Forse per Milano città aperta, il programma di mostre ed incontri messo a punto dall'assessore alla cultura Vittorio Sgarbi, bisogna usare un metro di giudizio di tipo scolastico: buona l'idea. Per dare un'opinione sullo svolgimento del tema, ovvero sulle mostre che verranno bisognerà attenderne l'apertura. Sono ormai troppe le esposizioni che si presentano in maniera assai roboante ma che poi sono di scarso contenuto culturale. Il cartellone di Sgarbi, che ingloba anche iniziative messe a punto ancor prima del suo arrivo, ideologicamente tutto sommato può essere diviso per tre: la ricerca del grande pubblico attraverso il contemporaneo ("The Jean-Michel Baquiat show", artista amato dai giovani, assai noto),la ricerca del grande pubblico attraverso l'antico (la mostra dedicata alla formazione di Caravaggio), la ricerca del grande pubblico attraverso il moderno, il Novecento (Dino Buzzati, Lalla Romano, Boccioni e Balla). E' un programma di gusto abbastanza internazionale, localmente giocato anche attraverso patrocinio a private istituzioni, che però arriva, per le mostre, in un momento abbastanza difficile. il Circo delle esposizioni nel giro di un anno (tra il 2004 e il 2005) in Italia ha perso complessivamente un milione e mezzo di biglietti d'ingresso. E Milano se si confronta con il tradizionale rivale, ovvero Roma, si scopre in grave affanno: quest'anno la capitale, tra l'altro, è l'unica città che è riuscita a superare i trecentomila visitatori con due mostre presentate contemporaneamente in due luoghi diversi (Modigliani al Vittoriano e Antonello da Messina alle Scuderie). E sul fronte della competizione numerica Milano deve tenere conto di Brescia, che riesce sempre di più ad attirare migliaia di visitatori con GauguinVan Gogh è tuttora in testa alle classifiche. Detto questo, deve essere ben chiaro che non è sufficiente riunire un buon numero di dipinti o sculture. L'esposizione è sempre un momento effimero, che regge il confronto soltanto se ha dietro un vero progetto, se nasce da studi e ricerche. Se il tema ha uno sviluppo che segue questa indicazione il successo spesso è assicurato. Ma a garantirlo non basta il nome di un artista-feticcio: Jean Michel Basquiat, Umberto Boccioni o Caravaggio. In più, va ricordato che tra settembre e ottobre il capoluogo lombardo avrà concorrenti assai temibili: la grande kermesse su Mantegna tra Padova, Verona e Mantova (in cui è coinvolto lo stesso Vittorio Sgarbi), la Biennale di architettura a Venezia, Goya presentato a Parma, Turner e Licini presenti nella solita Brescia, la Ferrara di Borso d'Este o il Colosseo, che celebra l'Iliade con una sequenza di meravigliosi reperti archeologici. Milano riuscirà egualmente ad attirare la carovana dell'arte? Non v'è una risposta certa. insomma, la strada non è in discesa ma continua anzi a essere in salita: è ottimo il modello programmatico, ma sul resto prima di giudicare occorre attendere e vedere. Una mostra sulla formazione di Caravaggio (artista assai amato da Sgarbi, che a Milano con «Caravaggio e l'Europa» ha sfiorato i trecentomila visitatori), dopo gli studi e le scoperte degli ultimi anni è, sulla carta, "buona". Ma se lo sarà davvero lo sapremo soltanto all'inaugurazione, quando si potrà verificare che cosa contiene davvero la mostra e come sarà stata allestita.