Gli italiani amano i loro centri storici per quello che sono custodi di un patrimonio di fede, arte e cultura, più che per quello che li si vorrebbe far diventare. È il dato che emerge da un'inchiesta Eurisko per conto della società Indicod, presentata ieri in un incontro a Milano sulla valorizzazione dei centri urbani. In cima alle aspettative degli intervistati - dai 14 ai 75 anni - edifici e monumenti storici (74), subito dopo le chiese, 73. Un altro dato importante è che i cittadini mostrano per il loro centro storico un'affezione più marcata nelle grandi città, segno forse che la desolazione delle grandi periferie urbane finisce per far crescere l'attrazione per il vecchio nucleo urbano. La statistica però si capovolge se l'indagine si addentra sulla vivibilità (qualità dell'aria, pulizia e spazi verdi). Qui il livello di soddisfazione decresce col crescere del numero di abitanti. Effimero bocciato anche nelle attese in fatto di intrattenimento e cultura, che vedono ai primi posti ristoranti, cinema e teatro e all'ultimo i fast food. Come pure nella domanda di negozi le librerie sono al primo posto, con il 47. Ma dall'incontro milanese, al Teatro studio di via Rivoli, sono emerse anche delle proposte interessanti, Partendo da una constatazione, condivisa, esplicitata dal direttore generale di Confcommercio Luigi Taranto: non basta la liberalizzazione del commercio se tutti gli attori in campo non si mettono insieme, piccoli commercianti, grande distribuzione, governo ed enti locali. Al riguardo interessante la proposta dell'economista Giacomo Vaciago, presidente di Patrimonio spa e consulente del ministero dei Beni Culturali, per riqualificare il vecchio ospedale militare di Piacenza come luogo di fruizione cittadina, variegata «24 ore su 24 e 365 giorni all'anno», con un protocollo d'intesa Tesoro-Beni Culturali, idea che potrebbe essere replicata, visto che sono ben 50 le caserme militari dismesse e, denuncia Vaciago, «la dismissione del patrimonio immobiliare pubblico rischia di restare davvero "immobile" per mancanza di idee e compratori». Centro storico, ma anche centri, al plurale, propone Vittorio Giulini, presidente di Sistema Moda Italia, per Milano, aggiungendo al tradizionale comparto di via Montenapoleone quello che si va affermando in zona Navigli e quello che s'ipotizza sull'asse Garibaldi-Repubblica. Indicod, in questo quadro, intende porsi come gruppo di lavoro a sostegno di idee nuove in Italia, come quella che spunta per rilanciare i consumi a Milano; una «fidelity card» che garantisca soggiorno gratis in albergo ai visitatori che superano un certo livello di acquisti e fruizione servizi. L'idea trova favorevole l'assessore la Commercio Roberto Predolin: potrebbe chiamarsi "Milano cara".