MOSCA - Cinque milioni in opere d'arte spariti nel nulla. La curatrice della sezione incriminata morta improvvisamente d'infarto, a 46 anni, mentre stilava l'inventario che ha portato alla scoperta delle sparizioni. Succede all'Ermitage, magnifico e ricchissimo museo d'arte di San Pietroburgo - solo la collezione di quadri italiani occupa 30 stanze - vittima di quello che la direzione ha definito un "affare dai risvolti strani". Per il direttore Mikhail Piotrovski "non ci sono dubbi, sono coinvolti dipendenti del museo, ed è una cosa che intacca il prestigio dell'istituzione. Interrogheremo i nostri collaboratori, e aumenteremo le misure di sicurezza", per le quali, va detto, il museo spende a oggi la cifra di circa 20 milioni di dollari annui. I furti - termine usato dalla polizia locale, più audace dei portavoce dell'istituzione - riguardano soprattutto gioielli e oggetti smaltati di produzione russa, in tutto 221. La scoperta è di qualche giorno fa: nonostante la sua vasta e prestigiosa raccolta, l'Ermitage ha resistito per qualche decennio alla messa a punto di un inventario. Cosa che ha permesso ai ladri di agire indisturbati. Ancora non si è capito però se i furti siano avvenuti in piena epoca sovietica o successivamente al 1991, probabilmente su commissione. "Può essere successo nel corso degli ultimi trent'anni. Soltanto 19 dei 221 pezzi scomparsi fanno capo ad un curatore ancora in vita", ha detto oggi un portavoce della polizia di San Pietroburgo che ieri ha aperto un'inchiesta penale dopo una denuncia della direzione dell'Ermitage. Rosokhrankultura, l'agenzia federale preposta al controllo dei musei russi, ha da parte sua annunciato un'inchiesta sui sistemi di sicurezza all'Ermitage: domani manderà gli ispettori per una prima verifica. "Purtroppo - ha dichiarato Boris Boriaskov, direttore dell'agenzia - non è la prima volta che pezzi e documenti di grande importanza storica e culturale vanno persi in musei e archivi".