittura «auspicabile». E nelle scelte fondamentali del carnet presentato dal neoassessore prima a Milano e il giorno seguente (ieri) a Roma «è la capitale d'Italia, quindi mi sembrava doveroso farlo», ha chiosato ironico Sgarbi in conferenza stampa la forza è proprio in quell'andare sapientemente controcorrente. Nell'ottica di una maggiore visibilità della città di Milano che, comunque, nelle parole dello stesso Sgarbi non solo non ha nulla da invidiare a Roma ma anzi dimostra di avere un «fervore» e una «vitalità» che abbraccia «tutto il campo artistico». In questo modoa giunta capitanata dalla Moratti trasforma Milano in una «città aperta all'arte e alla cultura» che «in Italia non è immaginabile altmve, non c'è Roma, Firenze o Venezia che tenga». «Il programma per la prossima stagione espositiva milanese ha dichiarato Sgarbi dimostra la sostanziale minorità culturale di Roma rispetto a Milano. La grandezza culturale di Roma è una leggenda che si fonda esclusivamente sulla personalità ecumenica e la vocazione papalina del suo sindaco, Walter Veltroni, una personalità che si esprime attraverso una sorta di amore universale verso tutti. Prendendo le distanze dai due cliché quello di «Roma, città in cui non tramonta mai il sole», e quello di «Milano, città condannata alla notte perenn»e Sgarbi ha ribadito che «ora Letizia Moratti è diventata sindaco, con il suo carattere espansivo e aperto, l'immagine chiusa e riservata della città di Milano è destinata a mutare». E in questo senso il critico d'arte non ha lesinato fendenti alla politica culturale romana. «Sul piano delle mostre affonda Sgarbi escludendo quelle del Vittoriano e la grande mostra su Antonello da Messina alle Scuderie del Quirinale, Roma ha offerto molte esposizioni, sì, ma molto meno raffinate di quelle milanesi». Un programma ambizioso, ampio, ricco che inizia con «The Jean-Michel Basquiat Show» alla Triennale di Milano (20 settembre), 180 opere dell'artista che aprono la stagione espositiva e chiudono il ciclo iniziato dalla Triennale con la mostra su Andy Warhol. Una grande mostra che giunge in concomitanza con la Settimana della Moda Milanese alla quale il comune di Milano affianca grandi eventi culturali che animeranno tutto l'autunno. Tra questi in ottobre, le celebrazioni futuriste a Palazzo Reale, che si svolgeranno nell'arco di tre anni: primo appuntamento con Boccioni (ottobre 2006), il secondo a Balia e l'ultimo all'Antologia Futurista con la «Grande Mostra sul Futurismo» che coronerà nell'ottobre del 2008 le celebrazioni del centenario di futurismo. Palazzo Reale vedrà susseguirsi nei suoi saloni mostre dedicate a Kandiskj accanto a rassegue come quelle riservate a Tamara De Lempicka, o ai «Ritratti del Fayum dal museo del Cairo», o al grandi cavalieri della «Cina, Il Primo Impero 221 a. C300 d. C», per arrivare a lvan Theimer, al fotografo Arturo Ghergo. Ma anche il 2009 è già stato tracciato nelle sue grandi linee: si comincerà con un «Bramante e Bramantino» accanto a due esposizioni dedicate a Edward Hopper e Grant Wood.
Vittorio Sgarbi: Eccomi, sono io L'anti Vettroni
Il neoassessore alla Cultura di Milano, Vittorio Sgarbi, ha presentato un programma culturale triennale che mira a trasformare la città in capitale di cultura. Il programma, che inizia il 20 settembre, include mostre di artisti come Basquiat, De Lempicka, Boccioni e Buzzati, nonché "writers" e graffitari. Sgarbi ha anche proposto di esporre opere di artisti meno noti, come Luigi Serafini e Gianfranco Ferroni. Il programma include anche eventi futuristi, come mostre dedicate a Umberto Boccioni e Tamara De Lempicka, e celebrazioni per il centenario del futurismo.
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